Gay Pride: le richieste legittime ma superflue, il grande equivoco e le pretese autoritarie

 Cinquant’ anni fa, il 27 e 28 luglio 1970, ebbero luogo negli Stati Uniti, a Chicago, Los Angeles e San Francisco, i primi “Gay Pride”.  Quest’anno la pandemia del Covid 19  non ha consentito ai suoi promotori, contrariamente a quanto essi speravano, di celebrare con la massimo risalto il 50° anniversario dell’iniziativa. Hanno però rimediato rafforzando l’abituale grande campagna di stampa di preannuncio e di sostegno, e organizzando via Internet un miriade di iniziative in remoto.

Ciò che caratterizza i “Gay Pride” — che si svolgono ogni anno e ormai un po’ in tutto il mondo – è un ambiguo intreccio di  legittime richieste, tuttavia superflue in particolare in Italia, gravi equivoci e pretese autoritarie.  Secondo la teoria alla base del “Gay Pride” chi dissente dall ’idea che l’omosessualità abbia lo stesso valore dell’ eterosessualità (ossia della sessualità secondo natura) perciò stesso odia gli omosessuali; quindi la legge lo deve punire.

In realtà chi l’ha detto che se non sono d’accordo con te allora ti odio, e ipso facto pretendo che tu la pensi e ti comporti come me? É un’equazione  senza alcun fondamento e che equivale a dire che la pace sociale esige che dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo: sta qui la pretesa perversa dell’ideologia “Gay Pride” che se accolta aprirebbe la via alla tirannide. Il sostegno a priori entusiastico e completamente  acritico, che il grosso del sistema mediatico mondiale le assicura, la rende ciononostante indiscutibile facendone uno dei pilastri del «pensiero unico» del nostro tempo. Il fatto è tanto più sorprendente tenuto conto che in tale ideologia  si riconosce e si identifica soltanto una  minoranza degli omosessuali, i quali si stima siano al massimo circa il 3 per cento della popolazione. Ciò fa del “Gay Pride”  forse il più potente gruppo di pressione (lobby) del nostro tempo.

Si aggiunga poi un elemento, di solito ignorato. Negli Stati Uniti ove i “Gay Pride” nacquero, e negli altri Paesi anglo-sassoni in cui dapprima tale movimento si diffuse, l’omosessualità era un reato punibile per legge. Invece così non fu mai in Italia, in genere nel Sud Europa e in molte altre parti del mondo. I “Gay Pride”  portano perciò nella parte del mondo in cui viviamo l’eredità di rancore di battaglie che da noi nessuno dovette combattere.

In questo clima martedì prossimo, 30 giugno, la maggioranza presenterà alla Camera una proposta di legge  “contro l’omofobia” il cui primo firmatario è il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan (cfr. in questo stesso sito Omofobia, non serve una nuova legge: la Cei, la Rai e la censura, 12 giugno 2020). A titolo di documentazione della carica del contenuto ideologico dell’iniziativa riprendo qui di seguito il titolo e le prime righe della notizia che ne veniva  data ieri su  http://www.repubblica.it:

L’odio verso gay e trans diventa reato. Fino a quattro anni per chi discrimina

ROMA – Il testo è pronto, sarà depositato martedì alla Camera, poi, dopo 25 anni di dibattiti, sei tentativi parlamentari, la tenace opposizione della Cei, la legge contro la omotransfobia, approderà finalmente in Aula. Un testo scarno, il cui relatore è Alessandro Zan del Pd, sintesi di cinque disegni di legge che ampliano l’attuale “legge Mancino” che già oggi punisce i reati di “odio” per ragioni razziali, etniche, religiose (…).

Secondo www.repubblica.it   quella della Cei è solo una generica, e si presume ottusa, “tenace opposizione” di cui poi non si dice nulla. Nel nostro piccolo rimediamo allora noi ripubblicando di nuovo qui sotto il testo integrale del comunicato.

28 giugno 2020

Allegato:

Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, Cei

 Omofobia, non serve una nuova legge

“Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”, sottolinea Papa Francesco, mettendo fuorigioco ogni tipo di razzismo o di esclusione come pure ogni reazione violenta, destinata a rivelarsi a sua volta autodistruttiva. Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale –costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking… sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini. Al riguardo, un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio. Questa consapevolezza ci porta a guardare con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni. Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte. Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura – significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso. Crediamo fermamente che, oltre ad applicare in maniera oculata le disposizioni già in vigore, si debba innanzitutto promuovere l’impegno educativo nella direzione di una seria prevenzione, che contribuisca a scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona. Su questo non servono polemiche o scomuniche reciproche, ma disponibilità a un confronto autentico e intellettualmente onesto. Nella misura in cui tale dialogo avviene nella libertà, ne trarranno beneficio tanto il rispetto della persona quanto la democraticità del Paese.

 

Roma, 10 giugno 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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