Sospendere tutte le guerre per fare tutti insieme la guerra al Covid 19. L’appello del Papa e il silenzio che continua

“In questo tempo in cui la pandemia non accenna ad arrestarsi, desidero assicurare la mia vicinanza a quanti stanno affrontando la malattia e le sue conseguenze economiche e sociali. Il mio pensiero va specialmente a quelle popolazioni, le cui sofferenze sono aggravate da situazioni di conflitto. Sulla scorta di una recente Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, rinnovo l’appello ad un cessate-il-fuoco globale e immediato, che permetta la pace e la sicurezza indispensabili per fornire l’assistenza umanitaria necessaria”: ieri, dopo il consueto Angelus domenicale di piazza San Pietro in Roma, Papa Francesco ha rinnovato con queste parole il suo appello per una tregua globale ed immediata di tutti i conflitti in corso. Il nuovo appello fa seguito a quello del 5 luglio scorso (cfr. in questo stesso sito L’Europa, gli Usa, il Covid 19 e il silenzio sull’appello del Papa per una tregua di tutte le guerre in corso) a sostegno di  una risoluzione, votata dal Consiglio di Sicurezza il 1° luglio, prendeva spunto da un appello in tal senso lanciato lo scorso 24 marzo dal Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

La sequenza di queste date basta a capire quanta poca attenzione gli Stati stiano riservando a tale appello. Pesa soprattutto il disinteresse delle grandi potenze. Oggi in primo luogo nessun Paese con un reddito pro capite inferiore ai 10 mila dollari all’anno  (Italia, 34.321 dollari nel 2018) è in grado di pagarsi da solo le spese di una guerra moderna; e in secondo luogo gli armamenti sono oggi macchine così complesse che soltanto delle economie industriali molto avanzate sono in grado di produrli, di trasportarli a grande distanza e di garantire nel tempo che continuino a funzionare. Ne consegue che tutti i conflitti oggi in corso sono finanziati e riforniti di armi da qualche grande potenza  talvolta con l’aiuto di qualche media potenza. Poi possiamo andare a vedere in quali modi più o meno segreti e più o meno avventurosi ciò avvenga, e in proposito c’è ampia materia per inchieste televisive avventurose e per film d’azione di sicuro successo. Dal  punto di vista dell’esame della sostanza delle cose  non c’è tuttavia  bisogno di alcun 007 e neanche di alcun Indiana Jones. Per capire tutto basta fare il confronto tra il reddito pro capite dei Paesi in guerra,  il costo facilmente calcolabile delle operazioni militari in cui sono coinvolti e le marche di fabbrica delle armi che vi vengono impiegate.

Le esortazioni di tipo neo-nazionalistico con grande sventolio di bandiere, con cui anche in Italia si pretende di combattere il morbo, sono una sciocchezza. L’hashtag “Insieme ce la faremo” ha senso solo se la parola «insieme» si riferisce non all’Italia ma a tutti quanti.  Anche agli Usa e al Brasile dei due  cattivoni Trump e Bolsonaro; e anche a tutti i poveri diavoli del globo compresi gli immigrati dal Bangladesh che recatisi in  patria per le ferie si sono presi il Covid 19, e adesso cercano disperatamente di tornare qui da noi nascondendo di essere malati per un recondito ma comprensibile motivo:  perché sanno che in Italia verranno curati bene e gratuitamente, cosa che a casa loro sarebbe impossibile. E siamo oggi a questo iniquo paradosso: se scoperti malati al loro arrivo questi immigrati regolari di ritorno in Italia vengono rispediti nel Bangladesh, mentre i migranti irregolari, che, raggiungono illegalmente il nostro Paese sui barconi, se positivi al Covid 19 vengono accolti e curati nei nostri ospedali.

L’iniziativa dell’Onu che Papa Francesco sta sostenendo  non è solo nobile ma anche molto realistica. In pratica si chiede alle grandi potenze  di spostare verso la lotta al Covid 19 le risorse che attualmente destinano al finanziamento dei conflitti in corso e al rifornimento e alla manutenzione degli arsenali delle parti in campo.

In un mondo come il nostro, strettamente interconnesso e interdipendente, quella contro il Covid 19 e le altre malattie sconosciute prossime venture è la benefica guerra mondiale che adesso si deve urgentemente combattere. Perciò il silenzio delle grandi e delle medie potenze, Italia compresa, di fronte all’appello del Papa è da irresponsabili.

 

20 luglio 2020

P.S. A proposito del Consiglio Europeo in corso a Bruxelles non scrivo nulla poiché non vedo niente da aggiungere a quanto già scrissi venerdì scorso 17 luglio  ( cfr. Consiglio Europeo: come molto probabilmente andrà a finire, e le questioni-chiave di cui non si parla).

 

 

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Sospendere tutte le guerre per fare tutti insieme la guerra al Covid 19. L’appello del Papa e il silenzio che continua

  1. Bocian ha detto:

    Mi ripeto: “Anche a Hong Kong?”
    E aggiungo: “Anche a Lizzano?”
    Giusto per capire se si ritiene che certi regimi (tanto in essere quanto in divenire) siano e saranno meno mortali del Covid19.
    Saluti

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