Alitalia o AliRoma? Questo è il problema

Alle radici della crisi di Alitalia, Corriere del Ticino (*), 28 novembre 2019

Per cercare di liberarsi di Alitalia — l’ex-compagnia aerea di bandiera italiana che perde soldi ormai da vent’anni e che lo Stato non può continuare a pagare all’infinito – l’ultima trovata sarebbe quella di dividerla in tre diverse società. Nella prima, che Lufthansa sarebbe interessata a comprare,  verrebbero raggruppati la flotta e il personale di volo (circa 6500 tra piloti e assistenti). Nelle altre due rispettivamente il personale di terra e il personale dei servizi di manutenzione, 3 mila e 2 mila addetti.  La prima delle tre società diventerebbe dunque qualcosa di simile a ciò che sono Swiss e Austrian Airlines, mentre le altre due resterebbero sulle spalle dello Stato italiano che in pratica le liquiderebbe facendosi carico dei relativi ammortizzatori sociali.

Alitalia entrò apertamente in crisi alla fine del secolo scorso, più o meno negli stessi anni in cui accadde lo stesso a Swissair e ad altre compagnie di bandiera europee. Mentre però la vicenda di Swissair si risolse nel 2002 con il suo drammatico ma in fondo salutare fallimento, Alitalia ha continuato a sopravvivere a se stessa a spese dello Stato ossia dei contribuenti. Secondo uno studio del 2015 di Mediobanca, il più importante istituto italiano di credito agli investimenti, la somma degli aiuti versati ad Alitalia a vario titolo dal governo di Roma tra il 1974 e il 2014 ammontava a 7,4 miliardi di euro in valore aggiornato al 2014. Secondo l’autorevole quotidiano economico Il Sole/24Ore, da allora alla fine della scorso 2018 la cifra è poi ulteriormente aumentata fino a raggiugere gli 8 miliardi e 700 milioni di euro.

La storia degli aiuti di Stato ad Alitalia cominciò infatti già ben prima che la crisi della compagnia diventasse nota ed evidente. Dal 1974 a oggi undici diversi governi di Roma dei più vari orientamenti hanno dato soldi ad Alitalia. Qualcuno si è anche divertito a farne la graduatoria con riguardo ai rispettivi premier. Ai primi tre posti sono nell’ordine Berlusconi  (un miliardo e 908 milioni), Prodi (un miliardo e 674 milioni) e Gentiloni (900 milioni). Seguono Giulio Andreotti, Bettino Craxi, Aldo Moro, Enrico Letta e Matteo Renzi.

Nata nel 1946 come società di proprietà dello Stato attraverso l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, Iri, dal 2009 Alitalia è ufficialmente privata. Ciononostante ha continuato a ricevere soldi dallo Stato italiano che adesso, come abbiamo visto, già si prepara a spenderne altri. L’unico tentativo serio di salvarla risale al 1997-99 quando si andò vicino a un accordo per la sua fusione con la compagnia olandese Klm. L’accordo prevedeva che l’hub della compagnia venisse spostato da Roma-Fiumicino a Milano-Malpensa e che l’aeroporto di Milano-Linate restasse in funzione  solo per i voli tra Milano e Roma. La cosa non funzionò finché nell’aprile 2000  Klm se ne ritirò non esitando per questo a pagare una penale da 250 milioni di euro. Quando poi nel 2006 Klm si era già fusa con Air France, il nuovo gruppo Air France / Klm  manifestò un suo forte interesse per Alitalia ma nel 2008, visto che Berlusconi vi era contrario, ritirò la propria offerta.

La vicenda aiuta a capire quale sia in realtà il nocciolo del problema di Alitalia (come analogamente quello della Rai). Alitalia in realtà è AliRoma, un’azienda che insieme appunto alla Rai è una delle due maggiori fonti di posti di lavoro della grande città laziale al di fuori dell’amministrazione dello Stato. Non si tratta in effetti di vere aziende private: sia le assunzioni di personale che gli acquisti di materiali e di servizi sono influenzati dalle politica. Anzi lo stesso fatto che abbiano sede a Roma dipende dalla politica. Le compagnie aeree efficienti  hanno di regola il loro hub nelle capitali economiche e non in quelle politiche. Air France ha sede a Parigi perché la città è capitale sia economica che politica. Swiss non ha invece sede a Berna, né Lufhansa a Berlino, e a Washington non ha la propria base principale nessuna grande compagnia aerea degli Usa. Bastò invece la richiesta di Klm di spostare l’hub di Alitalia da Roma a Milano a provocare il fallimento di un accordo già sottoscritto. Il fatto di avere per capitale una grande città che non ha un’economia produttiva ma vive quasi soltanto di spesa pubblica è un fattore-chiave della crisi italiana. Purtroppo è però un problema che sin qui nessuna forza politica ha mai osato sollevare perché chi lo sollevasse rischierebbe di perdere il consenso del grosso degli elettori romani: un rischio che sin qui nessun partito ha voluto o potuto correre.

(*) Quotidiano della Svizzera Italiana

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Alitalia o AliRoma? Questo è il problema

  1. Bocian ha detto:

    Egregio Dott. Ronza,
    il ragionamento sembrerebbe non fare una grinza, salvo il fatto che se lo si iterasse ad altre attività (e non solo a quella delle compagnie aeree), dovrebbe teoricamente stare tutto in qualche quartiere di Milano.
    Mah…

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