Appunti sugli specifici contributi che possono dare i cristiani alla costruzione della casa comune di tutti gli uomini

Essere cristiani non è un handicap con cui imparare a convivere, come troppo spesso dà l’impressione di credere persino l’establishment cattolico, laico o ecclesiastico che sia. E nemmeno un elisir ineffabile  da gustare solo a bocca chiusa, se ciò fosse possibile.

La fede è una grande risorsa umana. E c’è anzi gente, come me, convinta che sia la risorsa umana fondamentale. Il motivo innanzitutto per cui è tale attiene alla sfera prima e più profonda della condizione umana, ossia alla domanda sul significato e sul valore dell’esistenza.Gli appunti che qui seguono si riferiscono tuttavia a qualcosa di molto a valle di queste domande-chiave, ossia a quello che Angelo Scola nel suo Postcristianesimo? Il malessere e le speranze dell’Occidente (Marsilio, Venezia, 2017) definisce il “bene bene pratico dell’essere insieme (…) fondamento di quell’«universale politico» che il processo di secolarizzazione ha smarrito lungo la modernità”.

Per tutti noi che viviamo nell’epoca che segue quella ormai del tutto conclusa dai partiti democristiani, le difficoltà del momento, a quanto pare superiori alle forze della modernità “illuminata”, rendono interessante una verifica di  ciò che di buono può laicamente venire del mondo cristiano. E’ un tentativo in tale senso anche il mio recente libro Non siamo nel caos, proposte per uscire dalle crisi (Ares, Milano, 2019), che vedo con piacere suscitare un certo interesse.

In tale prospettiva mi ero fatto degli appunti che attualmente non ho tempo di sviluppare. Li propongo comunque qui ai lettori per così dire a titolo di preannuncio di eventuali scritti futuri.

 Alcuni specifici contributi che possono venire dai cristiani alla costruzione della casa comune di tutti gli uomini

a.

In primo luogo un saldo e solido fondamento del principio di laicità. Tale principio infatti è radicalmente e originariamente cristiano: entra nella storia con Gesù Cristo e il suo “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mt, 22,21), e risulta stabilmente fondato solo in aree e in  culture di matrice cristiana. Altrove si diffonde soltanto per così dire per osmosi, e fatica a trovare spazio e stabilità. Non solo nel mondo islamico ma pure altrove. Nella storia si è ampiamente attuato solo verso la fine dell’età moderna, ma in ultima analisi sempre in forza delle sue antiche radici cristiane. E sono queste che si oppongono alla sua distorsione in forma laicistica. In una forma cioè che mentre pretende di dargli piena espressione in effetti lo contraddice.

b.

Una salda e solida affermazione del valore primario della persona rispetto e quindi del suo primato rispetto non solo alle istituzioni politiche, allo Stato, ma anche alle nuove potenze dell’era digitale, oggi spesso più potenti e più penetranti del potere politico tradizionale.

NB: Questo però implica una presa di coscienza, oggi purtroppo rara, dell’entità della “rivoluzione copernicana” che, in tema di filosofia dello Stato, significa la dottrina della sussidiarietà seriamente intesa.

c.

La memoria consapevole delle radici cristiane della cultura  europea, occidentale, che peraltro costituisce il nucleo principale della civiltà contemporanea in quanto tale. Ignorando tali radici non si riesce più a capire e quindi a governare né l’una né l’altra. Perciò i cristiani, che per definizione ne sono i primi eredi, hanno al riguardo un ruolo tanto ineliminabile quanto importante.

d.

Il realismo, tuttavia non cinico, che deriva da una concezione dell’uomo, ispirata alla dottrina del peccato originale, che lo vede orientato al bene ma fragile di fronte al male. Tale dottrina mette al riparo da due equivoci opposti in sé ma uguali nelle loro nefaste conseguenze: quello che consiste nel ritenere l’uomo soltanto buono (in pratica non tutti gli uomini bensì un certo popolo ovvero una certa classe sociale) oppure soltanto cattivo, homo homini lupus.

e.

La disponibilità reale a ragionare in termini di lungo periodo che è tipica di chi pensa alla vita terrena come alla prima tappa di una vita eterna, e chi si considera collaboratore di un Dio eterno creatore, eterno lavoratore.

f.

L’educazione a vedere il tutto in qualsiasi frammento e quindi ad avere uno sguardo equilibrato e inclusivo su tutta la realtà.

 

17 giugno 2019

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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