Zohr: l’asso in mano all’Italia che la politica e la grande stampa ignorano

La partita cruciale per l’Italia di cui non si parla, Corriere del Ticino*, 25 giugno 2019

C’è un evento di attualità di cruciale importanza per il futuro politico ed economico dell’Italia di cui i giornali e telegiornali italiani parlano poco, anzi praticamente mai: si tratta della scoperta e poi della rapidissima entrata in produzione di Zohr, il più grande giacimento di gas sin qui scoperto nel Mediterraneo. Zohr è stato trovato  dall’Eni, la grande società petrolifera controllata dal governo di Roma e con sede a San Giuliano Milanese (Milano), in un’area che ha in concessione in acque territoriali egiziane circa 190 chilometri al largo di Port Said.

Con i suoi quasi 95 milioni di abitanti, ossia circa 15 milioni in più della Turchia, l’Egitto è il maggiore paese della riva sud del Mediterraneo. E’ inoltre il più grande del mondo arabo del quale è inoltre la metropoli culturale. Con l’Egitto l’Italia ha, si può dire da sempre, consistenti relazioni economiche. Basti ricordare che la Bank of Alexandria, uno dei principali istituti di credito egiziani, appartiene al gruppo bancario italiano Intesa/Sanpaolo e che l’Eni, presente in Egitto dal 1954, attraverso la sua controllata IEOC era già il principale produttore di gas e di petrolio del paese  prima della scoperta di Zohr.

Si tenga poi conto che la scoperta di Zohr si aggiunge ai grandi giacimenti di idrocarburi di cui l’Eni dispone in Libia, collegati all’Italia da un lungo gasdotto sottomarino che dalla Cirenaica raggiunge la Sicilia toccando terra a Gela. L’Eni ha in progetto di collegare tra loro i suoi gasdotti sottomarini mediterranei creando una rete interconnessa che infine raggiunga anche Cipro, paese membro dell’Unione Europea e quindi possibile crocevia “neutro” di scambi di gas e di petrolio pure da e per Israele. Sono queste per l’Eni, e quindi per l’Italia, le dimensioni della posta in gioco. Che una vicenda del genere non giunga mai alla ribalta della politica italiana e che giornali e telegiornali italiani non se ne occupino fa un po’ cadere le braccia, ma non toglie nulla all’importanza obiettiva della partita che si sta giocando nel Mediterraneo.

Si calcola che Zohr, scoperto nel 2015, abbia riserve per circa 850 miliardi di metri cubi. L’Eni è riuscito è metterlo in produzione a tempo di record. Con un anno di anticipo rispetto al piano di sviluppo originario, nello scorso settembre il nuovo giacimento ha raggiunto la produzione giornaliera di 2 miliardi di piedi cubi di gas, pari a 365 mila barili di olio equivalente. Si sta ora lavorando a un nuovo gasdotto sottomarino da 30 pollici di diametro e 218 chilometri di lunghezza per aumentare la capacità di trasporto del prodotto verso la terraferma egiziana. Obiettivo: giungere a produrre 2,7 miliardi di piedi cubi ovvero 76 milioni di metri cubi al giorno entro il 2019.

Questa enorme riserva di energia può essere il motore per fare finalmente uscire dalla morsa del sottosviluppo l’Egitto, 2500 dollari di reddito pro capite annuo nel 2017 (Svizzera: 80.591 dollari). L’Italia, secondo produttore mondiale di macchine utensili dopo la Germania, anche per questo avrebbe tutte le carte per aiutarlo a trasformarsi in un’economia manifatturiera rivolta ai mercati dell’Africa e del Vicino e Medio Oriente. Tenuto conto della gigantesca riserva di energia ora disponibile nonché dell’entità di un tale processo di sviluppo è evidente il grande vantaggio che pure l’Italia ne avrebbe. Mentre infatti l’Italia ha poco spazio per crescere in un’Unione Europea che guarda poco o nulla al Mediterraneo, ne avrebbe tantissimo se riuscisse a porsi come primario motore di sviluppo dei paesi del Nordafrica e del Vicino Oriente.

A questo possibile grande sviluppo del ruolo dell’Italia nel Mediterraneo, la Francia fa aperta resistenza mentre forze oscure vi si oppongono anche dall’interno dello stesso Egitto. Ce n’è abbastanza per spiegare la crisi provocata da Parigi in Libia con la caduta di Gheddafi e tutto quel che ne è seguito fino ad oggi con l’inevitabile coinvolgimento dell’Egitto. E così la vicenda di Giulio Regeni, l’infelice giovane ricercatore italiano fatto ritrovare il 3 febbraio  2016 senza vita, e con segni di torture sul corpo, in un fossato lungo l’autostrada Il Cairo-Alessandria d’Egitto, la più trafficata del paese. Il tragico episodio provocò inevitabilmente l’immediata sospensione dei colloqui che stavano avviandosi tra Roma e il Cairo per dare, sullo spunto della scoperta di Zohr, ulteriore e più sistematico sviluppo alle relazioni economiche fra i due paesi. E da allora non si riesce ad arrivare alla scoperta dei colpevoli con un conseguente stabile congelamento dei rapporti tra Roma e Il Cairo.

 

*quotidiano della Svizzera Italiana

 

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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