Il Tricolore, le dimensioni planetarie della crisi, e perché per venirne fuori occorre cambiare risolutamente strada  

C’è qualcosa di maldestro in tutto lo sbandieramento che, seppur spesso con buone intenzioni, si fa in queste settimane del Tricolore. Nell’emergenza nella quale ora ci troviamo infatti non c’è nulla di stato-nazionale. Insieme all’attuale mancanza di un vaccino e di possibili cure specifiche, il fatto anzi di essere planetaria è una delle due caratteristiche fondamentali della pandemia. Diversamente da quanto spesso sembra dai nostri giornali e telegiornali, l’emergenza Covid-19 non riguarda solo l’Italia, qualche altro maggiore Paese europeo, la Cina e gli Stati Uniti. E ne è derivata una crisi economica ormai di dimensioni planetarie, che sta raggiungendo anche quei pochissimi e remoti Paesi dell’emisfero Sud e dell’Oceania ove pare che il virus non sia ancora giunto.

Sia dalla pandemia in quanto tale che dallo sconquasso socio-economico che ne sta derivando nessun Paese può sperare di venir fuori da solo. Più che mai dunque questa retorica neo-nazionalista del Tricolore e del “Noi ce la faremo” ha ben poco senso. Perché allora il bianco, il rosso e il verde spuntano dappertutto, perché le facciate dei palazzi del potere ne vengono illuminati, i grandi quotidiani distribuiscono bandiere tricolori formato balcone e la mascherina tricolore accomuna persino capi politici per tutto il resto schierati a testa bassa l’uno contro l’altro come Di Maio e Salvini? Alla base di tanto ardore ci sarà magari anche il ritrovato desiderio di un comune ideale e di un bene comune, che incontra come simbolo immediato la bandiera nazionale. Al di là di questo, tuttavia, c’è anche qualcosa di assai meno limpido di cui vale la pena di essere consapevoli. È il potere, è l’ordine costituito in quanto tale che, anche per non venire rimesso in discussione, tenta così di accreditare lo statalismo,  il centralismo e il neo-nazionalismo come vie maestre per uscire dalla crisi in cui ci troviamo.  Queste false risposte vanno smascherate e contrastate con forza.

Si può infatti riemergere solo se – riscoperta la Terra come nostra comune dimora, e non come qualcosa in cui saremmo degli intrusi — si cambia risolutamente strada rimettendo al centro la persona e la comunità, riportando le virtù al cuore della politica e dell’economia, riorganizzando i rapporti tra istituzioni e società civile nel segno della sussidiarietà autentica, e riordinando le relazioni internazionali  sulla base non più sull’equilibrio diffidente tra potenze ostili bensì sulla valorizzazione  dell’interdipendenza reciproca nel quadro di uno sviluppo generale concordato.

2 maggio 2020

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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5 risposte a Il Tricolore, le dimensioni planetarie della crisi, e perché per venirne fuori occorre cambiare risolutamente strada  

  1. Bocian ha detto:

    “…Terra nel suo insieme come comune dimora”
    Fiuuu…per un attimo (ma solo per un attimo) sono andato nel panico. Per fortuna vedo che non la chiama “Madre” né le attribuisce caratteristiche comportamentali antropomorfiche (del tipo “buona” o “vendicativa”). La ringrazio, con i tempi che corrono è una scelta molto coraggiosa, mi creda.

  2. Roberta ha detto:

    Ronza ma lei ha proprio schifo dell’Italia!
    Il paese che l’ha fatta nascere, studiare curare e lavorare. Un cristiano non è un apolide.
    Mi vergogno di italiani come lei.

    • Robi Ronza ha detto:

      Sorpreso da questa sua reazione sono andato a rileggermi quanto avevo scritto, e non ci ho trovato che giustificasse questo suo sdegno.

    • Robi Ronza ha detto:

      Sorpreso dalla sua reazione sono andato a rivedere quanto avevo scritto, e non ci ho trovato nulla che giustificasse questo suo sdegno

    • Robi Ronza ha detto:

      In quanto allo Stato italiano, cui mi pare lei si riferisca quando parla di Italia, non mi fa affatto schifo (nel settore si trova nel mondo anche molto peggio). Certamente però per così come oggi è non ne ho grande considerazione. L’Italia — che esisteva anche prima dello Stato italiano e continuerebbe anche se non ci fosse più — è molto meglio.

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