Dopo Pontida: quello che (purtroppo) manca a Salvini

Quel che manca a Salvini non è il consenso della base popolare del suo partito. La grande folla di militanti della Lega che, come ogni anno, si è radunata ieri in assemblea generale a Pontida (Bergamo), lo ha confermato. Gli mancano però sia quella consistente alleanza in sede di Unione Europea che quel solido e ben studiato progetto di riforma generale dello Stato senza i quali continuerà ad andare incontro a sconfitte a Roma logorando la pur tenace pazienza dei suoi sostenitori.

A me dispiace dal momento che continuo a essere convinto che, oggi come oggi, sia  meglio  stare con i barbari che con gli ottimati (cfr. Crisi di governo: meglio stare con i barbari che con gli ottimati, e men che meno con quelli che stanno non si sa dove, 26 agosto 2019). Tuttavia così purtroppo vanno le cose, a meno che Salvini non abbia un piano segreto, ma se fosse si tratterebbe di un segreto davvero ben custodito.

L’Unione Europea è attualmente una trappola in cui una Commissione non eletta e condizionata da una tecnocrazia al servizio di grandi interessi per lo più tedeschi e francesi sta sottraendo ogni sostanziale potere alla democrazia degli Stati membri. Ciò non toglie però che in questa trappola siamo ormai caduti, e senza forti alleanze non potremo mai venirne fuori. L’Italia, che tra i maggiori membri dell’Unione ne è il più svantaggiato, avrebbe tutte le carte per diventare il perno della resistenza a questa evoluzione. Da sola infatti conta poco davanti al patto di ferro franco-tedesco, mentre conterebbe invece ben di più se si presentasse a Bruxelles anche  come antesignano dei legittimi interessi dei Paesi dell’Est europeo, che pure ne pagano le spese a caro prezzo. La Lega oggi all’opposizione dovrebbe avere a mio avviso un suo progetto in tal senso, e quindi una sua “politica estera”, ma non ce l’ha.

La “flat tax”, che ahimè in inglese (ossia nella lingua delle élite che dice di voler combattere) Salvini ha riproposto ieri a Pontida, è una grande idea, un motore certo di sviluppo, ma non è uno scherzo. Anche se andasse al potere con una grande maggioranza parlamentare nessuna forza politica riuscirebbe a farla senza riorganizzare l’intero bilancio dello Stato, il che implica una sua riforma generale. Senza una tale riforma la flat tax è un’impresa sovrumana. Sarebbe quindi importante che Salvini si rassegnasse all’idea che sia superiore persino alle sue forze, per strano che ciò gli potrà magari sembrare. D’altra parte una riforma del genere non si fa in quattro e quattr’otto  una volta arrivati al governo potendo solo limitarsi a mettere ai remi gli esperti della burocrazia ministeriale. E’ ovvio che questi si metteranno a remare contro, un’arte in cui tradizionalmente eccellono. Salvini, la Lega, il centrodestra dovrebbero perciò pensare subito a raccogliere tutte  le alleanze nei ceti professionali dirigenti e tutte le competenze nel campo delle scienze sociali che occorrono per prepararsi per tempo a svolte di queste dimensioni. La tenace pazienza dei militanti del pratone di Pontida è necessaria, ma non sufficiente. Credere che lo sia è innanzitutto una mancanza di rispetto verso di loro.

 

16 settembre 2019

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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