Il Covid-19, e le cose non meno importanti di cui non si sta parlando

Mentre una valanga fatta di alcune poche notizie (sempre più spesso parziali e inutili) sulla pandemia del Covid-19  riempie fino all’orlo i nostri giornali e telegiornali, nel mondo accadono cose che sarebbe meglio venire a conoscere attentamente.

Martedì  scorso, 5 maggio, sono state avviate le trattative per un grande accordo di libero scambio tra Gran Bretagna e Stati Uniti. Il calendario degli incontri è già fissato: al concludersi della prima sessione, che durerà due settimane, altre seguiranno, ognuna alla distanza di sei settimane l’una dall’altra. Sta insomma cominciando a nascere un nuovo mercato comune esteso da San Francisco e da Seattle fino a Folkstone e Dover, dall’altro lato della Manica.

La Gran Bretagna è ufficialmente fuori dall’Unione Europea del 1° gennaio scorso e in quello stesso giorno ha avuto inizio il periodo di transizione, della durata di un anno, entro cui l’Unione Europea e Londra dovrebbero accordarsi sui modi delle loro future relazioni. Il cordiale avvio dei negoziati tra Londra e Washington aiuta a capire perché il premier britannico Boris Johnson aveva detto chiaro e tondo che ormai la Gran Bretagna se ne era andata, e non sarebbe tornata indietro in alcun caso, nemmeno se entro il 31 dicembre prossimo non  si dovesse arrivare ad alcun accordo.

In questo quadro non è il caso di perdere altro tempo a stracciarsi le vesti per la sentenza con cui la Corte Costituzionale tedesca — peraltro riaffermando una supremazia sulla Corte Europea di Giustizia che ha sempre rivendicato – ha rimesso in discussione la politica della Bce, la Banca centrale europea, e in particolare il cruciale “Quantitative Easing”. Se, come sembra evidente, l’Unione Europea si sta sfasciando, è meglio prendere il toro per le corna, e quindi aprire la vertenza della sua rifondazione invece di stare ad aspettare che ci cada addosso.

Di un’Unione Europea ormai non si può fare a meno, ma deve essere qualcosa di molto diverso dall’attuale. Non un’unione di Stati nazionali ma un’unione di popoli, in cui ogni livello di governo abbia competenze esclusive e non concorrenti e sia legittimato democraticamente. Senza dubbio una svolta radicale rispetto all’Ue di oggi; un ribaltamento governato è però in ogni caso molto meglio del crollo catastrofico verso cui ci si sta incamminando.

Paradossalmente la pandemia del Covid-19 potrebbe poi giocare a favore della pace in diverse parti del mondo. La guerra moderna è un’attività molto costosa che soltanto tre-quattro grandi potenze sono in grado di finanziare sine die, e le armi moderne sono macchine molto complesse che solo i Paesi industriali avanzati sono in grado di progettare e di produrre. Questo significa che tutti i conflitti in corso — dall’Ucraina sudorientale allo Yemen, dal Vicino Oriente all’Africa sahariana — sono guerre per procura. Basta un’occhiata ai dati di base delle loro economie per rendersi conto che nessuno dei Paesi coinvolti è in grado di pagarsele. Perciò le paga qualcun altro, grande potenza o  multinazionale che sia. Siccome per superare la crisi provocata dal Covid-19 tutti gli Stati più ricchi e sviluppati stanno facendo enormi stanziamenti, finanziare le “guerre per procura” diventerà sempre più arduo. Si apre allora come non mai la possibilità di spegnere con equi negoziati i focolai di tensione che venivano tenuti accesi per giustificarli. Come più volte già ricordavamo, nel Mediterraneo e nel Sudest europeo il nostro Paese potrebbe fare molto in tal senso anche con positive ricadute sulla nostra economia. Ecco un’altra questione su cui sarebbe bello leggere qualcosa sui nostri giornali.

