Crisi di governo: le anime belle, la Lega, il Movimento 5 Stelle, la scuola, la realtà e i fatti

Adesso gli va bene anche Trump. Fino a ieri agli occhi de la Repubblica — edizione locale in lingua italiana della  multinazionale di giornali borghesi progressisti guidata dal New York Times e da le Monde – il presidente americano era un pagliaccio. Da quando invece ha scritto di augurarsi che Conte continui a essere capo del governo italiano di colpo è diventato un autorevole statista.

Oggi tutti i giornali della multinazionale di cui si diceva cantano in coro il loro entusiasmo per Giuseppe Conte. Secondo il New York Times la “risurrezione politica” di Conte è un’opportunità, come spera l’establishment europeo, che può aiutare l’Italia a guarire le sue rotture con l’Ue, a ritrovare una briciola di responsabilità finanziaria e a tornare al tavolo dei leader europei”. Le Monde giudica tale risurrezione un “respiro per l’Italia” anche se teme che si tratti di un respiro di breve durata perché “Salvini resta in agguato e non intende arrendersi”. La Frankfurter Allgemeine Zeitung saluta come un “nuovo inizio” il possibile governo giallo-rosso presieduto da Conte del quale dice che” ora è il capo del Movimento 5 Stelle”.

Tutto ciò dà una chiara idea di quante e quali forze siano mobilitate, non solo in Italia ma anche altrove, per far restare Giuseppe Conte a capo del nostro governo con una maggioranza assai diversa da quella che l’aveva fatto improvvisamente apparire alla ribalta della vita pubblica italiana.

Mentre scrivo nessuno può ancora dire se l’operazione riuscirà, ma comunque vada ne resta comunque vero il senso, che merita di venire ben compreso. In tale prospettiva vale la pena di guardare – al di là delle sceneggiate di ogni giorno — alla sostanza degli schieramenti che si confrontano sulla scena della nostra vita pubblica. Parlo qui di nuovo di “girondini” e di “giacobini” usando per analogia termini entrati nella storia  con la Rivoluzione francese.

Malgrado ogni antipatia personale tra i loro leader e ogni frizione di superficie, nel profondo il Pd e il Movimento 5 Stelle stanno dalla medesima parte essendo entrambi “giacobini”, ossia centralisti, statalisti e convinti della presunta funzione salvifica del potere politico. Allo stesso modo Lega e Forza Italia sono entrambi “girondini”, ossia liberali, in vario modo autonomisti e convinti che il potere lavori per il progresso solo nella misura in cui facilita l’emersione delle forze positive della società civile. Dalla lettura attenta dei loro programmi elettorali, reperibili sui rispettivi siti telematici ufficiali, queste prossimità e queste distanze risultano con grande evidenza. Abbastanza diverso e particolare è invece il caso di Fratelli d’Italia il cui programma (“Le priorità in 15 punti”,  www.fratelli-italia.it) è in larga misura erede del progetto politico statalista della Repubblica Sociale Italiana.

Pertanto, per spiacevole che ciò sia per tanti motivi, la fine del governo giallo-verde e l’alleanza giallo-rossa costituiscono a mio avviso una positiva razionalizzazione del quadro politico italiano.  E’ illuminante in proposito confrontare la linea dei vari partiti con riguardo alla scuola. Oggi sul Corriere Gian Antonio Stella giustamente definisce la scuola “il perno, l’unico che abbiamo, per il nostro riscatto dall’attuale fase di declino economico e politico del nostro Paese”, anche se poi resta alla denuncia della situazione senza indicarne alcuna via d’uscita.  Il quasi-monopolio statale della scuola pubblica è il nocciolo della questione. La pretesa dello Stato di essere l’unico o quasi unico maestro dei propri cittadini è infatti non solo il motore irrefrenabile di una gigantesca involuzione burocratica ma anche in ultima analisi il seme della tirannide.

Il confronto dei programmi elettorali più recenti (quelli cioè per le elezioni politiche del 2018) è perciò al riguardo la proverbiale cartina al tornasole. Per il Movimento 5 Stelle “Uno dei temi oggi più dibattuti in materia di istruzione è senz’altro rappresentato dall’erogazione di contributi statali alle scuole non statali”. Secondo i 5 Stelle, “Lo Stato annualmente si fa carico di garantire ingenti risorse agli istituti privati”. In effetti, osserviamo, si tratta di 518 milioni su quasi 49 miliardi di euro stanziati nel 2019 del solo Ministero della Pubblica Istruzione, cui va aggiunta la spesa di comuni e province per la costruzione e manutenzione degli edifici scolastici. Quindi parlare di “ingenti risorse” è un oltraggio al comune senso del pudore.

