Giornata della Memoria, una commemorazione da riequilibrare

Mio padre, comandante partigiano, venne imprigionato a Milano, tradotto nel campo di Fossoli di Carpi con un treno partito dal binario 21, e infine deportato nel lager di Mauthausen da cui ebbe la buona sorte, anzi la grazia, di fare ritorno. Un mio zio fu uno dei leader della Resistenza in Piemonte. Uno zio di mia moglie, Antonio Molino, purtroppo invece a  Mauthausen morì, e il suo nome è scritto a Milano sulle lapidi dei caduti della Resistenza sia al Cimitero Monumentale che sotto il portico del Palazzo della Ragione. Ho la memoria remota ma indelebile di una notte in cui, bambino di pochissimi anni, nella nostra casa di Varese venni tolto dal mio lettino e messo in quello dei genitori per fare posto a dei misteriosi bambini di passaggio che molto più tardi, a guerra finita, venni a sapere essere bambini di una famiglia ebrea in fuga verso la vicina Svizzera. Dico tutto questo perché diventi ben chiaro quanto sia impossibile accusarmi di non avere le carte in regola per dire qui quello che dirò.

E’ fra l’altro per tali solidi motivi che – osservo qui per inciso — mi viene da ridere, ma poi anche mi cascano un po’ le braccia,  vedendo pseudo-partigiani,  che quando finì il fascismo non erano nemmeno nati, sfilare al canto di «Bella ciao», inventata come canzone della Resistenza vent’anni dopo la fine della guerra. Tanto più poi quando incitano al disprezzo e all’odio personale contro l’avversario politico, oggi Matteo Salvini e domani chissà; e in nome della democrazia e della libertà sostengono che lo si deve “cancellare”.

Senza ripetere quanto già scritto in precedenza in questo sito (cfr. tra l’altro Giornata della Memoria: la positiva eccezione italiana e l’esempio dei “giusti” di cui non si vuole parlare, 28 gennaio 2017),  convinto di dare voce a una sensazione inconfessata ma assai diffusa, osservo che la Giornata della Memoria, celebrata ieri anche in Italia secondo gli stereotipi ormai consueti, sta diventando sempre più stucchevole e perciò anche controproducente. Egemonizzato dalla cultura di sinistra e costruito su misura per quanto accadde altrove ma non in Italia, il modello canonico dell’evento, per così dire il suo «format», presenta le lacune seguenti:

In linea generale:

  • Ignora il caso dei rom, che furono oggetti di sterminio sistematico non meno degli ebrei, anche se non hanno la forza culturale e la capacità di influenza sociale che occorre per tenerne altrettanto desta la memoria.
  • Enfatizza il caso di Auschwitz, anche perché a liberarlo il 27 gennaio 1945 fu l’Armata Rossa, fino a lasciare in ombra il fatto che altri lager simili continuarono a funzionare ancora per mesi: Mauthausen, l’ultimo a essere liberato, venne raggiunto dagli americani il successivo 5 maggio. Tanto per fare un esempio tragicamente noto, Anna Frank morì nell’ancora funzionante Bergen-Belsen circa un mese dopo la liberazione di Auschwitz.
  • Racconta la Shoah come un buio assoluto ignorando il caso dei “Giusti delle Nazioni” ossia di tutti coloro che nel pieno della Shoah con grande rischio personale aiutarono e salvarono ebrei testimoniando così che il bene si riaffaccia anche nei momenti in cui il male sembra trionfare definitivamente.

Nel caso dell’Italia in particolare:

  • Si ignora un fatto tanto più straordinario considerando che Mussolini era alleato di Hitler, ossia che quasi l’84 per cento degli ebrei italiani sfuggì alla cattura e all’invio nei lager nazisti grazie a un mobilitazione popolare di massa animata e sostenuta dalla Chiesa.
  • In questo quadro l’indifferenza verso la sorte degli ebrei di cui ora ci si è messi tanto a parlare, si dimostra ipso facto come un atteggiamento nient’affatto predominante nell’Italia di quegli anni.