Anche però restando nell’ambito del Codid-19, osservo concludendo, ci sono cose che non ci sentiamo mai dire. Il Paese che meglio di tutti ha organizzato la difesa contro il virus è  Taiwan, 23,5 milioni di abitanti, un tempo noto col nome di Formosa. Isola prossima alla Cina e da essa rivendicata, Taiwan ha comunque intensi rapporti economici e culturali con Pechino. Grazie a propri canali informativi il governo dell’isola si rese perciò conto per tempo del diffondersi del Covid-19 e della sua gravità. Sospendendo  subito il traffico passeggeri con la Cina e facendo una politica di “tracciamento”  e di  controlli a domicilio dei suoi possibili contagiati, Taiwan si è così salvata dalla pandemia (ha avuto soltanto sei morti per Covid-19) senza alcuna misura di confinamento generalizzato in casa e senza sospensione delle attività economiche. Sarebbe una bella notizia da dare per i nostri solerti corrispondenti da Pechino. Non ne sentirete invece mai parlare perché in Cina Taiwan è tabù. Quindi il corrispondente straniero che non vuol avere fastidi deve comunque fare come se non esistesse. E loro si allineano.

9 maggio 2020

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Il Covid-19, e le cose non meno importanti di cui non si sta parlando

  1. Bocian ha detto:

    “Sarebbe una bella notizia da dare per i nostri solerti corrispondenti da Pechino”

    Egregio Dott. Ronza, io avrei aggiunto che sarebbe (stato) bello se l’avessero intesa anche i nostri governanti.
    Ma con ministri, politici e capibastone che:
    1) oltre a vaneggiare sulla “via della seta” e foderarsi gli occhi di prosciutto sullo stato dei diritti umani (quali che siano) che di contro rivendicano in patria, magnificano la “solidarietà della Cina”, che ci ha rivenduto a prezzi da strozzo le mascherine (e nulla diciamo sulle colpe enormi riguardo all’occultamento di notizie sul Covid);
    2) da un lato tacciavano di razzismo chi, a epidemia in corso, invocava la chiusura per tempo degli ingressi negli aeroporti e dall’altro andavano a prendere aperitivi al mantra di “abbraccia un cinese” in quegli stessi vituperati navigli dell’altro giorno;
    3) lanciavano – solo per il gusto di opposizione all’opposizione – il peana del “milanononsiferma”, ben spalleggiati dai ditirambici cantori della pletora sterminata di esperti scientifici, a riguardare in sequenza le affermazioni dei quali viene più di un dubbio sulla loro connessione neuronica;
    4) pendevano (e pendono) dalle labbra dei capomandamenti dell’OMS, mediocri attorucoli recitanti il copione scritto da Pechino;
    5) per di più temevano (e temono) una stretta di cinghia da parte di chi ha comprato – al pari degli arabi e compagnia simile – pezzi di economia che gli abbiamo venduto a prezzi da saldo di fine stagione;
    beh, che dire, ho idea che non sarebbero bastati tutti i corrispondenti mondiali, mica solo i nostri, per farli rinsavire. Ci vorrebbe un sussulto di dignità ma è largamente al di fuori della loro immaginazione: a guardare le ultime vicende della nostra azione politica in europa viene lo sconforto. Non solo una rifondazione della UE quale lei auspica non è nei loro programmi, ma persistono in maniera diabolicamente pervicace nell’assecondare supinamente i desiderata dei padroni del vapore: che si chiamino paradisi fiscali olandesi, surplus tedeschi, finte sanzioni alla Russia (ricorda la faccenda del North Steam 2, sparita dai radar mediatici mentre il nostro export veniva azzerato?), difesa ultranazionalsovranista francese (con annesso colonialismo africano economico-monetario) poco importa. La catastrofe è dietro l’angolo ma il refrain del “andrà tutto bene” ha (per ora) un paio di tacche di volume in più. Purtroppo il disco prima o poi finirà, le macerie resteranno. E a lungo.
    Mi scusi per la lunghezza (e per l’amarezza).
    Con Stima.

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