Magistratura: che sia finalmente saltato il tappo?

La bufera che ha investito la magistratura italiana, Corriere del Ticino*, 12 giugno 2019

Per capire che cosa sta accadendo nel mondo della giustizia in Italia — dove la procura della Repubblica del tribunale di Perugia ha accusato di corruzione Luca Palamara, giudice molto conosciuto e già membro del Consiglio superiore della magistratura — occorre avere un’ idea di quanto particolare sia la situazione dei giudici e dei pubblici ministeri italiani.

Tutto comincia con la Costituzione della Repubblica nata nel 1946 sulle ceneri del Regno d’Italia travolto dalla sua collusione con il fascismo. Un obiettivo principale degli autori di tale Costituzione era quello di rendere impossibile in qualsiasi campo qualsiasi ricaduta verso la dittatura. Nel Regno d’Italia i giudici avevano il rango di funzionari dello Stato. E su questo loro rango il regime fascista aveva fatto leva per condizionarne indipendenza. Volendo che ciò mai più potesse accadere, i padri costituenti fecero perciò della magistratura un corpo separato che trova il proprio “organo di autogoverno” nel Consiglio superiore della magistratura, Csm. Composto di 27 membri, eletti per due terzi dagli stessi magistrati e per un terzo dal Parlamento, il Csm ha competenza riguardo a: le assunzioni dei nuovi magistrati (ammessi tramite concorso pubblico), le assegnazioni degli incarichi, le promozioni, le valutazioni di professionalità, i trasferimenti, le attribuzioni di sussidi ai magistrati e alle loro famiglie, i procedimenti disciplinari dei magistrati ordinari ed onorari, la nomina dei magistrati della Corte di Cassazione, la nomina e revoca dei magistrati onorari.

Formalmente il Csm è presieduto dal Presidente della Repubblica, ma di fatto non è così perché l’organo elegge al proprio interno un vicepresidente che ha i suoi stessi poteri. Al ministro della Giustizia infine resta solo il compito dell’organizzazione e del funzionamento tecnico dei palazzi di giustizia. Se poi si tiene conto che le commissioni dei concorsi per l’abilitazione dei nuovi magistrati sono a cura del Csm e in genere dei magistrati in carica da ciò consegue che quello dell’amministrazione della giustizia in Italia è un mondo a sé che sfugge a qualsiasi controllo democratico in qualsiasi forma. A questo poi si aggiunge un’altra distorsione, in effetti eredità del vecchio Regno d’Italia e del fascismo, cui fino ad oggi non è stato posto rimedio. In Italia il Pubblico Ministero, titolare della pubblica accusa, è un membro della magistratura giudicante temporaneamente incaricato di tale funzione. Questo causa un’obiettiva prossimità tra Pubblico Ministero e giudici a svantaggio della difesa. E finora la magistratura è sempre riuscita a evitare che si arrivasse invece alla separazione della carriera dei primi da quella dei secondi.

Finché perdurò l’assetto politico nato negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda guerra mondiale, caratterizzato dalla presenza di due forti partiti di massa (la Dc e il Pci), il rischio insito in tale stato di cose non emerse. Quando però nel 1992 con Tangentopoli tale assetto cominciò a crollare sulla scia delle famose inchieste giudiziarie passate alla storia col nome di “Mani pulite”, la magistratura dilagò assumendo un ruolo politico anomalo che è giunto fino  a noi. Tra l’altro il Csm non esita ormai a intervenire pubblicamente dando pareri non richiesti pure su progetti di legge ancora in discussione in Parlamento, o anche solo alla notizia della volontà di questo o quel governo di prendere qualche iniziativa in materia di riforma dei processi o di riorganizzazione degli uffici giudiziari.

In questo quadro l’indagine avviata dalla procura della Repubblica di Perugia (competente per legge riguardo ad accuse rivolte a magistrati in carica a Roma) è una grossa svolta. I magistrati sono divisi in varie “correnti”, che sono delle specie di partiti, definiti rispettivamente di sinistra, di centro e di destra Si sapeva di grossi scontri dentro il Csm in particolare attorno alle nomine più importanti, ma sin qui tutto era rimasto all’interno del mondo dei magistrati. Questa volta invece il braccio di ferro attorno alla nomina del nuovo procuratore capo della Repubblica di Roma ha fatto saltare il tappo. Telefonate e incontri segreti del magistrato Luca Palamara, schierato a favore di un candidato ad altri non gradito, sono appunto finiti in un’inchiesta della procura di Perugia. E’ difficile dire se ciò possa condurre in tempi non troppo lunghi a una riforma dell’attuale status quo dell’amministrazione della giustizia in Italia, ma è comunque positivo che qualcosa abbia cominciato a muoversi.

 

  • quotidiano della Svizzera Italiana

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Magistratura: che sia finalmente saltato il tappo?

  1. Domenico Piacenza ha detto:

    E’ di per sè già alquanto singolare che certe cose un giornalista italiano le debba scrivere un su un giornale svizzero……

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