Non sarebbe ora di liberare finalmente la memoria della Shoah in Italia da tutti questi luoghi comuni e da tutte queste strumentalizzazioni?

28 gennaio 2020

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Diario e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

12 risposte a Giornata della Memoria, una commemorazione da riequilibrare

  1. Bocian ha detto:

    Egregio dott. Ronza,
    nel suo bellissimo articolo mi pare, tuttavia, che manchi un’osservazione “italiana”: che i cosiddetti “antifascisti” odierni e quindi, per conseguenza logica, i – sedicenti – più fieri oppositori dell’antisemitismo, sono curiosamente gli stessi che durante le manifestazioni del 25 aprile sputacchiano sulla brigata ebraica partigiana e bruciano le bandiere di Israele.
    Non mi si dica che i facinorosi sono pochi imbecilli: gli altri assistono silenti (o al massimo emettono flebili sospiri di disappunto), così come nulla dicono sulle posizioni vergognosamente antiebraiche (e non semplicemente antisraeliane) di molte prediche di imam nelle moschee e nelle madrasse di casa nostra.
    Ma si sa: l’odio va condannato solo se proviene dalla parte avversaria. Come hanno mostrato anche le recenti elezioni (e persino certi maleodoranti tweet di prelati), se arriva dalle proprie schiere basta chiamarlo in modo diverso e la coscienza è a posto. Con buona pace di Liliana Segre e della sua commissione, funzionante a comando.

  2. Alberto ha detto:

    Quanto è scritto da Ronza è particolarmente insidioso a partire dalla premessa che vorrebbe dare credibilità a quanto esposto, ma in senso retorico è un bell’esempio di fallacia, non essendoci un rapporto stretto fra essa e quanto poi sostenuto: avere avuto parenti nella Resistenza o purtroppo morti in una lager non è condizione per avere ipso facto un’espressione credibile sull’argomento.
    Se nella Giornata della Memoria si parla molto della persecuzione degli ebrei, ciò dipende dal fatto che furono di gran lunga i più colpiti da essa; ma non è vero che non si parli di altri: più volte in questi anni mi è capitato di sentire parlare del Porrajmos dei Rom in occasione del 27 gennaio; idem per Auschwitz: è stato il campo di concentramento più grande e questo l’ha fatto assurgere ad un ruolo emblematico proprio perché il sistema concentrazionario nazista era diffuso e capillare in quanto finalizzato ad eliminare coloro che erano ritenuti nemici della comunità popolare tedesca.
    Sui “giusti delle nazioni” devo dire di averne sentito parlare molto; figure come Perlasca, Focherini, o lo stesso Bartali ad esempio, sono spesso ricordate in occasione della Giornata della Memoria.
    Quanto al ruolo dell’Italia, purtroppo il regime fascista si macchiò dell’infamia delle leggi razziali e queste solo basterebbero a giustificare il ricordo (amaro) di una pagina nera della nostra storia: forse che l’espulsione dei bambini ebrei dalle scuole del Regno d’Italia non sarebbe da sola un’infamia di cui doversi vergognare, solo per citare una delle conseguenze che esse ebbero?
    Indubbiamente un problema legato alla Giornata della Memoria esiste, ma, credo, esso è legato non ai contenuti, ma alle forme che la caratterizzano poiché esse rischiano di cadere in una sorta di ritualismo e di dejà vu che nuoce al messaggio che essa vorrebbe veicolare.
    Ne hanno scritto in questo periodo, con ben maggiore consapevolezza e competenza di quella che lei dimostra, sig. Ronza, diversi autori, anche a seguito della pubblicazione del saggio di Valentina Pisanty, I guardiani della memoria e il ritorno delle destre xenofobe.
    Quanto scritto in questo sito si configura, al di là delle intenzioni dell’autore, come un assist all’antisemitismo risorgente, dato che sostiene apertis verbis che lo spazio dato alla persecuzione degli ebrei è eccessivo. Per questo Parole più meditate ed equilibrate non guasterebbero.

