Negoziare l’autonomia con questo governo è tempo perso. Meglio attendere che ce ne sia un altro

La coabitazione dentro un medesimo governo di un partito “girondino” come la Lega, espressione grezza ma indubbia  di ceti produttivi, con un partito “giacobino” come i 5 Stelle, espressione altrettanto tipica di ceti che puntano tutte le loro carte sull’assistenzialismo, era una temeraria scommessa. I fatti non cessano ogni giorno di confermare che tale scommessa è stata ormai persa.

Le prove di questo stato di cose sono tante, ma forse nessuna è più significativa del blocco del cammino verso il riconoscimento dell’autonomia differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Come già ricordavo in un commento pubblicato qui all’inizio dell’anno (Il Paese delle due comete e il Grande formaggio, 18 febbraio 2019) “Nel nostro Paese s’intrecciano due comete: la cometa chiara della produttività solidale  e la cometa scura del parassitismo assistenzialista. La prima ha la testa nel Nord e l’altra nel Sud, ma le loro due code giungono dappertutto. Non si esce dalla crisi se non si libera la prima dal nefasto abbraccio della seconda”.

La crosta del parassitismo assistenzialista non si riesce a rompere partendo da Roma. Troppo forte è nella grande città laziale il blocco delle burocrazie statali e para-statali che prosperano su di esso. Lo shock salutare può venire solo da una spinta proveniente  dalla parte più efficiente del Paese, dove la società si è già riorganizzata per reggere alla sfida della globalizzazione. Perciò l’autonomia differenziata a quelle tre Regioni non è contro ma a favore dell’Italia nel suo insieme.

Il caso della scuola statale (ovvero della quasi totalità della scuola italiana) è illuminante. La scuola statale italiana è oggi in primo luogo un ammortizzatore sociale, e non un ente erogatore di quella formazione di qualità oggi più che mai necessaria. E’ pensata e organizzata con l’obiettivo principale di garantire un posto anche a laureati, soprattutto meridionali ma non solo, con qualifiche e con livelli di preparazione che non troverebbero sbocco altrove. Il problema c’è, ed ha risvolti umani e sociali ineludibili. La soluzione però non può avvenire a spese del diritto degli allievi a una scuola di qualità. Invece, e non a caso, della qualità della scuola statale italiana non si deve parlare e non parla nessuno. E’ un tabù cui i sindacati corporativi degli insegnanti montano la guardia a tutta forza. Perciò lo scorso 19 luglio la trattativa si è bloccata sulla richiesta della Lombardia e del Veneto che gli insegnanti della scuola statale vengano assunti in base a graduatorie regionali: perché rompeva tale tabù. Dietro ai nobili proclami in difesa della coesione nazionale e contro la “frammentazione delle opportunità” in effetti non c’è altro.

Dalle dichiarazioni rilasciate dal premier Conte lo scorso 19 luglio emerge con grande evidenza quanto l’autonomia responsabile sia fuori dei suoi orizzonti. Nella sua filosofia c’è spazio solo per la logica non dell’autonomia ma della delega alle Regioni di funzioni esecutive.  Per lui non possono esistere dei governi territoriali con competenze e con corrispondenti risorse fiscali proprie. Per lui le Regioni non sono altro che delle grandi prefetture:  “Il mio intento è di cedere tutte quelle funzioni che possono essere auspicabilmente, e forse anche più efficacemente, svolte alle Regioni”, ha affermato, “però conservando sempre una direzione strategica e un’efficacia operativa dello Stato in tutte le grandi funzioni; il resto le possiamo delegare”.  D’altra parte il Movimento 5 Stelle, che lo indicò come premier, ha nel suo programma la gestione  centralizzata dell’intero Paese, con l’abolizione delle Regioni e di ogni altra forma di autonomia locale.

Stando così le cose, che senso ha perdere tempo a negoziare l’autonomia differenziata con un governo basato su una coalizione di cui il Movimento 5 Stelle è, in quanto a seggi in Parlamento, la forza politica principale? Meglio aspettare che ce ne sia un altro.

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Negoziare l’autonomia con questo governo è tempo perso. Meglio attendere che ce ne sia un altro

  1. Marina Di Marino ha detto:

    Si passa la vita ad attendere che le cose cambino.. Non sarebbe meglio vivere e agire ora?

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