Verso le elezioni europee: dal minor male al maggior bene possibile

“Europa: realtà e compito” è il titolo di uno storico discorso del 1962 del teologo e filosofo italo-tedesco Romano Guardini (pubblicato in italiano nel volume Europa:  compito e destino,  Morcelliana 2004) che merita più che mai di venire oggi riscoperto. Mentre le elezioni per il rinnovo del parlamento di Strasburgo si avvicinano diviene infatti sempre più evidente lo squilibrio tra il bisogno che non soltanto noi europei ma tutto il mondo ha di un’Europa autentica e la pochezza dell’odierna realtà dell’Ue e delle sue istituzioni.

Finché si volge lo sguardo all’ordine costituito del potere e della cultura di massa, insomma al mondo delle grandi forze alla ribalta, a tale stato di cose non si trova oggi altra alternativa se non il deserto. Se però ci si volge alla realtà della vita di ogni giorno, si scopre invece che dal cuore di gente che non si arrende sorgono in ogni angolo dell’Europa nuove esperienze, nuovi fatti e nuove idee cariche di un desiderio di pienezza. E’ da qui che possiamo dunque ripartire.

Chiaro essendo il punto di partenza resta poi da definire in quale direzione muoversi. Europa sì, ma quale? Al riguardo è questa la domanda  che ci si deve porre uscendo dall’equivoco del dibattito Europa sì / Europa no, che nella sua astrattezza gioca soltanto a favore di chi vuol lasciare le cose come stanno. Mentre ancora non è del tutto svanita la mesta eredità della Guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica c’è oggi chi sta lavorando per innescare un’altra guerra dello stesso genere, questa volta fra Stati Uniti e Cina. Di fronte a tale cupa prospettiva, che complicherebbe ulteriormente il già difficile cammino verso l’uscita dalla crisi economica internazionale che ci travaglia, vale la pena di tornare a Guardini e alle sue idee riguardo al compito dell’Europa nel nostro tempo. Secondo lui in primo luogo tale compito consiste non tanto nell’accrescere “la potenza che viene dalla scienza e dalla tecnica – benché naturalmente l’Europa farà anche questo —  ma nel domare questa potenza”; e nel medesimo tempo consiste nel presidiare la libertà dell’uomo anche nei confronti della sua stessa opera nonché a “porre la domanda se sia permesso in assoluto all’uomo  esercitare il potere sull’altro uomo”. Né l’America, né l’Asia, né tanto meno l’Africa, diceva allora profeticamente il celebre teologo e filosofo, uno dei giganti del pensiero del secolo XX, sono come l’Europa in grado di domare l’imponente progresso tecnico-scientifico della nostra epoca e l’enorme potere che ne deriva. E anche, possiamo aggiungere noi oggi, di tentare di dare risposta al dramma di un progresso che crea sempre maggiore sviluppo ma anche sempre minore lavoro.  “L’Europa”, ricorda Guardini, “ha creato l’età moderna ma tenendo ferma la connessione col passato. Perciò sul suo volto, accanto ai tratti della creatività, sono segnati quelli di una millenaria esperienza”. Grazie a tutto questo l’Europa, che è “un fatto politico, economico e tecnico, ma soprattutto una disposizione dello spirito, un sentimento” può esercitare un cruciale ruolo di mediazione e moderazione delle grandi tensioni sociali e politiche  generate nel mondo dall’enorme  potere che lo sviluppo tecnico-scientifico sta mettendo nelle mani dell’uomo.

Se sullo sfondo di questo vasto e impegnativo orizzonte si guarda alla realtà delle istituzioni dell’Ue, e  alla cronaca della campagna per le elezioni europee ora in corso,  cascano le braccia. In tale prospettiva l’Unione Europea andrebbe ripensata ex novo. Non va demolita, ma nemmeno aggiustata. Diciamolo ancora una volta, va semplicemente rifatta. Le critiche e le prese di distanza generiche non mancano, ma non c’è né un partito, né un candidato che oggi si presentino agli elettori con un vero progetto alternativo; e che quindi abbiano il coraggio di dire che i trattati istitutivi dell’Unione vanno riscritti  lasciandosi alle spalle Maastricht e tutto ciò che ne è derivato.

Senza dubbio una svolta del genere non può avvenire in sede politica se prima e contemporaneamente non avviene anche nella società e nella cultura. E di certo non avviene entro la fine di maggio, quando saremo chiamati a votare. A valle di tutte le belle cose che si possono dire sulle elezioni europee quale buona occasione  per riflettere e per guardare lontano, resta però il fatto che appunto tra qualche settimana saremo chiamati alle urne. Anche se sono quindi evidenti i limiti di tale appuntamento elettorale, merita tuttavia di venire sottolineato che essi giocano in due dimensioni: non solo cioè in negativo ma anche paradossalmente in positivo. In negativo c’è il fatto che, con gli esigui poteri che ha, il Parlamento Europeo incide poco o nulla su questioni sostanziali; vale soprattutto come ribalta, come arengo. In positivo c’è che proprio per questo si diventa più liberi di votare per candidati che si giudica siano di valore anche quando si presentano in partiti di cui poco o tanto non si condivide lo stile e il progetto politico. Finché insomma il Parlamento Europeo è quello che oggi è, come elettori ci si può permettere il lusso di sfuggire al cappio del male minore per puntare al maggior bene possibile nelle condizioni date.

30 aprile 2019

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Verso le elezioni europee: dal minor male al maggior bene possibile

  1. Sisco22 ha detto:

    Fate tanti bei discorsoni voi popolari e moderati. L’Europa diventa sempre più un sovrastato che decide tutto e proprio con il vostro supporto. Parlate di cambiamento solo vicino alle elezioni, ma tutti i mali di questa unione li avete approvati. Per non parlare dei candidati di CL, tutti buone intenzioni e bei discorsi fatti per inginocchiarsi. Interessano solo le mance agli iscritti alla cdo.
    Gratta gratta Razzi parlava anche per i lombardociellini. Ognuno gli affarino propri.

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