La Chiesa, l’Europa e l’arcivescovo del Lussemburgo

Firmando solo col proprio nome e cognome, quindi scrivendo  a titolo personale, padre Jean-Claude Hollerich, gesuita e arcivescovo del Lussemburgo, ha pubblicato sul quaderno 4052, uscito lo scorso 20 aprile, de La Civiltà Cattolica, la storica rivista della Compagnia di Gesù, un saggio del titolo “Verso le elezioni europee” (cfr. https://www.laciviltacattolica.it/articolo/verso-le-elezioni-europee/).

Nel saggio l’autore coglie l’imminente rinnovo del Parlamento europeo  come “un’opportunità per una riflessione più profonda sull’Europa”. Il testo si articola in alcuni paragrafi dai seguenti titoli: il processo di integrazione (europea: Ndr), le paure, l’ordine, le migrazioni, l’identità, il popolo, la democrazia, l’ambiente, il sociale. Non viene invece toccato il tema della crisi economica e quindi del lavoro, ossia ciò che oggi innanzitutto preoccupa la maggior parte degli europei, e nemmeno si accenna al cruciale problema della crisi demografica, senza porre rimedio alla quale dal ristagno economico non si uscirà mai. Non vi mancano però osservazioni interessanti in particolare su un fatto importante ma sin qui largamente censurato: la persistente poca se non nulla attenzione  dell’Europa occidentale per il proprium storico e culturale del’ Est europeo. Una miopia che tra le cause principali dell’attuale crisi delle istituzioni europee è una delle meno percepite.

La parte più debole del saggio è invece quella che riguarda la polemica contro gli “identitarismi” e i “populismi”. Come bene si vede dalla descrizione che mons. Hollerich ne fa, si tratta di bersagli da tiro a segno che hanno in effetti ben poco a che vedere con la realtà dei nuovi partiti anti-establishment che egli vorrebbe prendere di mira. Con ciò non si vuole beninteso dire che questi nuovi partiti siano  schiere angeliche. Tuttavia né in quanto ai ceti sociali cui danno rappresentanza, né in quanto alla loro capacità politica possono venire semplicemente bollati come un frutto regressivo di buie e irragionevoli paure. Che poi mons. Hollerich faccia un sol fascio di due personaggi tra l’altro culturalmente tanto remoti dall’Europa quanto remoti l’uno dall’altro, come l’americano Steve Bannon e il russo Aleksandr Dugin, e poi li presenti come i dioscuri ispiratori dei partiti anti-establishment europei, è una bella conferma di quanto al riguardo egli si sia perso per strada.

Accade però che mons. Hollerich sia anche presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea. Senza alcun rispetto per la sua scelta di scrivere a titolo personale, e del tutto a prescindere dalla reale consistenza di tale incarico, la circostanza  è stata invece usata – in Italia ma non solo — quale grimaldello per schierare come soldatini di piombo i vescovi europei nella campagna elettorale in corso. Si vedano ad esempio alcuni recenti titoli di quotidiani: da “Il capo dei vescovi dell’Ue contro il populismo: Gioco infame” de il Giornale a “L’appello dei vescovi europei contro Bannon e Dugin, «sacerdoti del populismo». Manifesto del mons. Hollerich in vista delle elezioni di maggio. Tutti uniti contro i blasfemi populisti” de Il Foglio. Sarebbe bello se invece di perdersi in manipolazioni del genere giornali come questi, e quindi i mondi che essi rappresentano, si sforzassero di capire le ragioni profonde del successo dei partiti anti-establishment. Sarebbe una buona cosa per tutti, loro  compresi.

23 aprile 2019

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a La Chiesa, l’Europa e l’arcivescovo del Lussemburgo

  1. carlo schieppati ha detto:

    Hollerich, nella sua rozza critica ai populisti, disconosce proprio il cuore del problema che assilla le democrazie occidentali: la legittimazione popolare delle classi dirigenti. Si è realizzata una progressiva degenerazione delle democrazie che le hanno portate a rinnegare completamente l’istituto della rappresentanza e hanno trasformato le élites in espressione di poteri per lo più finanziari e industriali e hanno prodotto l’attuale gabbia tecnocratica. La crisi delle democrazie è crisi della rappresentanza; come previsto da Del Noce la democrazia politica è finita in tecnocrazia.
    A me vedere questo Hollerich (vescovo dell’UE: ma c’è anche un vescovo dell’UE?) fare le sue tirate moralistiche e parlare di populismi, sovranismi ecc, attaccare il “cristianesimo autoreferenziale, con opinioni conservatrici e basato sulla tradizione”, tirare in ballo figure come di Steve Bannon e Aleksandr Dugin parlandone come una Lilli Gruber qualsiasi mi da la misura della degenerazione burocratica che ha pervaso anche le gerarchie cattoliche. E’ sconcertante vedere una rivista come La Civiltà Cattolica prestarsi a miserabili manovre elettorali.

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