Politica_Insieme. L’urgenza di una nuova presenza politica dei cristiani, e il caso complicato di Comunione e Liberazione

Oggi occorre innanzitutto ricostruire le ragioni della speranza, senza la quale – diciamolo ancora una volta — non si esce né dalla crisi dell’economia né da quella della politica. Quindi è tra l’altro urgente che una grande autorità morale come la Chiesa faccia nel suo insieme la propria parte senza dimenticarsi di essere, prima di tante altre cose, Mater et Magistra. Non si tratta beninteso di ricostruire un partito come la Dc, frutto necessario dell’epoca della Guerra fredda e perciò venuto meno insieme ad essa ( in tale prospettiva sarebbe fra l’altro l’ora di rendersi conto di quanto Tangentopoli non fu la causa bensì la conseguenza della fine della Prima Repubblica). Ciò fermo restando, a valle resta poi il problema di come, ormai a trent’anni dal tramonto della Dc, una nuova presenza dei cristiani possa riconfigurarsi sulla scena politica del nostro Paese. Non va bene per i diretti interessati ma nemmeno per nessun altro che  una presenza così marcata nel concreto della società italiana resti priva di proporzionati riflessi anche sulla scena politica: ne risulta infatti una democrazia incompleta nella sostanza perché non rappresentativa del Paese nel suo insieme. E ciò non solo e non tanto per motivi per così dire difensivi ma innanzitutto per il rilevante contributo specifico che la gente di fede può dare al bene comune del Paese ( >> Appunti sugli specifici contributi che possono dare i cristiani alla costruzione della casa comune di tutti gli uomini, 17 giugno 2019).

“Il cristianesimo (…) non ha fissato il messianismo nel politico. Si è sempre impegnato, fin dall’inizio, a lasciare il politico nella sfera della razionalità e dell’etica. Ha insegnato l’accettazione dell’imperfetto e l’ha resa possibile. In altri termini il Nuovo Testamento conosce un ethos politico, ma nessuna teologia politica” (Joseph Ratzinger, Chiesa, ecumenismo e politica, cit. in Massimo Borghesi, Luigi Giussani, Edizioni di Pagina, Bari 2013). E’ chiaro quindi che non ha senso puntare a ricostruire un partito di raccolta di tutti i cattolici, una forzatura a suo tempo storicamente giustificata dalla realtà della Guerra fredda e dalla delicata e cruciale posizione che l’Italia aveva in tale contesto, ma che oggi sarebbe improvvida. Si tratta tuttavia di far riemergere un adeguato spazio pubblico come luogo privilegiato della condivisione di quell’ethos politico; e perciò luogo di fraterno  ascolto reciproco delle ragioni di scelte politiche immediate anche molto diverse.

Il Paese delle due comete

In vista di tale obiettivo diventa importante, prima di procedere oltre, farsi un’idea dei grandi blocchi sociali in cui oggi si articola la società italiana. È infatti questa la  realtà delle cose con cui le varie forze e i vari progetti politici devono democraticamente misurarsi. Ribadendo qui quanto già detto e scritto in altre occasioni, mi sembra di poter affermare che attualmente il nostro Paese si componga di due grandi aree, che già in precedenza mi è piaciuto definire ricorrendo all’immagine della cometa. La società italiana si articola a mio avviso in due grandi comete. La prima, quella dell’economia produttiva, ha la testa nel Nord Italia; la seconda, quella dell’economia assistenziale, ha la testa a Roma. Le code di entrambe però serpeggiano intrecciandosi in tutto il resto del Paese. Nell’una si riconoscono tutti coloro che, non temendo le sfide della globalizzazione, mirano a guadagnarsi la vita  con il lavoro produttivo e ritengono di poterci riuscire, e che quindi dal potere politico si attendono più che altro pubblica sicurezza, buoni servizi pubblici, sanità e solidarietà sociale efficienti con la minima pressione fiscale possibile. Nell’altra si riconoscono invece tutti coloro che, sentendosi o obiettivamente esclusi o soggettivamente inadeguati a reggere a quelle sfide, sperano nel lavoro garantito dal potere politico, e quindi nella spesa pubblica assistenziale. Una spesa pubblica che ritengono sarebbe possibile finanziare, tendenzialmente senza limite, continuando a prelevare risorse dall’economia produttiva, immaginata come una fonte inesauribile. Questa pretesa è alimentata dal mito di un’evasione fiscale che si presume gigantesca, vinta la quale si potrebbe continuare a far crescere la spesa pubblica senza strozzare l’economia del Paese. Conseguentemente la seconda delle due aree inclina alla centralizzazione e allo statalismo mentre la prima inclina all’autonomia responsabile e al federalismo.

