Il governo, i mali dell’Italia e l’ombra lunga di Marx e di Lenin

Sarebbe importante rendersi conto (per potersene poi liberare) di quanto le nefaste eredità di Marx e di Lenin gravino ancora sulla cultura politica del nostro Paese. Il fatto che la sconfitta del marx-leninismo sul piano della realtà delle cose non sia andata di pari passo con una sua adeguata contestazione sul piano delle idee consente al peggio della sua visione del mondo di sopravvivere nel nostro Paese  in modo “sotterraneo”  ma influente. E’ questa la conclusione cui sono giunto  riflettendo sugli squallori della cronaca politica di queste settimane.

Che non le grandi questioni bensì un mare di pettegolezzi riempia le prime pagine dei giornali e dei telegiornali, e che la distanza fra ciò di cui si parla e i veri problemi di fondo del nostro Paese sia enorme, è cosa evidente.  Se però si va al fondo della situazione ci si avvede che la causa profonda di tale modo di fare politica va ben oltre le attuali turbolenze della situazione e del paradossale governo giallo-verde in carica a Roma non si  sa se e fino a quando. Attiene piuttosto a una cultura dell’agire politico che sulla scia di Marx pone l’accento sul conflitto e sul suo permanente inasprimento invece  che sul confronto e sulla ricerca della composizione dei legittimi interessi in gioco; e che sulla scia di Lenin è alla costante ricerca di una persona, di un partito o un ceto da additare come il  nemico l’eliminando il quale il problema sarebbe ipso facto risolto. Questa persona, partito o ceto non è poi qualcuno che può essere portatore di un interesse comunque legittimo pur se diverso dal nostro. No: è innanzitutto, se non soltanto, qualcuno o qualcosa di moralmente indegno. Da qui la girandola continua di accuse e contro-accuse di inadempienza e di indegnità personale che intasa la cronaca politica dei nostri giornali e telegiornali infine senza vantaggio per nessuno.

Siamo così immersi in  questa cultura politica che nemmeno ci accorgiamo della sua specificità. Si tratta invece di qualcosa che non è la regola generale della vita pubblica moderna bensì l’esito di una storia che nel nostro caso italiano è stata a lungo specificamente caratterizzata dall’egemonia di culture politiche progressiste prima giacobine e post-giacobine, poi marxiste e infine marx-leniniste, non senza ignorare i vent’anni di un regime come quello fascista di opposto orientamento ma paradossalmente di analoga struttura di pensiero. Chi come me è nato e cresciuto a dodici chilometri dalla frontiera con la Svizzera, uno dei Paesi europei che meno ha subito tali influenze, e  che per motivi professionali ne segue la cronaca politica, avverte invece subito tale diversità, le sue radici storiche e le sue positive conseguenze.

Da quella nefasta specificità della nostra cultura politica di cui si diceva abbiamo urgente bisogno di emanciparci. A monte di essa restano tutti i grandi problemi irrisolti; a valle invece l’eterno carosello di sterili schermaglie e accuse che in questi giorni sta giungendo al culmine.

25 luglio 2019

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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