La favola del riscaldamento antropico globale: le fragili basi scientifiche e le solide ragioni politiche

Ci mancava solo l’astronauta. “Dalle foto mie e dei miei colleghi negli ultimi sei anni ho visto i cambiamenti nel pianeta, con i deserti che avanzano e i ghiacci che si sciolgono”, ha detto fra l’altro qualche giorno fa l’astronauta italiano Luca Parmitano durante una sua conferenza stampa in diretta dalla Stazione Spaziale Internazionale ove si trova.  E ha aggiunto di augurarsi che tale sua testimonianza aiuti noi tutti ad allarmarci ulteriormente  “sul nemico numero uno, il riscaldamento globale, affinché i nostri leader possano almeno rallentare e fermare questo trend”.

Queste sue parole sono state spunto per un’altra alluvione multimediatica di opinioni e di previsioni catastrofiche sul futuro del clima della Terra, come se non bastassero le secchiate di notizie del genere che ogni giorno vengono rovesciate sul pubblico dai giornali e dai telegiornali.

Non c’è da dubitare che lassù dove si trovano Parmitano e i suoi colleghi vedano deserti che avanzano e  ghiacciai  che si sciolgono. Sulle cause e sulle prospettive di tale fenomeno — ossia su quanto tutto ciò dipenda da attività umane  e su quanto possa durare —  il loro parere vale tuttavia come quello del proverbiale uomo della strada. Invece è stato subito spacciato come un’altra riprova di una tesi che comunque si pretende sia indiscutibile.

Mentre l’episodio ha avuto l’enorme eco di cui si diceva una grande coltre di silenzio continua ad avvolgere la notizia della petizione al presidente della Repubblica Italiana sul riscaldamento globale antropico pubblicata lo scorso 17 giugno. Nel documento —  firmato da  92 scienziati tra cui personalità note pure al grande pubblico come Antonino Zichichi, l’accademico dei Lincei Giuliano Panza, l’ex-vice ministro  Guido Possa e lo scrittore di saggi scientifici Roberto Vacca — si afferma che  l’origine antropica del riscaldamento globale è “una congettura non dimostrata, dedotta solo da alcuni modelli climatici, cioè complessi programmi al computer, chiamati General Circulation Models. Al contrario, la letteratura scientifica ha messo sempre più in evidenza l’esistenza di una variabilità climatica naturale che i modelli non sono in grado di riprodurre”.

“Negli ultimi decenni si è diffusa una tesi secondo la quale il riscaldamento della superficie terrestre di circa 0.9°C osservato a partire dal 1850 sarebbe anomalo e causato esclusivamente dalle attività antropiche, in particolare dalle immissioni in atmosfera di CO2 proveniente dall’utilizzo dei combustibili fossili. Questa è la tesi del riscaldamento globale antropico promossa dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazione Unite, le cui conseguenze sarebbero modificazioni ambientali così gravi da far temere enormi danni in un imminente futuro, a meno che drastiche e costose misure di mitigazione non vengano immediatamente adottate. A tale proposito, numerose nazioni del mondo hanno aderito a programmi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e sono pressate, anche da una martellante propaganda, ad adottare programmi sempre più esigenti (…)” la cui attuazione comporta “pesanti oneri sulle economie dei singoli Stati (…)”.

“Il clima è il sistema più complesso presente sul nostro pianeta”, sottolineano i 92 scienziati, “per cui occorre affrontarlo con metodi adeguati e coerenti al suo livello di complessità. I modelli di simulazione climatica non riproducono la variabilità naturale osservata del clima e, in modo particolare, non ricostruiscono i periodi caldi degli ultimi 10.000 anni. Questi si sono ripetuti ogni mille anni circa e includono il ben noto Periodo Caldo Medioevale, il Periodo Caldo Romano, ed in genere ampi periodi caldi durante l’Ottimo dell’Olocene. Questi periodi del passato sono stati anche più caldi del periodo presente, nonostante la concentrazione di CO2 fosse più bassa dell’attuale, mentre sono correlati ai cicli millenari dell’attività solare. Questi effetti non sono riprodotti dai modelli”.

Non vado oltre nella citazione del documento perché lo si ritrova in forma integrale in calce a Buone notizie: qualcuno comincia autorevolmente a reagire al “terrorismo” ideologico dell’ambientalismo estremista,  un commento pubblicato in questo stesso sito lo scorso 29 giugno. Vorrei piuttosto sottolineare quale sia il vero motivo di fondo dell’attuale campagna di diffusione alla scala planetaria della tesi dell’origine antropica del riscaldamento globale: è un motivo non   scientifico bensì politico. Se infatti l’origine del fenomeno è sostanzialmente naturale la politica dell’adattamento ad esso è in capo ai popoli e può venire definita e attuata democraticamente in modo decentrato. Se  invece il fenomeno è sostanzialmente antropico può venire affrontato solo con forme di pianificazione economica globale: quindi da un governo mondiale guidato dall’alto da élite di scienziati e di tecnocrati.  E’ in sostanza l’antica utopia di Lenin, sconfitta dalla storia ma al prezzo di un immenso fiume di sangue e di lacrime, che in ben più ampie dimensioni si mira così a far tornare in scena.  Non sorprende perciò che l’ attuale ambientalismo estremista sia un discendente  diretto dei gruppi di ultrasinistra  nati dal ’68 e da tutto ciò che ne seguì, come bene si vede nel caso dei Verdi in Germania, ma  non solo. Sorprende piuttosto quanto consenso questa tesi liberticida e neo-autoritaria raccolga nel mondo della comunicazione, dello spettacolo e della cultura di massa. Qui probabilmente, anche al di là della sua radice leninista, entra in gioco quella paura delle forze della natura che è tipica del paganesimo. Nella misura in cui l’uomo occidentale moderno è un pagano di ritorno, e quindi non crede più in un Dio creatore e provvidente, il timore panico riemerge.

 

1 agosto 2019

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a La favola del riscaldamento antropico globale: le fragili basi scientifiche e le solide ragioni politiche

  1. Alberto ha detto:

    Sarà come dice lei e gli illustri scienziati da lei citati (per altro una componente assolutamente minoritaria della comunità scientifica); fatto è che i mutamenti sono talmente veloci e le loro conseguenze talmente evidenti che cullarsi nell’ipotesi che non siano di origine antropica mi saembra una ben magra soddisfazione. Ma chi si accontenta gode….

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