I ladri di polli dei 600 euro, e i ladri in guanti bianchi che vogliono mettere le mani non su 600 euro ma sulla democrazia

Confesso di non riuscire a scandalizzarmi abbastanza alla notizia che tre o cinque parlamentari in carica hanno chiesto il bonus di 600 euro destinato alle persone rimaste senza lavoro e senza   risorse a causa della pandemia del Covid 19. Se così è stato siamo di fronte a dei poveretti, a della gente che più che fare scandalo fa pena. E per di più è evidente che il modo con cui la vicenda è trapelata puzza molto di intrigo di palazzo.

Ferma restando l’assoluta inopportunità della cosa, pur formalmente legittima, continuo a pensare che il bene comune abbia subito in questi mesi danni ben maggiori di quelli causati da questi tre o cinque ladri di polli. Mi preoccupa perciò molto di più il fatto che qualcuno stia trasformando la maldestra malefatta dei tre o cinque “furbetti”, polli essi stessi prima ancora che ladri di polli, in un ulteriore elemento della campagna di discredito ormai in atto da anni nei confronti non tanto dei parlamentari quanto del Parlamento come istituzione.  Ieri Luigi Di Maio si è affrettato a dire che l’episodio dà ancora più senso al referendum del 20-21 settembre per la riduzione del numero dei seggi del Parlamento. Sono parole che dovrebbero indurre a qualche salutare riflessione tutti coloro che hanno a cuore la libertà e quindi la democrazia. In sostanza equivale a dire che il Parlamento è comunque un’accozzaglia di ladri di polli. In attesa di potersene liberare del tutto, come viene chiaramente auspicato nei documenti programmatici del Movimento 5 Stelle, vale frattanto la pena di cominciare a diminuire il numero dei parlamentari.

Quello di ridurre il numero dei membri del Parlamento italiano può essere un obiettivo ragionevole, ma ha senso solo nel quadro di una riforma organica delle istituzioni della Repubblica nonché nel quadro di una riforma della relativa legge elettorale. Ridurli in modo brusco e scoordinato, come adesso si vuole fare, non ha alcun senso se non nell’ambito di un progetto di progressivo annichilimento della democrazia italiana. Che la nostra democrazia funzioni male è indubbio, che occorra migliorarne il funzionamento con radicali riforme è altrettanto indubbio. Ciò fermo restando, è tuttavia importante rendersi conto di quanto sarebbe comunque peggio il neo-autoritarismo “illuminato” cui punta oggi in Italia un sorprendente ma reale blocco di forze politiche e sociali che, al di là di ogni altra differenza, hanno in comune un’idea neo-illuministica e perciò statalista e radicale del potere. Un blocco in cui il mondo dei vinti della globalizzazione in cerca di nuovi posti fissi garantiti, cui tipicamente dà voce il Movimento 5 Stelle, s’ intreccia  con le élite borghesi-progressiste impegnate a  riorganizzare l’Italia a modo loro facendo leva su quella che chiamano «L’Europa» (che poi non è affatto l’Europa in tutta la sua ricca complessità storica, culturale ed economica bensì la Comunità Europea come è oggi, ossia la sua riduzione tecnocratica a guida tedesca).

È questa la vera posta in palio. In tale orizzonte la caccia in corso per stanare i tre o cinque ladri di polli di cui si diceva appare per quello che è, ossia un bel diversivo colto al volo per distrarre l’attenzione del popolo dai ladri in guanti bianchi che mirano a mettere le mani non su 600 euro ma sulla democrazia.

12 agosto 2020

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a I ladri di polli dei 600 euro, e i ladri in guanti bianchi che vogliono mettere le mani non su 600 euro ma sulla democrazia

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