È questa la realtà delle cose con cui le varie forze politiche devono confrontarsi per scegliere poi a quale delle due aree, o a quale loro segmento,  dare specifica rappresentanza. Sempre a grandi linee mi sembra che oggi le forze liberali, “girondine” diano voce alla prima delle due aree e quelle radicali, postmarxiste, “giacobine” diano voce alla seconda. Per comodità o forse solo per pigrizia si continuano poi di solito a definire di centrodestra le prime e di centrosinistra le seconde, e lo farò anch’io, ma in effetti si tratta di definizioni che restano come eredità di un mondo ormai scomparso. Entrambe contengono al loro interno forze attente più alla produzione che all’equa distribuzione della ricchezza prodotta, per così dire “di destra”, e viceversa forze più attente alla sua equa distribuzione che alla sua produzione, per così dire “di sinistra”. I due quadranti insomma si sovrappongono senza coincidere, il rende ulteriormente complicate le cose, ma così è.

Politica_Insieme: Una novità interessante ma insufficiente

In questo quadro, con riguardo alla riemersione della presenza cristiana  nella vita pubblica del Paese tra i cattolici impegnati nell’area di centro-sinistra qualcosa già si muove. Nel loro Generativi di tutto il mondo unitevi!, Feltrinelli 2018, Mauro Magatti e Chiara Giaccardi propongono un “Manifesto per la società dei liberi” originale nell’impianto e ricco di spunti interessanti. Il caso  più strutturato è però quello di Politica_Insieme, https://www.politicainsieme.com, un’iniziativa lanciata lo scorso 1 novembre da Stefano Zamagni, Leonardo Becchetti e altri. Politica_Insieme  è salita alla ribalta con la pubblicazione del manifesto programmatico “per una presenza pubblica ispirata cristianamente”, http://www.politicainsieme.com/il-manifesto-per-un-nuovo-soggetto-politico-dispirazione-cristiana, che nell’arco di una trentina di giorni dalla sua uscita aveva già raccolto circa 500 firme.

Il manifesto di Politica_Insieme delinea una proposta largamente condivisibile da chiunque avverta l’urgenza e l’utilità di una nuova presenza cristiana sulla scena politica del nostro Paese. A prima vista sembrava dunque proporre la creazione di una «piattaforma» senza un orientamento partitico prestabilito. In seguito però è emersa una scelta di campo assai più ristretta: “Chiaramente il Manifesto e il percorso politico che presuppone è ontologicamente alternativo alla destra, questo è del tutto chiaro”, si è preoccupato di ribadire un altro dei primi firmatari del Manifesto, l’ex presidente della Provincia Autonoma di Trento e ex deputato Lorenzo Dellai, per quasi trent’anni al centro della scena politica del Trentino dapprima come figura di spicco della Democrazia Cristiana poi de La Margherita e infine di un piccolo partito alleato del Pd.

Grazie alle parole di Dellai è insomma diventato chiaro che, seppur con altro spirito e altri obiettivi, Politica_Insieme rientra in quella medesima sfera di iniziative civili volte a rianimare il Pd, e il centro sinistra in genere, di cui le “Sardine” sono la novità più clamorosa. Politica_Insieme non riesce insomma a liberarsi dal luogo comune post-giacobino secondo cui chi non è di sinistra non è qualcuno che pensa anch’egli al bene comune seppur in modo diverso da me. E’ invece prima di tutto e sostanzialmente una persona indegna al servizio di sordidi interessi. È la mentalità in forza della quale, come si vede in questi giorni, si può impunemente accusare un ministro dell’Interno in carica (ossia Salvini al tempo dei fatti) di sequestro di persona perché negò il permesso di sbarco in Italia di un gruppo di migranti irregolari. Vietando loro di sbarcare si sostiene infatti, al di là non solo del diritto ma prima ancora del buon senso, che egli li abbia perciò tenuti sotto sequestro nella nave sulla quale si trovavano.

