La pretesa origine antropica del riscaldamento globale: l’importanza di capirne le vere ragioni, che non sono scientifiche ma politiche

Diventa sempre più importante rendersi conto che la pretesa indiscutibilità dell’origine antropica dell’attuale fase di riscaldamento della Terra ha ben poco di scientifico e invece moltissimo di politico. È evidentemente il motore di un movimento che tende ad imporre per altra via il progetto, già tragicamente fallito nel secolo scorso, dell’economia a pianificazione centralizzata. Questa volta sotto la guida non del Partito bensì di un’ élite di esperti così “illuminati” da avere il diritto di guidare non più solo la classe operaia ma il mondo intero.

Ciò spiega una  circostanza che sarebbe altrimenti incomprensibile: che tale affermazione e la sua pretesa indiscutibilità siano una “cosa di sinistra”. Di per sé l’ambiente è un bene comune indivisibile che appartiene a chiunque, di qualunque colore politico sia. Se quindi, diversamente che in altre aree, a  sinistra tale teoria è per tutti un tabù intoccabile, ciò significa che le sue radici pescano non nella scienza bensì nella politica. Se infatti il mutamento climatico in corso è di origine naturale ogni Paese o gruppo di Paesi vi si può adeguare autonomamente e nel quadro dei più diversi sistemi socio-economici. Se invece è di prevalente o esclusiva origine umana diventa necessario che la questione venga affrontata da un governo mondiale e nel quadro di  forme di pianificazione economica centralizzata.

Senza tornare su argomenti già toccati (cfr. tra l’altro in questo stesso sito La vera emergenza del nostro tempo non è il riscaldamento globale bensì la crisi demografica, ma nessuno ne parla, 2 maggio 2016; La favola del riscaldamento antropico globale: le fragili basi scientifiche e le solide ragioni politiche31 luglio 2019), vorrei richiamare qui l’attenzione sul contributo che in Italia il sistema mediatico dà all’imposizione di tale tesi e quindi alla censura della tesi opposta.

Un articolo nel quale Franco Battaglia, professore di chimica fisica all’università di Modena, dava con ampiezza di argomenti e di dati i motivi per cui non è d’accordo con la tesi dell’origine antropica dell’attuale fase di riscaldamento della Terra è stato pubblicato ieri sul Corriere del Ticino, il più diffuso quotidiano della Svizzera Italiana. Battaglia non l’avrebbe di certo potuto pubblicare non solo sul più diffuso quotidiano italiano, ma nemmeno su quasi tutti gli altri. In Italia (cfr. Riscaldamento globale: chi non si allinea non ha diritto di parola, 28 agosto 2019) la notizia di una petizione al presidente della Repubblica e alle altre maggiori cariche dello Stato nella quale si affermava la medesima cosa — pubblicata lo scorso 17 giugno e ad oggi firmata da  circa 200 scienziati –, è stata ripresa da un solo quotidiano, La Verità. Persino l’ ufficiosa agenzia Ansa, prima fonte di notizie della stampa italiana, non ha dato eco alcuna al comunicato che i promotori della petizione, tra cui lo stesso Franco Battaglia, le avevano spedito.

D’altra parte in questa censura l’agenzia Ansa è in buona compagnia. L’anno scorso l’inglese BBC — uno dei quattro-cinque giganti dell’informazione che alla scala mondiale stabiliscono che cosa si deve sapere e che cosa non si deve sapere – ha inviato alle sue redazioni sparse per il mondo delle linee-guida interne con cui viene stabilito come parlare del cambiamento climatico. In queste linee-guida la BBC dice che “essere imparziali non significa dare spazio a chi nega il cambiamento climatico così come non si può negare che il Manchester United sabato scorso abbia vinto 2 a 0”. Al di là della confusione equivoca tra chi nega il cambiamento climatico e chi ne nega l’origine umana, due cose ben diverse l’una dall’altra, restano da fare delle ben meste considerazioni su quel che rimane della storica tradizione di imparzialità della BBC.

Per dare un’idea di quale sia la qualità della campagna allarmistica in tema di cambiamenti climatici, che il grosso del circo mediatico internazionale sta facendo alla scala mondiale, nel suo articolo sul Corriere del Ticino Battaglia cita il caso dell’allarmante notizia diffusa lo scorso 3 agosto secondo cui “in un solo giorno si erano sciolti in Groenlandia 11 miliardi di metri cubi di ghiaccio”. Senonché, osserva lo scienziato modenese “la Groenlandia è coperta da 1700 miliardi di metri quadrati di ghiacci, profondi in media 2 chilometri: dividendo volume per superficie di base si ottiene un’altezza di 6 millimetri. Un’erosione di 6 millimetri di ghiacci profondi 2 chilometri non sembra una notizia allarmante”. E in realtà che in un giorno di piena estate in Groenlandia il manto di ghiaccio minimamente diminuisca è cosa normale. Quindi non si può neanche dire che sia una notizia. Ciononostante si è brandita questa informazione per diffondere allarme in tutto il mondo.

12 settembre 2019

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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