Omofobia, non serve una nuova legge: la Cei, la Rai e la censura

Mentre a tanti gravi problemi urgenti cui il Paese è di fronte non riesce a trovare risposte concordi ed efficaci, la maggioranza di governo ha trovato il tempo di occuparsi dell’ “omofobia”: un problema che in Italia in pratica non c’è. E che nella modestissima misura in cui emerge può venire già bene affrontato con le leggi che ci sono. Ben cinque i disegni di legge al riguardo che sono stati infatti depositati alla Camera — rispettivamente dai deputati Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, e Bartolozzi —  di cui è ormai imminente la discussione.

Malgrado tutto l’eco che i maggiori giornali e telegiornali si precipitano a dare a ogni vero o presunto episodio di ostilità verso gli omossessuali, sta di fatto che secondo il  ministero degli Interni, negli ultimi otto anni sono soltanto 212 in Italia i casi  di reati  riferibili all’orientamento sessuale e all’identità di genere. In media insomma 26,5 all’anno in un Paese  che ha circa 60 milioni di abitanti.

Non è ovviamente escluso che altri casi analoghi non siano stati oggetto di denuncia, ma se anche questi ultimi fossero il doppio di quelli registrati si continuerebbe a restare nei limiti di una percentuale irrisoria. E ad ogni modo se quelle 212 denunce sono state possibili ciò conferma che esistono già norme efficaci al riguardo.

Così stanno le cose, ma non importa. La pretesa che gli omossessuali siano in Italia una minoranza così perseguitata da aver bisogno di una tutela specifica è una delle varie falsità indiscutibili che caratterizzano il sempre più invadente «pensiero unico» (cui già in altre occasioni si accennava: cfr. fra l’altro La libertà, il potere e il pesce rosso, 18 gennaio 2020). Perciò è subito scattato il blocco del dibattito pubblico mediante i consueti meccanismi di censura. Ne ha fatto subito le spese anche un preciso e ragionevole comunicato, dal titolo “Omofobia, non serve una nuova legge” con cui la presidenza della Conferenza episcopale italiana, Cei, ha preso posizione contro le proposte di cui si diceva.

Merita in proposito di venire segnalata per la sua particolare raffinatezza la censura applicata dal Tg1 della Rai nella sua principale edizione delle ore 20. In questo caso infatti la  censura è stata combinata in modo molto raffinato con una forma di oscuramento. La notizia del comunicato della Cei è stata data in apertura in una manciata di secondi senza illustrarne il contenuto e subito aggiungendo che il governo non lo condivideva, mentre nella seconda parte del telegiornale la condanna del Papa del lavoro minorile nel mondo ha avuto ampio spazio con immagini sia del Santo Padre  che di scene di bambini impegnati in India e in Africa in pesanti lavori in fornaci e cantieri. La sequenza delle due notizie insomma è stata montata in modo che il vasto pubblico televisivo o dimenticasse la prima o la considerasse un segno di quanto la Chiesa italiana si occupi di quisquilie invece che  di un dramma come il lavoro minorile in India e in Africa.  Mi sono soffermato a spiegare questo tranello mediatico come esempio di un’analisi cui sarebbe importante che i telespettatori più avvertiti si applicassero.

Vale allora più che mai la pena di andarsi a leggere il comunicato della presidenza della Cei, reperibile sul suo sito,  ma di cui per comodità dei lettori ripubblico qui il testo integrale:

Omofobia, non serve una nuova legge

“Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”, sottolinea Papa Francesco, mettendo fuorigioco ogni tipo di razzismo o di esclusione come pure ogni reazione violenta, destinata a rivelarsi a sua volta autodistruttiva. Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale –costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking… sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini. Al riguardo, un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio. Questa consapevolezza ci porta a guardare con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni. Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte. Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura – significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso. Crediamo fermamente che, oltre ad applicare in maniera oculata le disposizioni già in vigore, si debba innanzitutto promuovere l’impegno educativo nella direzione di una seria prevenzione, che contribuisca a scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona. Su questo non servono polemiche o scomuniche reciproche, ma disponibilità a un confronto autentico e intellettualmente onesto. Nella misura in cui tale dialogo avviene nella libertà, ne trarranno beneficio tanto il rispetto della persona quanto la democraticità del Paese.

La Presidenza della CEI                                                                     Roma, 10 giugno 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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