Da luoghi comuni un po’ manichei come quelli cui ha dato voce Dellai sarebbe ora di emanciparsi, e la prossima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani potrebbe anche essere una buona occasione per farlo. In tale prospettiva ciò che occorre non è tanto un forum in cui stabilire chi ha ragione e chi ha torto bensì un luogo di reciproco ascolto in cui ciascuno, singola persona o gruppo, renda ragione delle proprie convinzioni e delle proprie scelte prudenziali immediate alla luce della dottrina sociale della Chiesa e prima ancora della fede comune. Senza avere alcuna funzione e quindi nessuna  importanza dal punto di vista specificamente politico, un tale luogo potrebbe però divenire una grande testimonianza pubblica di comunione.

Matteo Salvini e il Cardinale

Per il momento però non si affaccia ancora all’orizzonte niente del genere. Politica_Insieme si è preclusa a priori la possibilità di diventare quella comune piattaforma dei cristiani in politica di cui più sopra si diceva. Ferme restando le buone ragioni di chi, avendo interesse e titolo per farlo, intende rianimare il Pd, rimane pertanto aperto il problema della costruzione di una piattaforma in cui si possano riconoscere tutti i cristiani presenti nella vita pubblica. Anche coloro i quali ritengono, come ha affermato il cardinale Camillo Ruini, che con Salvini sia doveroso dialogare.  In una sua intervista apparsa sul Corriere della Sera dello scorso 3 novembre all’intervistatore che gli domandava: “Salvini è così cattivo come lo dipingono? E’ possibile il dialogo con lui? O deve cambiare idea sui migranti?” il Cardinale rispose infatti: “Non condivido l’immagine tutta negativa di Salvini che viene proposta da certi ambienti. Penso che abbia notevoli prospettive davanti a sé; e che però abbia bisogno di maturare sotto vari aspetti. Il dialogo con lui mi sembra pertanto doveroso (…)”.

Seppur con lo stile diplomatico che è il suo, il cardinale Ruini dà così voce autorevole a quella parte dell’episcopato che — senza lasciarsi convincere dal “politicamente corretto” e dalle buone maniere che sono di rigore in un ambiente di élite come quello di sinistra – guardando alla sostanza delle cose riconosce nel leader della Lega una grande capacità di parlare alla gente comune e di comprenderne i valori e le necessità. In questo senso il Cardinale dà nuovo respiro a un giudizio di cui fu pioniere una personalità eminente dell’episcopato italiano, il vescovo di Como Alessandro Maggiolini (1931-2008). Su di lui si veda di Laura D’Incalci l’interessante Alessandro Maggiolini, un vescovo da prima pagina, Cantagalli 2019.

Salvini è senza dubbio grezzo; a meno che — come già a suo tempo  Umberto Bossi – faccia il grezzo più di quanto in realtà sia perché ciò gli rende da un punto di vista elettorale.  Non è però così truculento e forcaiolo come appare se lo si guarda soltanto attraverso la lente deformante della campagna denigratoria di cui è costantemente oggetto da parte della potente flotta mediatica guidata da una parte da la Repubblica  e dall’altra dal grosso dei telegiornali, dei giornali radio e dei salotti televisivi e radiofonici della Rai.

Il caso complicato

Venendo infine alle esperienze cristiane più compiutamente vissute – come è il caso di Cl ma non solo — resta infine da considerare come giudizi e scelte politiche differenti possano convivere fraternamente all’interno di una medesima esperienza di comunione, con tutta la densità di relazioni interpersonali e sociali che ne deriva. Beninteso, la consonanza anche in tema di scelte politiche contingenti non è un di meno ma anzi un di più per chi vive un’esperienza di comunione cristiana. Ci sono però epoche e situazioni in cui una tale unanimità è purtroppo storicamente impossibile; e la nostra è una di queste. Si tratta allora di affrontare fraternamente ma anche con chiarezza i problemi che ne derivano; non di fuggirli e nemmeno di eluderli. Da un punto di vista teorico risulta facile se è vero come è vero che quello di laicità è un principio tipicamente cristiano. Venne introdotto nella storia da Gesù Cristo e dal suo “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. E non a caso, seppur spesso paradossalmente in forme anticlericali, il principio di laicità si è dapprima affermato nei Paesi di tradizione cristiana ed ivi più facilmente permane.

