L’Alta velocità e i suoi misteri

Se l’alta velocità procede piano, Corriere del Ticino*, 3 ottobre 2019

E’ una ben strana vicenda quella delle nuove linee ferroviarie veloci transalpine che interessano l’Italia. Una, quella costituita da AlpTransit e insieme dal Lötschberg (le due linee con lunghi tunnel transalpini di base già in funzione da anni in territorio svizzero, Ndr), esiste già ma Roma cerca il più possibile di fare come se non ci fosse, un’altra è in costruzione al di sotto del passo del Brennero, al confine tra Italia e Austria, senza che nessuno ci trovi niente da ridire; un’altra ancora infine, la Tav Lione-Torino, è in ballo da trent’anni a causa della mobilitazione contro di essa di un tenace e aggressivo movimento di matrice neo-anarchica.

Alcuni giorni fa, lo scorso 23 settembre, a Saint-Martin-la-Porte, in territorio francese, è stato completato lo scavo dei primi 9 dei 57,5 chilometri della galleria di base della Tav Lione-Torino. Alla cerimonia organizzata per la circostanza erano presenti un ministro e altre autorità francesi nonché alti funzionari dell’Unione Europea, che finanzia l’opera in misura consistente. Non c’era invece nessun rappresentante del nuovo governo italiano, di cui fa parte il Movimento 5 Stelle che quando era uno dei due pilastri del governo precedente si era schierato pancia a terra contro la Tav. E non solo: per bocca di suoi esponenti di primo piano aveva anche sostenuto che l’opera non era finora nemmeno iniziata. Lo stesso capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, allora ministro dello Sviluppo Economico, aveva detto solennemente “che la Francia non ha ancora scavato un solo centimetro di tunnel della Tav. E persino Alessandro Di Battista, l’altro leader dei 5 Stelle ormai spesso in dissenso da Di Maio, su questo si era dimostrato pienamente d’accordo con lui. “Non esiste alcun cantiere della Tav”, aveva sostenuto,” in Italia come in Francia, dove ormai ci hanno rinunciato”. Anche se adesso nel nuovo governo giallo-rosso i ministeri competenti per materia sono in mano al Partito Democratico, Pd, e non più ai 5 Stelle, una presenza ufficiale del governo di Roma in un cantiere che non c’era, e alla cerimonia con cui si inauguravano 9 chilometri di uno scavo che non c’era, rischiava di essere imbarazzante.

Tante stranezze non sono peraltro un fulmine a ciel sereno, ma hanno fra l’altro una ragione profonda. Non da oggi ma sin dalla fondazione dello Stato italiano nel 1861, un vincolo di tipo politico pesa sul sistema delle infrastrutture viarie dell’Italia condizionandone l’efficienza da un punto di vita socio-economico: si tratta della preoccupazione di tenere soprattutto ben agganciato il Nord  alla capitale (dapprima Firenze e poi Roma) e al resto della penisola italiana. A causa di ciò l’Alta Italia continua fino ad oggi ad avere una rete ferroviaria sbilanciata: l’asse Est-Ovest Torino-Milano-Venezia-Trieste, che dovrebbe esserne la spina dorsale, è invece una semplice somma di segmenti di linee che collegano le sue principali città con Roma. Basti dire che a tutt’oggi la rete delle linee riservate all’alta velocità percorsa dei Frecciarossa e dagli Italo ha come asse la tratta continua Torino-Salerno, mentre lungo la direttrice Torino-Trieste l’alta velocità arriva soltanto a Brescia. Da ciò derivano per l’Alta Italia non solo degli svantaggi immediati — di cui sono una prova evidente i quotidiani intasamenti di camion ai nodi autostradali di Milano e di Venezia — ma anche un grande freno complessivo allo sviluppo del suo ruolo di crocevia degli scambi fra il Sudest e il Sudovest dell’Unione Europea, cui un AlpTransit non fermo a Lugano potrebbe contribuire molto positivamente.

A tutto questo si aggiungono oggi i forti interessi della Germania a un collegamento diretto con l’Italia attraverso l’Austria e la Val d’Adige, che aiutano a capire come mai le organizzazioni neo-anarchiche di cui si diceva facciano da decenni fuoco e fiamme contro il procedere della Tav Torino-Lione mentre ignorino totalmente i cantieri in territorio italiano della nuova galleria di base del Brennero. Ciononostante, spinta un po’ dalla forza delle cose e un po’ dalla forza della Francia, la Tav Torino-Lione avanza seppur a piccola velocità. Frattanto una cooperazione tra Regioni italiane del Nordovest e Svizzera a sostegno del collegamento veloce della pianura padana con AlpTransit sarebbe a mio avviso più che mai auspicabile.

*Quotidiano della Svizzera Italiana

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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