Il M5 Stelle propone ad ogni modo “ l’abolizione dei finanziamenti alle scuole private (…); La modifica della legge 62 del 2000 che ha istituito la parità scolastica per le scuole private, affinché ci sia una distinzione chiara tra scuola statale e scuola privata.”. Nel suo programma il Partito Democratico non giunge a tanto, non volendo o non potendo rinnegare una legge a suo tempo proposta da un suo ministro. Tuttavia nelle sue proposte in materia si avverte chiaramente che viene presa in considerazione soltanto la scuola statale.

Sull’altro versante Forza Italia con stile telegrafico si schiera per “Più libertà di scelta per le famiglie nell’offerta educativa(la scuola statale non è l’unica via): introduzione progressiva del costo standard e del buono scuola. Nessun dualismo tra scuole pubbliche e paritarie, entrambe contribuiscono alla crescita educativa e culturale; incentivazione della competizione pubblico-privato a parità di standard (si mantiene l’attuale ruolo della scuola paritaria come valida alternativa all’istruzione pubblica);”.

La Lega per parte sua dedica al problema un intero paragrafo dal titolo “Scuole paritarie e parentali” in cui si legge:

“La Costituzione italiana, all’articolo 30, riconosce che l’educazione e l’istruzione dei figli sono un diritto e un dovere dei genitori. L’articolo 33 assicura inoltre “piena libertà” alle “scuole non statali che chiedono la parità”. Le scuole paritarie e le scuole parentali sono quindi un imprescindibile presidio sussidiario della formazione e garantiscono, d’intesa col sistema pubblico, il pluralismo educativo e rispondono a un diritto fondamentale e costituzionalmente garantito. Lo Stato oggi spende per ogni studente oltre 7mila euro l’anno. Questa spesa, a regime, deve essere – in base a misure progressive – affidata ai genitori attraverso uno specifico «buono scuola», affinché possano liberamente scegliere la migliore struttura formativa per i loro figli. Lo Stato cioè – rispondendo al dettame costituzionale – agisce esso stesso in un regime di equa “concorrenza” (intesa nel senso di garanzia di pari condizioni), che genera miglioramento continuo, sia nelle scuole pubbliche che in quelle paritarie e parentali. Gli obiettivi primari che accomunano l’intero sistema educativo devono essere orientati a: • Creare nei giovani uno spirito autenticamente critico, fortemente orientato alla conoscenza del sé e della propria identità, per affrontare le sfide del domani e i problemi dell’oggi. • Creare le condizioni affinché la formazione possa aprire al mondo del lavoro e garantire e orientare l’inserimento occupazionale nei settori che rispondono alle singole aspettative, richieste, esigenze.”

E’ un paragrafo (uno dei tanti di questo documento) che forse non è stato letto da tutte le anime belle, compresi diversi prelati, che in Italia tifano per l’eventuale governo giallo-rosso tirando rumorosi sospiri di sollievo alla vista del possibile passaggio della Lega all’opposizione.

 

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Crisi di governo: le anime belle, la Lega, il Movimento 5 Stelle, la scuola, la realtà e i fatti

  1. Bocian ha detto:

    Caro dott. Ronza, un paio di considerazioni e un auspicio:
    1) la recente (e scombiccherata) Riforma dell’Istruzione Professionale accentua la frammistione (quasi un occhiolino) con le istituzioni private dei centri di Formazione Professionale, i quali beccano un fracco di quattrini dallo stato eppure nessuno dice niente in merito;
    2) il problema del “costo standard” non lo si è voluto affrontare neppure per le siringhe degli ospedali, figuriamoci per un sistema complesso come la Scuola: varrebbe anche la pena di osservare che uno stipendio normale di un docente in certe parti d’Italia garantisce una vita più o meno dignitosa mentre in altre parti, considerati i costi collaterali, fa arrivare molto a malapena alla fine del mese. E, per carità di patria, nulla aggiungo sulla forsennata e a tratti ossessionante corsa a orientare la formazione/istruzione degli alunni “in base alle possibilità e alle esigenze del territorio”.

    Auspicio: mandi questo articolo a Giorgio Vittadini, ricordandogli magari che sulla questione della “scuola libera” in tanti, parecchi anni fa, ci hanno scommesso e giocato le proprie energie (anche economiche) e quelle dei loro cari.
    Cordiali Saluti

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