Il pensiero unico, il riscaldamento globale, «la Repubblica» e il coraggio dell’Accademia dei Lincei

Se qualcuno ancora non avesse capito che siamo in un’epoca in cui la libertà tende a restringersi, la magra figura fatta in questi giorni dall’Accademia dei Lincei è un’ottima occasione per rendersene conto.

Prendendo un’iniziativa che avrebbe potuto farle grande onore, l’Accademia, storica pietra d’angolo della libertà della ricerca e degli alti studi del nostro Paese, aveva accettato di organizzare per il 12 novembre nella sua sede in Roma un convegno sul tema “Il riscaldamento globale: gli interventi di mitigazione”. Nel corso di esso sarebbe stata presentata anche una comunicazione dal titolo: “Considerazioni critiche sulla teoria del riscaldamento globale antropogenico” con cui si sarebbe finalmente aperto un dibattito che una “lobby” internazionale sta cercando con ogni mezzo di tenere chiuso (cfr. tra l’altro in questo stesso sito Riscaldamento globale: chi non si allinea non ha diritto di parola, e   Riscaldamento globale: Trotskij, Lenin, il buon senso e «Bella Ciao» )

Apriti cielo! Con un articolo del titolo “I Lincei organizzano un convegno sul clima. E fanno parlare il negazionista Battaglia” lo scorso 18 settembre La Repubblica scende a in campo lanciando un avvertimento: “Il comitato organizzatore ha approvato la presentazione di una comunicazione dal titolo: «Considerazioni critiche sulla teoria del riscaldamento globale antropogenico». Battaglia è uno degli autori. A essere messo in dubbio è il ruolo dell’uomo e delle sue emissioni di gas serra nel riscaldamento climatico”.

Il coordinatore del comitato organizzatore Bruno Carli, fisico dell’atmosfera del Cnr, abbozza una.. difesa d’ufficio: “”Battaglia avanza dei dubbi che non sono giustificati, ma sono comunque diffusi (…). “Abbiamo pensato che per smentire la tesi del pensiero unico fosse meglio discuterli in un convegno pubblico, e lì contestarli. Nella votazione ci siamo divisi, ma i sì hanno vinto con due voti, un contrario e un astenuto”.

Passa qualche giorno e invece l’Accademia si piega e annulla il convegno. “Siamo spiacenti di informarla” scrive a Franco Battaglia e a agli altri promotori dell’incontro, “che il Convegno è stato annullato poiché, a causa di polemiche interne alla comunità nazionale del settore, sono venuti a mancare alcuni contributi essenziali per lo svolgimento del Convegno secondo gli obiettivi dell’Accademia. Ci scusiamo per l’inconveniente”.

Rispetto al discorso all’Unu di Greta Thunberg e al susseguente sciopero internazionale studentesco per il clima, la vicenda ha comunque un’eco mediatica irrisoria. Frattanto però un documento firmato non solo da Battaglia ma fra gli altri da Carlo Rubbia e da Antonino Zichichi, in cui si critica la tesi dell’origine antropica del riscaldamento globale, è stato sottoscritto da circa 500 scienziati di ogni parte del mondo, e sarà a tema di un convegno internazionale in programma a Oslo nei prossimi 18-19 ottobre. Non ci resta a questo punto che augurarci che abbia luogo come previsto; che insomma qualcuno a Oslo abbia il coraggio che è mancato a Roma.

Ancora un’osservazione, prima di concludere, sui modi della campagna de la Repubblica contro Battaglia e gli altri studiosi in dissenso dalla tesi dell’origine antropica del riscaldamento globale. Quelli come Battaglia sarebbero non degli scienziati che danno un loro giudizio su un fenomeno naturale bensì dei “negazionisti”. “Negazionismo”, “negazionisti” sono neologismi nati a suo tempo per definire coloro che negano che siano esistiti i campi di sterminio nazisti; persone cioè che non esprimono una loro certa opinione a proposito di un fatto, ma che negano il fatto in sé. Usare queste parole per definire chi su qualcosa ha opinioni sgradite all’ordine costituito equivale perciò a negare e a reprimere la libertà di opinione.

Diventa allora comico, ma anche triste, andando a cercarli nell’archivio telematico del diffuso quotidiano romano, leggere in  calce ad articoli del genere questa solenne epigrafe a firma del suo attuale direttore, Carlo Verdelli:

“La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile”

Che dire? Forse è meglio prendere nota  senza dire nulla.

29  settembre 2019

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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