La Tav, la Svizzera e i tormenti del governo giallo-verde

La TAV e le turbolenze nel governo di Roma, Corriere del Ticino*, 13 marzo 2019

Riuscirà la coalizione Lega – Movimento 5 Stelle attualmente al governo in Italia a durare almeno fino alle votazioni per il rinnovo del Parlamento europeo in programma per il prossimo 26 maggio? Alleati tra loro sulla base di un comune obiettivo immediato, quello di spingere i partiti tradizionali ai margini del sistema politico italiano, ma con opposti obiettivi di lungo periodo, sul terreno delle decisioni pratiche Lega e 5 Stelle hanno sin qui continuato a scontrarsi.

Un po’ mediando e un po’ rinviando i due partiti sono sin qui riusciti a disinnescare tutte le mine che si sono trovati sul  cammino. Ce n’è però una cui fanno molta fatica a togliere la miccia: si tratta della  Linea ferroviaria ad alta velocità o Tav, che dovrebbe collegare Torino a Lione. Nei giorni scorsi incombeva sui lavori dell’opera, ferma da anni alla fase preliminare, la scadenza del termine entro cui la società costruttrice doveva avviare la gara per gli appalti dei quattro lotti della galleria di base che sono in territorio francese. Premuto dai 5 Stelle, da sempre contrari alla Tav, il governo di Roma ha cercato di rimandare. Poi la soluzione è stata trovata con l’inserimento nei bandi di una clausola secondo cui la società costruttrice ha “facoltà di interrompere senza obblighi e oneri la procedura in ogni sua fase”.

Lunga 235 chilometri, la nuova linea – che implica lo scavo tra Susa (Italia) e Saint-Jean-de-Maurienne (Francia) di una nuova galleria di base a doppia canna lunga 57 chilometri – è un segmento-chiave del nuovo sistema viario che in sede europea si intende sviluppare per favorire un cruciale flusso di scambi fra Sudovest e Sudest dell’Unione Europea attraverso il Nord Italia, che altrimenti verrebbe risucchiato a nord delle Alpi  a principale vantaggio dell’Europa renana.

Originariamente definito negli anni ’90 col nome di Corridoio paneuropeo n.5,  e  riproposto dopo il 2006 come Corridoio n.3 della rete di trasporto trans-europea, il  progetto è andato a scontrarsi con l’opposizione del Movimento 5 Stelle che del no alla Tav Torino-Lione ha fatto una delle sue bandiere. Il Movimento, che raccoglie nel Sud Italia il grosso dei propri consensi elettorali, dà voce infatti in larga misura a un blocco sociale di disadatti e di esclusi dalla nuova economia post-industriale che spera soprattutto in provvidenze assistenzialistiche come il cosiddetto “reddito di cittadinanza”; teme perciò che i grandi investimenti nelle infrastrutture, concentrati per lo più nel Nord, diventino in tutto o in parte alternativi a tale auspicata politica. Opposta è ovviamente la posizione della Lega, che raccoglie invece il grosso dei propri consensi tra i ceti produttivi concentrati soprattutto al Nord.

In effetti al punto n. 27, “Trasporti, infrastrutture, telecomunicazioni”, del Contratto di governo tra Movimento 5 Stelle e Lega la questione viene risolta con una frase sibillina: “Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione”, si legge nel documento, “ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”. Siccome con il citato accordo Roma e Parigi si sono impegnate a costruire la nuova linea, la Lega argomenta che la discussione può vertere soltanto sul come realizzare l’opera e non sul se farla o meno.  Con il loro  ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli i 5 Stelle hanno invece voluto si facesse un’analisi costi-benefici intendendo  che i lavori della Tav sarebbero stati sospesi se i primi fossero risultati maggiori dei secondi. In effetti in un caso del genere pre-condizionare l’esito della ricerca non è difficile: maggiore è l’attenzione agli esiti di lungo periodo e maggior peso assumono i benefici, o viceversa. Stando così le cose l’analisi commissionata da Toninelli era puntualmente giunta a conclusioni negative. Deciso però a salvare comunque capra e cavoli, a questo punto il leader dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, è pronto a tutto. Forse persino ad accettare in proposito un voto del Parlamento dove si sa che esiste una forte maggioranza a favore della Tav. Oltre alla Lega sono infatti per il sì all’opera pure il Pd e Forza Italia.

Sembra chiaro che una spinta decisiva alla svolta sia venuta dalla notizia che, se non si facesse la Tav Torino-Lione, la Svizzera sarebbe pronta ad attrezzarsi per gestire sul proprio territorio il traffico merci in transito tra la Francia e l’Est europeo. Nei giorni scorsi diversi giornali italiani avevano infatti annunciato che l’Ufficio federale dei Trasporti sta valutando in tal caso l’eventualità di una nuova linea ferroviaria merci totalmente sotterranea e automatizzata tra Ginevra e Winterthur (Canton Zurigo), base di una fitta rete logistica con base a Olten (Canton Soletta) in grado di incrociare efficacemente in territorio elvetico il traffico merci Nord Sud dell’Unione Europea con quello Est Ovest. Non sorprende che a questo punto con la consueta disinvoltura Di Maio abbia tirato fuori un altro coniglio dal cilindro.

 

*Quotidiano della Svizzera Italiana

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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