Cronache della partita diplomatico-militare che, sulla pelle di tanta gente, si sta giocando in Siria

Se volessero davvero condannare e contrastare l’incursione turca in territorio siriano, l’Italia e gli altri membri dell’Ue da cui la Turchia compra armamenti dovrebbero mettere l’embargo non tanto sulle armi quanto sulle munizioni. La guerra si può tranquillamente fare con le armi che già si hanno. Sono le munizioni che si consumano rapidamente. Se poi, come ha annunciato oggi il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il nostro Paese porrà l’embargo non sui contratti di fornitura di armi in corso ma su quelli futuri allora siamo alla burla.

Lasciamo stare quindi l’Italia e il resto dell’Unione Europea, che al riguardo si stanno purtroppo coprendo di ridicolo, e cerchiamo di capire quale possa essere la recondita…partita a scacchi diplomatico-militare che sulla pelle di tanta gente si sta giocando  in Siria. Paradossalmente pare che alla base degli scontri in corso ci sia stato un accordo segreto tra Russia e Turchia per ripartirsi il controllo del nordest della Siria dopo l’annuncio del ritiro delle forze americane. In base a tale accordo Ankara avrebbe mano libera a Damasco su Idlib,  ultimo rifugio di quel che ancora resta dell’Isis, in cambio l’avanzata delle sue truppe nel lembo del nordest della Siria sin qui sotto controllo curdo-siriano. Lo conferma anche il fatto che venerdì scorso la Russia ha posto il veto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu a una risoluzione con cui si chiedeva alla Turchia di porre termine alla sua offensiva.

A questa mossa le Forze Democratiche Siriane, FDS, ossia le milizie dei curdi di Siria, hanno però risposto stringendo un inatteso e sorprendente accordo con  Damasco. In forza di esso stanno cedendo alle truppe governative il controllo della città-simbolo di Kobane e di altre località situate a ridosso del confine siro-turco nella parte più meridionale del territorio che sin qui controllavano. In cambio hanno però ottenuto di mantenere il controllo della sua parte più settentrionale ove tra l’altro si trova Kamishli, città di oltre 80 mila abitanti dotata pure di un aeroporto internazionale.

Essendo le località restituite al governo di Damasco obiettivo dell’offensiva turca, diventerebbe così inevitabile uno scontro diretto dell’esercito di Ankara non più con forze irregolari curde bensì con l’esercito di Damasco: un evento di ben più grave peso politico che tutte le parti in causa vogliono evitare. E’ perciò molto probabile che nell’area si arrivi a una ripartizione concordata e pacifica tra zone sotto controllo turco e zone sotto controllo siriano. D’altro canto la presenza in Siria di truppe della Turchia, ovvero dello Stato erede dell’antico Impero ottomano, susciterà inevitabilmente nell’intero mondo arabo suscettibilità ben difficili da governare. Quindi non potrà durare a lungo. La partita è dunque destinata a concludersi con un ulteriore rafforzamento del ruolo della Russia nel Vicino Oriente e del suo cauto ma efficace patronato dell’asse siro-iraniano. Con tanti saluti agli Stati Uniti e all’Unione Europea.

14 ottobre 2019

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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