Lo sbarco dell’uomo sulla Luna: un’impresa senza motivi rimasta senza alcuna rilevante conseguenza

Lo sbarco dell’uomo sulla Luna fu un’impresa senza motivi (se non un contingente motivo politico) rimasta senza alcuna conseguenza di rilievo. Non a caso dopo lo sbarco complessivo di 12 astronauti in  sei distinte missioni (Apollo 11,12, 14, 15, 16, 17)  il programma venne sospeso e fino ad oggi il piede di nessun altro essere umano ha più calcato il suolo del nostro satellite. Mentre già da settimane i tamburi del circo mediatico internazionale rullano a tutta forza, preannunciando il 20 luglio prossimo la commemorazione del 50° anniversario del primo sbarco dell’uomo sulla Luna, bisognerà pure che qualcuno cominci a dirlo.

La prima e principale ragione per cui veniamo sommersi da questa alluvione di immagini e di commenti, e continueremo ad esserlo ancora per parecchi giorni, è puramente tecnica: lo sbarco dell’uomo sulla Luna fu il primo evento spettacolare molto “televisivo” del quale esiste una vastissima documentazione negli archivi di tutte le Tv del globo. Quindi questa gigantesca panna montata mediatica alle Tv costa poco o niente.

Ho abbastanza anni per esser stato da giovane  tele-testimone diretto dell’evento che ora si celebra, e ricordo bene  come già allora mi avesse sorpreso il fatto che di tutto si parlava meno che dei motivi rispettivamente culturali e scientifici che eventualmente potevano giustificare l’impresa. E in sostanza non era poi strano dal momento che di essi non c’era traccia. Si era voluto andare sulla Luna perchè tecnicamente ciò era divenuto possibile: tutto qui. Riguardo a ciò da allora ad oggi non è cambiato nulla. Già allora non sapendo o non potendo parlare della sostanza della vicenda si enfatizzavano i più minuscoli e irrilevanti particolari. Nel caso della Rai si giunse al culmine di questa inutile fatica con la storia della discrepanza dei due conduttori italiani della telecronaca, l’oggi quasi novantenne Tito Stagno, in onda da Roma, e l’oggi defunto Ruggero Orlando (1907-1994), in onda da Houston, Texas, sede della centrale operativa della Nasa, l’ente spaziale americano. Uno annunciò  l’allunaggio a pochi secondi dall’altro e su questo dettaglio di nessuna importanza venne innescata una “querelle” durata anni.

L’unico reale motivo per cui gli Usa mandarono dei loro astronauti a sbarcare sulla Luna era puramente politico e si situava nel quadro della Guerra fredda allora in atto tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Negli anni precedenti l’Unione Sovietica aveva raggiunto prima degli Usa alcuni traguardi nell’esplorazione dello spazio attorno alla Terra e il contraccolpo propagandistico dell’evento era stato notevolissimo. Non volendo assolutamente permettere che ciò accadesse un’altra volta Washington si impegnò con tutte le forze per mandare per prima degli uomini a toccare il suolo della Luna. Tutto qui; non c’era e non c’è altro. L’esplorazione dello spazio venne poi continuata in altro modo, per altre vie  e con veicoli che non richiedono la presenza umana. Quest’ultima sussiste fino ad oggi solo in… lune artificiali ossia in basi spaziali orbitanti attorno alla Terra. Naturalmente, per così dire come “sottoprodotto”, dai viaggi Terra-Luna derivarono anche delle ricadute tecniche utili per lo sviluppo degli attuali vettori e basi spaziali, ma queste si sarebbero potute ottenere pure altrimenti. Così stanno le cose; tutto il resto è panna montata mediatica.

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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