Speriamo che la Lega se la cavi (e Salvini non perda la testa)

La crisi del governo giallo-verde sta dando ulteriore impulso allo stile carnevalesco che ormai da tempo caratterizza la vita pubblica del nostro Paese. Proviamo ciononostante a restare al nocciolo della questione. Occorre per questo fare lo sforzo di non smettere mai di remare contro corrente, ma il gioco vale la candela.

Al di là della vorticosa girandola di insulti, di ammiccamenti e di tatticismi delle varie forze politiche in campo, e al di là di tutte le faccione, le faccine e le maschere di cerone che passano sui nostri schermi televisivi e telematici, il nocciolo della questione sta nella scelta mai sin qui fatta, ma sempre più urgente, tra due diversi e opposti modelli di sviluppo. La trasformazione dell’intero mondo in un mercato unico, con tutti i complessi e ardui processi culturali che ne derivano, impone all’Italia di lasciarsi alle spalle la vecchia strada dell’assistenzialismo, quindi dello statalismo, dell’inefficienza e della crescita incontrollata della spesa pubblica, figlia degli anni della Guerra fredda, per imboccare senza più remore la strada dell’efficienza, quindi dell’autonomia e della solidarietà responsabili. Attorno a ciascuno di questi due modelli si sono formati due diversi blocchi sociali: quelli che amiamo rispettivamente definire la cometa scura che ha la sua testa a Roma e la cometa chiara che ha la sua testa a Milano; anche se di certo le loro rispettive code serpeggiano ovunque del Paese. E’ perciò un errore – ribadisco — pensare che siamo nel caos. Non è un caos; è un giustificato scontro politico di prima grandezza attorno a una questione cruciale. Tutto il contorno talvolta è teatro ma più spesso è farsa, ma il modo di comunicare volutamente farsesco tanto di Grillo quanto di Salvini non toglie nulla all’importanza obiettiva della posta in gioco.

Sia al di qua che al di là della linea di demarcazione tra vecchi e nuovi partiti ci sono forze  che rappresentano la cometa scura e forze che rappresentano la cometa chiara. Nei vecchi partiti la situazione è molto confusa, con la coda delle due comete che serpeggia pure al loro interno, ma la cosa non è più molto importante dal momento che sono chiamati a un ruolo di semplici comprimari sia da una parte che dall’altra.

Tra i nuovi partiti chi dà voce alla cometa scura è senza dubbio il Movimento 5 Stelle mentre chi dà voce alla cometa chiara è senza dubbio la Lega. Beninteso, non sono la luce e le tenebre, non sono il meglio o il peggio in assoluto. Sono, ciascuno a suo modo, il meglio o il peggio nel concreto della situazione nella quale ci troviamo.

Per farsi un’idea dell’ispirazione statalista e “giacobina” del Movimento 5 Stelle basta una lettura minimamente attenta del suo programma, pubblicato sul suo sito ufficiale; si vedano ad esempio le parti relative alla scuola, alle autonomie e allo sviluppo economico. L’ispirazione liberale e “girondina” della Lega di Salvini non è formalizzata in un documento altrettanto chiaro e conciso, ma emerge con evidenza dal magma dei discorsi di Matteo Salvini. Stando così le cose, a mio avviso ci si deve caldamente augurare che si esca dalla crisi con un governo centrato sulla Lega, occorrano o non occorrano per questo nuove elezioni. Con un solo timore: che Salvini, lasciandosi travolgere dalla sua grande capacità di raccogliere il consenso popolare,  perda la testa.

12 agosto 2019

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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4 risposte a Speriamo che la Lega se la cavi (e Salvini non perda la testa)

  1. cesare chiericati ha detto:

    C’é un non detto nel tuo finale di pezzo. Salvini, in parte, la testa l’ha già persa: nell’introdurre robusti elementi di dubbia costituzionalità nei suoi decreti sicurezza seriali, nell’additare nelle ong il male assoluto mentre su barchini e canotti arrivano ogni giorno decine e decine di migranti “irregolari”, nel disprezzo e nel rifiuto di un minimo di fair play istituzionale, nel fare il ministro di tutto e di niente allo stesso tempo, nel sottovalutare e banalizzare le pesanti condizioni finanziarie in cui versa l’italia, nella ricerca costante di un consenso plebiscitario degno di un caudillo centro americano. Scivolare verso un regime in salsa ungherese ( Orban) o in salsa turca ( Erdogan) è più facile di quanto si creda.

  2. Bocian ha detto:

    A proposito di farsa (e di ong, esimio sig. Chiericati), mi chiedo cosa ne pensa delle dichiarazioni dell’incensatissima (tanto da vescovi quanto da politici di sinistra) “capitana” Rakete, a detta della quale la decisione di sbarcare i migranti in italia le fu, diciamo, “caldamente suggerita” dal ministro dell’interno. Quello tedesco, naturalmente.
    E chissà se questa notiziola (passata pressoché sotto silenzio dal carrozzone del politicamente corretto) non metterà in imbarazzo i suoi fan, compresi i parlamentari saliti a bordo a darle manforte e i prelati che volevano intestarle piazze. A volte, scivolare nel ridicolo, come anche nella farsa della gitarella a bordo della barca a vela dei soliti ricconi, è molto più facile.
    Poi vi meravigliate che la Lega viaggi verso il 30%…

  3. michelecrt ha detto:

    Sembra che chi consiglia Salvini abbia la testa a posto. Innanzitutto ha scelta il momento più favorevole per aprire la crisi e ha fatto bene ad aspettare. Il PD è diviso e la mossa lo ha diviso ancora di più. Berlusconi ha perso ulteriore potere contrattuale per l’emorragia verso Toti e Meloni (quindi anche trattare con lui non è più così pericoloso) . I grullini sono ne caos. Chi decide? Chi li rappresenta tra Grillo, Di Maio, Fico, Di Battista, Casaleggio jr? Già si è ottenuto di sputtanare Renzi e Grillo che si chiamano e tentano l’inciucio in nome solo della matematica certezza di perdere il loro peso parlamentare. E quando Salvini chiede pieni poteri lo fa per averli con il parlamento (a solida maggioranza di destra) non contro il parlamento e contro la democrazia. Pieni poteri relativi all’anarchia parlamentarista che è il contrario della democrazia, perché nel parlamento frammentato e nel governo debole governano i poteri forti mondialisti e i loro terminali antinazionali.

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