    • Robi Ronza ha detto:

      A questo mio interlocutore innanzitutto e in sostanza non piaccio io. Perciò, come si può vedere scorrendo l’archivio dei commenti a questo sito, non gli piace mai nulla di quanto scrivo su qualsiasi cosa.
      Non entro perciò nel merito delle sue varie osservazioni lasciando agli altri lettori di confrontarle con quanto avevo scritto al riguardo. Mi limito qui a ribadire un dato: quasi l’84 per cento degli ebrei italiani sfuggì alla cattura e alla deportazione, e questo malgrado che il governo italiano dell’epoca fosse alleato del regime nazista. Se ciò è accaduto qualche motivo ci deve essere.

  3. Alberto ha detto:

    Mi dispiace che la metta su un piano personale, anche perché io non l’ho mai conosciuta personalmente e non so quali motivi avrei per cui lei dovrebbe piacermi o meno. Sto a quello che scrive, e su questo piano vorrei che si ponesse il confronto. Mi sembra che lei piuttosto lo voglia eludere rifugiandosi in mezzucci, come quello di un’antipatia personale da parte mia nei suoi confronti, che non sono all’altezza delle sua intelligenza e preparazione. Non me ne voglia…

    • Bocian ha detto:

      Beh, allora dovresti confutare i dati di Ronza, non farci un pistolotto pseudointerpretativo delle sue immaginifiche latenti intenzioni.
      Già che ci sei potresti parlarci tu degli episodi ultrafrequenti del peggior antisemitismo che vanno in onda ad ogni 25 aprile, fra i ranghi dei cosiddetti antifascisti…

      • Alberto ha detto:

        Credo che Ronza non abbia bisogno di difese sconclusionate come quelle di Bocian. Comunque, se la vogliamo mettere sul piano dei numeri, il 16% di ebrei italiani deportati sono un numero elevato. Ma quella degli ebrei è stata una tragedia europea e in questa ottica va considerata. Fatto è che, a fronte di chi ha aiutato gli ebrei, ci sono stati quelli che hanno fatto delazioni per 5000 lire (tanto veniva dato a chi segnalava gli ebrei) e i repubblichini fascisti che collaboravano coi nazisti nel rastrellamenti.
        Sul 25 aprile, sono d’accordo sullo stigmatizzare gli episodi a cui fa riferimento Bocian; essi purtroppo sono figli dell’irrigidirsi dello stato di Israele nei confronti dei Palestinesi, ma ciò non li giustifica affatto.

      • Bocian ha detto:

        Egregio Alberto,
        noto che oltre che insultare senza motivazione il sottoscritto (perché mai la mia cosiddetta “difesa” sarebbe “sconclusionata” non è dato sapere), non ti accorgi che:
        1) confermi, e neppure indirettamente, quello che Ronza semplicemente sosteneva, ovvero che – considerando che l’Italia fascista era alleata della Germania nazista, ciononostante la persecuzione degli ebrei (che Ronza non nega affatto né sminuisce in alcuno dei suoi crimini) fu assai meno profonda che in Germania; è un dato numerico semplicissimo, non è che c’è da ricamarci chissà quale recondito secondo fine giustificazionista;
        2) gli “episodi”, come li chiami tu (curioso però che siano ricorrenti come i ritornelli delle canzonette), di intolleranza non sono, tout court, contro lo stato di Israele, come vorresti far intendere, ma contro le Brigate Ebraiche della Resistenza, che contribuirono a liberare l’Italia dal fascismo; te lo traduco: erano costituite da ITALIANI ebrei, non già da oscuri emissari di uno stato che doveva ancora nascere. Le manifestazioni di puro odio (ma la commissione Segre dirà mai qualcosa?) a cui assistiamo ogni anno da parte di certa sinistra sono il classico bubbone da cui non riesce a liberarsi, perché – alla fine della fiera – rimane sempre indulgente con certa area estremista e violenta. “Compagni che sbagliano”, si diceva un tempo…
        Mi sa che ha ragione Ronza, nel valutarti.

