La Turchia prende il nostro posto in Libia ma che c’ importa? C’è ben altro cui pensare: la citofonata di Salvini, Sanremo…

Andando a Bologna a suonare spavaldamente al citofono di un presunto spacciatore di droga Matteo Salvini ha fatto una sciocchezza. La casa gli era stata indicata da una abitante del quartiere. Il presunto spacciatore non era tale; anzi è poi saltato fuori che è il figlio buon calciatore di una famiglia italo-tunisina ottimamente integrata. Se fosse davvero così furbo come si dice che sia, Salvini avrebbe magari evitato di fare la sua spacconata sospettando che qualcuno stesse tendendogli una trappola. Fatto sta che comunque non si è tirato indietro, e ha fatto una sciocchezza che sciocchezza è e sciocchezza resta; e mi auguro sia per lui una buona lezione.

Tutto ciò fermo restando, se la campagna che perciò si è scatenata contro Salvini viene posta a confronto con la rapidissima assoluzione mediatica del titolo “Cancellare Salvini” messo in prima pagina da la Repubblica, si ha tutta misura della situazione in cui ci troviamo.

Invitare a cancellare Salvini, parole che si possono facilmente leggere, come fu ai tempi dell’assassinio del commissario Calabresi, “Se qualcuno lo ammazza poi gli copriamo le spalle noi” sarebbe una innocua boutade. La frase al citofono di Salvini (testualmente, “”Buonasera signora, suo figlio è uno spacciatore?”) sarebbe invece un gesto carico di odio,  un crimine vergognoso, anzi orrendo: il segnale di partenza di una corsa verso il nero precipizio di una nuova dittatura. Ribadisco: l’iniziativa di Salvini è stata una sciocchezza, ma tale resta. Non ci sono gli elementi per promuoverla a qualcosa di più. Viceversa la maldestra citofonata del leader della Lega riempie le pagine dei giornali togliendo spazio perfino alle cronache dell’imminente festival di Sanremo e al suo povero conduttore Amadeus, sotto duro assedio da quando ha fatto capire di non volere colpi di mano «politically correct» alla manifestazione.

Mentre l’opinione pubblica viene risucchiata in un gorgo di continui pettegolezzi del genere, eventi di cruciale importanza per il nostro Paese vengono tranquillamente spinti dietro le quinte. È il caso, tanto per fare un primo esempio, della crisi nella crisi del Mediterraneo che si è aperta lo scorso 9 dicembre con la firma di un memorandum d’intesa tra Ankara e il governo di Tripoli.

In forza di tale accordo, con cui si pretende di allungare le frontiere marittime di Turchia e Libia fino a farle divenire limitrofe, il Mediterraneo cesserebbe di essere un mare aperto e si trasformerebbe in una specie di grande lago sotto il controllo turco. Grecia e Cipro hanno già reagito apertamente. Il nostro attuale governo invece si barcamena senza nemmeno dare l’impressione di capire che quanti e quali siano i nostri interessi strategici nell’area con l’Eni che ha in concessione Zhor, un enorme giacimento di gas naturale in acque egiziane e che sta lavorando al progetto di una rete di gasdotti trans-mediterranei con crocevia a Cipro. E gli esempi di altri cruciali problemi di cui non si parla potrebbe ahimè continuare, ma Salvini è Salvini e Sanremo è Sanremo.

 

31 gennaio 2020

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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3 risposte a La Turchia prende il nostro posto in Libia ma che c’ importa? C’è ben altro cui pensare: la citofonata di Salvini, Sanremo…

  1. Alberto ha detto:

    Il titolo “Cancellare Salvini” è stato un a scelta giornalistica poco felice e tale resta. Sicuramente lei sa che esiste la figura retorica della metonimia attraverso la quale si definisce qualcosa con qualcos’altro che abbia un rapporto di contiguità: in questo caso il nome di Salvini per indicare i provvedimenti sui migranti da lui varati.
    Definire sciocchezza quella di Salvini risulta più problematico perché essa ha coinvolto un giovane cittadino italiano che a causa del comportamento dell’ex Ministro dell’Interno potrebbe avere problemi anche importanti. La citofonata è la cifra della pochezza umana, politica, culturale, intellettuale ed intellettiva di questo uomo politico

    • Robi Ronza ha detto:

      Il politico di cui non condivido il progetto e le proposte mai può essere qualcuno che, egli pure attento al bene comune, dà tuttavia ai problemi politici risposte contrarie a quelle che intendo io. No, ciò che in primo luogo lo caratterizza è la “pochezza umana, politica, culturale, intellettuale ed intellettiva”. Questa presunzione post-giacobina è un vero e proprio veleno della vita pubblica da cui ci si deve augurare che il nostro Paese si liberi al più presto.

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