Da un punto di vista esistenziale la questione risulta invece assai più ardua. Ai tempi della Guerra fredda in Italia veniva per così dire sommersa dall’invito a votare comunque per la Democrazia Cristiana; ora però non può più essere così. Come una rete intensa di relazioni ecclesiali comunitarie può venire pacificamente percorsa da messaggi politici e da inviti al voto di segno diverso se non opposto? La questione è seria; e non ci si può rassegnare a rivolverla empiricamente facendo serpeggiare per così dire sottobanco una scelta ufficiosa e tollerando, ma di fatto negando la medesima possibilità di espressione alle altre. Occorre dunque affrontarla per tempo, prima che di nuovo le urgenze elettorali costringano a soluzioni pratiche né  molto serie né molto educative.

26 dicembre 2019

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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5 risposte a Politica_Insieme. L’urgenza di una nuova presenza politica dei cristiani, e il caso complicato di Comunione e Liberazione

  1. Maurizio Cherubini ha detto:

    Leggo con interesse, e buona condivisione di idee, quanto scrive nel suo blog. Tuttavia questa volta rimango un po’ perplesso, soprattutto per la teoria delle due comete. Forse perchè in questi giorni si parlerà di una sola cometa. Però, a parte il termine, quello che non mi “suona”, è la polarizzazione che si descrive in questo articolo. Sarà perchè sono “Romano”! Credo che dipenda dal significato inesatto che si da a certe parole (per esempio, conservatore-progressista, sovranista-europeista, etc.) che è la solita forma di dividere i buoni (produttivi, progressisti, europeisti) dai cattivi (assistenzialisti, conservatori, sovranisti).
    Per quanto riguarda i cristiani in politica. Anche qui noto una discrepanza: se da un lato si afferma, giustamente, che tangentopoli è stata conseguenza della politica, perchè non riconoscere che in politica non ci sono più cristiani semplicemente perchè nella società Italiana sono sempre meno i cristiani? Anche qui appare una parola che confonde: cristiano adulto… che alla fine è quel cristiano che si conforma con la mentalità corrente, non quello che accetta il martirio per testimoniare la propria fede. L’ unità dei cristiani si manifesta, prima di tutto, quando si ha chiaro come attuare sul temi del aborto, eutanasia, gender, matrimonio, procreazione artificiale, etc… mentre oggi regna una gran confusione, grazie anche a diversi nostri pastori. Un cristiano sempre vuole il bene dell’altro (in questo si riflette un poco il termine, altrimenti negativo, di assistenzialismo invece di solidarietà), altrimenti non è cristiano. Anche la parola “produttività” è solo negativa, denigra l’uomo e giustifica la sua eliminazione quando non produce più, se non si pensa a una condivisione con chi ha meno.
    Se la finalità di questo articolo era, alla fine, solo di consigliare le gerarchie ecclesiali a non precludere il voto a Salvini, sarebbe stato meglio affermarlo più chiaramente, senza usare il “politichese”.
    Grazie per l’attenzione.

  2. Sisco22 ha detto:

    Il cristiano Lupi ha votato la legge Cirinnà! Ma nessuno che gliene chieda mai conto. Perché è l’amicizia !

  3. Bocian ha detto:

    Egregio Dott. Ronza,
    – quando i ciellini “applaudono calorosamente” tale Sosa Abascal a Rimini per scemenze teologiche colossali;
    – quando si rinchiudono in un mutismo incomprensibile di fronte a certe spinte non solo dottrinalmente (e socialmente) oltranziste ma anche palesemente a favore di un ben nota “teologia della liberazione”, ammiccante palesemente a sinistra e che a suo tempo contestarono con il massimo vigore;
    – quando non dicono una parola che sia una in coraggiosa difesa di persone (che hanno contribuito non poco alla loro crescita spirituale) ingiustamente messe alla gogna massmediatica;
    – quando la loro divisione su scelte politiche assume i contorni di una contrapposizione totale e tutt’altro che sfumata;
    allora significa una cosa sola:
    che il coraggio si è esaurito e la pista è terminata.
    Caliamo, non senza dolore, un sipario pietoso.

  4. Sono perfettamente d’accordo con voi
    E ora di unirci e lavorare per un risultato politico che metta assieme radici culturali e religiose assieme ad un futuro che non abdichi a se stessi….queste le due comete!

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