  4. Alberto ha detto:

    Caro Bocian,
    premetto che “sconclusionato” è ben poco rispetto al tuo “pistolotto pseudointerpretativo delle sue immaginifiche latenti intenzioni” di cui non si capisce esattamente il senso, se non che sono parole poco gentili nei miei confronti (a dispetto del tono apparentemente forbito).
    So benissimo a cosa ti riferisci quando parli degli episodi del 25 aprile e non ho detto che sono manifestazioni contro Israele. Se avessi letto bene quanto ho scritto, avresti compreso che ho detto che queste aggressioni, assolutamente da stigmatizzare, dipendono dalla questione israelo-palestinese, anche a causa, aggiungo ora, dell’errata identificazione fra ebrei e stato d’Israele. Quindi nessun errore da parte del sottoscritto che non è ne è mai stato un “compagno”.
    Piuttosto sei tu che indulgi ad un riduzionismo della persecuzione contro gli Ebrei che è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.
    Quanto a Ronza si è salvato in corner, senza entrare nel merito delle mie obiezioni e mettendola in una gentile caciara, accusandomi di pregiudizio nei suoi confronti

    • Bocian ha detto:

      Io non indulgo a un bel piffero di niente. Mi pare che sia tu a voler vedere a tutti i costi quello che non c’è (il riduzionismo o la minimizzazione della tragedia ebraica nell’articolo di Ronza), e a non voler vedere quello che c’è: l’odio contro partigiani CITTADINI ITALIANI che hanno la sola colpa di essere ebrei, contrabbandato da “un’errata identificazione” e “dalla questione palestinese” (che cosa ci azzeccherà mai con la festa della liberazione dell’Italia dal fascismo…), robetta che però – guarda caso – prosegue indisturbata da parecchi anni, senza che gli organizzatori riescano non solo a porvi rimedio ma neppure a ridimensionarne l’entità. Eppure sarebbe semplice: basterebbe che il servizio d’ordine dell’ANPI vietasse l’ingresso ai facinorosi, come farebbe con qualunque altra organizzazione filofascista.
      Continuo a capire il perché Ronza ti abbia risposto in quel modo: la caciara la stai montando tu, ma sul nulla.

  5. Alberto ha detto:

    Senti Bocian, smettila di fare un implicito confronto fra due situazioni incommensurabilmente diverse, la Shoah e le intemperanze di pochi imbecilli ed ignoranti. Per quel che mi risulta il 25 aprile i militanti del PD fanno cordone intorno ai rappresentanti della Brigata Ebraica. Il riduzionismo di Ronza emerge dalle sue stesse parole: credo di averlo spiegato, ma non ho ricevuto serie risposte.

    • Bocian ha detto:

      1) Ti risulta male, visto che in più di un’occasione la Brigata Ebraica si è addirittura rifiutata di sfilare.
      2) Quei “pochi imbecilli e ignoranti” si ripresentano regolarmente ogni anno, e appartengono allo stesso schieramento politico, quello dei cosiddetti “antifascisti”.
      3) Il riduzionismo di Ronza te l’hai inventato tu: Ronza ha fornito numeri inoppugnabili che, senza voler in alcun modo minimizzare l’immane tragedia della Shoah e delle deportazioni (delle quali ha avuto, oltretutto, dolorose esperienze familiari), ne davano una visione più realistica (ma forse preferivi che l’Italia venisse dipinta con le stesse tinte fosche della Germania nazista: “italiani tutti fascisti e odiatori degli ebrei”), numeri che tu hai confermato e, finora, non si è ancora capito su cosa stai montando la polemica.
      4) Non sto “confrontando situazioni”, sto semplicemente osservando che da parte di certo ceto politico che si intesta battaglie e si appunta al petto medagliette varie, c’è una inguardabile tolleranza, che prosegue e si ripete da anni (te lo ricordi il padre di Letizia Moratti, ex deportato, sputacchiato dai professionisti dell’antifascismo?), mascherata da solidarietà al popolo palestinese che nulla c’entra con la festa della liberazione.
      Posso capire che nel racconto agiografico che vorresti fare è una nota stonata che non ti piace ascoltare, ma tant’è.
      5) ultimo ma non ultimo: io commento quello che mi pare. Per quel che mi risulta, tu non sei il padrone di casa e non ti puoi permettere di darmi ordini di alcunché. Fattene una ragione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.