Italia, il Def, le elezioni europee e il sogno proibito di Angelo Panebianco

I rebus del paradossale governo italiano, Corriere del Ticino(*),  10 aprile 2019

Intrecciandosi con la difficile trattativa per la definizione del nuovo Documento di Economia e Finanza, Def, l’imminenza delle votazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo sta mettendo di nuovo alla prova il paradossale governo al potere a Roma. Un governo che si basa come noto sull’alleanza tra due partiti, il Movimento 5 Stelle e la Lega, i cui bacini elettorali e i cui progetti politici sono opposti.

Puntando innanzitutto a sostituire il vecchio ordine costituito della vita pubblica italiana — fondato su Forza Italia, erede della Dc e del Psi, e sul Partito Democratico, erede del Pci – nel marzo dell’anno scorso il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno stretto fra loro un’alleanza valida  per cinque anni. Un’alleanza sancita da un programma che per andar bene ad entrambi non ha potuto che essere quanto mai vago.

Ciò presupponeva che per cinque anni non ci fosse molto bisogno di governare, ma bastasse…saltellare sul posto. La realtà delle cose sta invece dimostrando che questa strategia è impossibile. L’Italia è in recessione, e anche l’Unione Europea nel suo insieme non è affatto in buona salute, travagliata come è da una crisi non solo politica ma pure economica.  Nel 2020 il prodotto interno lordo, Pil, è previsto in calo in 24 dei suoi Stati membri su 27 (resta fuori del conto la Gran Bretagna che l’anno prossimo dovrebbe comunque aver lasciato l’Unione).

In Italia la definizione del bilancio dello Stato implica due fasi: la prima è quella del Def, un documento di indirizzo politico in cui si indicano obiettivi senza fissare delle cifre, che il governo deve presentare al Parlamento entro il 10 aprile, e la seconda è invece quella del  bilancio vero e proprio, che alla fine di ogni anno viene discusso e approvato per l’anno successivo. Risolta in un modo o nell’altro la questione del Def, tutti i nodi non sciolti verranno comunque al pettine quando quest’autunno si dovrà definire il progetto di bilancio. C’è al riguardo un problema di fondo:  in una fase di crisi economica prolungata come quella in cui si trova l’Italia, le promesse elettorali-chiave  dei due partiti (in primo luogo la diminuzione della pressione fiscale su chi lavora per la Lega e il “reddito di cittadinanza” ai senza lavoro per i 5 Stelle) diventano tra loro alternative. Nella misura in cui si diminuiscono le imposte non ci sono più le risorse per il “reddito di cittadinanza”. E si pensi poi che cosa ad esempio possono pensare gli elettori settentrionali della Lega dell’idea cara ai 5 Stelle che lo Stato si accolli una bella fetta, si parla di 12 miliardi di euro, del dissestato bilancio del comune di Roma. E quelli meridionali dei 5 Stelle della richiesta, sostenuta dalla Lega, di un’ulteriore autonomia (e quindi di meno imposte versate a Roma) da parte di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

In questo quadro le  votazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, in programma tra il 23 e il 26 maggio, in Italia (dove avranno luogo il 26 maggio) stanno ancora una volta assumendo un significato anomalo. Il voto per l’elezione dei deputati al Parlamento Europeo è l’unico in Italia a non essere distorto da premi di maggioranza o altri meccanismi del genere. Si tratta di un voto puramente proporzionale. Si presta perciò benissimo a venire sostanzialmente trasformato in una verifica del rispettivo peso attuale delle varie forze politiche. Che cosa andranno poi a fare gli europarlamentari a Bruxelles e a Strasburgo non conta molto tanto più che i poteri di tale Parlamento sono ben poca cosa. Composto attualmente di 750 membri in rappresentanza di circa 510 milioni di cittadini, l’Europarlamento ha senza dubbio una certa visibilità, e per questo il variare in esso del peso dei vari schieramenti è destinato ad avere forte valore simbolico, ma continua a essere privo di un vero potere politico. Non può proporre leggi e non nomina né revoca i membri della Commissione, che vengono scelti dai governi. In pratica  è una Camera di revisione di scelte che la Commissione prende in proprio o più spesso d’intesa con il Consiglio Europeo, ossia il comitato dei capi di Stato e di governo dei Paesi membri.

In Italia il voto per il Parlamento Europeo andrà poi a coincidere con quello per rinnovo del presidente e del consiglio regionale del Piemonte nonché per il rinnovo dei sindaci e dei consigli di 3.900 comuni su 8 mila. Per tutto questo insieme di circostanze l’appuntamento del 26 maggio diventerà una cruciale verifica dei rapporti di forza tra Lega e 5 Stelle. Se questi dovessero cambiare in modo consistente è difficile immaginare che la loro alleanza possa durare ancora a lungo. Nel quadro del possibile… big bang che ne deriverebbe un autorevole commentatore come l’editorialista del Corriere della Sera Angelo Panebianco arriva a immaginarsi che dalle ceneri di Forza Italia e del Partito Democratico possa allora nascere un nuovo partito di centro, tale da spingere ai margini verso destra la  Lega e verso sinistra i 5 Stelle, e quindi ad  affermarsi quale nuovo perno del sistema politico italiano. E’ una prospettiva possibile? E  il gioco varrebbe poi la candela? Malgrado tutto lo dubitiamo fortemente.

 

(*) Quotidiano della Svizzera Italiana

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Italia, il Def, le elezioni europee e il sogno proibito di Angelo Panebianco

  1. Cisco22 ha detto:

    Sono certo che il sogno di Panebianco sia lo stesso di Ronza, Carron, Vittadini (che l’ha pure detto in modo esplicito), Lupi, Berlusconi e Mattarella. Tanto quelli di CL ad ogni ordine del capo rispondono: Obbedisco!

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