Salvini: un po’ di marcia nel deserto potrebbe non fargli male

Con quasi l’80 per cento dei voti a favore dell’alleanza con il Partito Democratico, l’esito della consultazione dei militanti del Movimento 5 Stelle ha dimostrato ieri che le prossimità sostanziali tra la cultura politica dei due partiti pesano di più delle antipatie personali e degli scontri tra i loro rispettivi gruppi dirigenti.

Sono evidenti i limiti di tale consultazione con cui  via internet 79 mila militanti hanno scelto in nome e per conto dei 4,5 milioni di elettori che avevano votato 5 Stelle alla elezioni europee dello scorso maggio (per non dire dei 10,7 milioni di elettori delle elezioni politiche del marzo 2018). Ciò fermo restando, come già ebbi occasione di scrivere qualche giorno fa (cfr. Crisi di governo: le anime belle, la Lega, il Movimento 5 Stelle, la scuola, i fatti e le parole) l’innegabile emersione di tale prossimità mi sembra comunque una novità positiva. E lo stesso vale per l’altrettanto innegabile emersione dei maneggi in sede internazionale che hanno giocato a favore del disinvolto giro di valzer di Giuseppe Conte.

Nell’area “girondina” schierata contro questi giacobini la Lega è oggi in ogni caso la forza dominante. Forza Italia è ormai in disfacimento mentre dall’altra parte —  al di là dell’aria simpatica e decisa di ragazza romana di borgata di Giorgia Meloni – sta la realtà del suo passato di ultras di estrema destra; e soprattutto sta la realtà di un partito, Fratelli d’Italia, la cui cultura politica pesca in larga misura nel programma della Repubblica Sociale Italiana.

Per chi è schierato contro l’alleanza giacobina che ora andrà al potere gridare al “mercato delle vacche” e cose del genere soggettivamente sarà magari uno sfogo salutare ma obiettivamente è una perdita di tempo. Diventa molto più  utile e importante domandarsi di quali consensi, in aggiunta a quelli del suo attuale elettorato, una forza popolare come la Lega  abbia bisogno – in sede sia nazionale che internazionale — per non farsi giocare un’altra volta.  In tale prospettiva alla Lega e a Salvini un po’ di marcia nel deserto potrebbe non fare affatto male.

4 settembre 2019

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Salvini: un po’ di marcia nel deserto potrebbe non fargli male

  1. michelecrt ha detto:

    Che FdI rappresentino una linea di continuità con la cultura politica del fascismo è indubbio. Ma con il programma del PF repubblicano di Verona, che ripescava alcune idee sansepolcriste decisamente di sinistra rivoluzionaria (già dopo nel 1920 ammorbidite alquanto), non tanto. Ricordiamo che si parlava di socializzazione delle grandi imprese. Sul piano sociale non mi pare che FdI siano così radicali. A Verona, contro la volontà di Mussolini, che definì le tendenze emerse “comunistoidi” riaffioravano le correnti sindacaliste-rivoluzionarie, soreliane, dannunziane anche se solo per una combinazione di tragiche circostanze che al di là dei proclami finirono per lasciare quasi del tutto inattuato il programma rivoluzionario.

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