Dopo il discorso di Trump. Non resta che scegliere il meglio del peggio. Il meglio però.

“Tutti i bambini, nati e non nati, hanno ricevuto da Dio il diritto di vivere”: nel discorso con cui – parlando dal prato della Casa Bianca mentre in Italia era notte — ha accettato ieri la candidatura alle prossime elezioni presidenziali americane, il cattivissimo Trump ha tra l’altro pronunciato, anzi scandito queste parole. E non è una promessa per il futuro bensì la conferma di una politica di contrasto all’ aborto legale in cui egli si è impegnato sin da quando entrò in carica quattro anni fa. Tanto invece quella pasta d’uomo che è Joe Biden quanto l’integerrima Kamala Harris, candidati democratici l’uno alla presidenza e l’altra alla vicepresidenza, sono apertamente schierati a favore dell’aborto anche fino alla nascita, tecnica che consiste nell’ uccidere il bambino poco prima che veda la luce.  Sono le stranezze della politica, che però aiutano a comprendere come mai tra gli autorevoli sostenitori di Trump ci siano anche cristiani protestanti di stretta osservanza come il suo vice Mike Pence di cui si racconta che neanche vada a pranzo con una donna se sua moglie, l’unica della sua vita, non è insieme a lui.

I due sembrano le due metà del protagonista de Il Visconte dimezzato di Italo Calvino, ma sta di fatto che l’ex-gaudente non pentito Donald Trump, il pluri-divorziato la cui ultima moglie sembra più  o meno coetanea di sua figlia Ivanka, schiera all’Onu gli Stati Uniti a difesa della vita a fianco della Santa Sede. Non risulta invece, tanto per fare un esempio, che l’austero e pensoso Sergio Mattarella, sempre pronto a tirare le orecchie a questo e a quello (seppur nascondendo la mano), abbia mai avuto qualcosa da dire sulla linea piattamente pro-aborto della delegazione italiana alle Nazioni Unite. Ovviamente il no o sì all’aborto non basta a definire un intero programma politico, ma si può capire l’imbarazzo negli Usa dei cattolici, da sempre in maggioranza di orientamento democratico, di fronte a tale situazione.

Come già ho fatto nel caso dell’analogo discorso di accettazione di Joe Biden (cfr. Biden contro Trump: la luce, le tenebre e il caso oscuro dell’aborto, 21 agosto 2020) consiglio anche qui chi comprende l’inglese di andarsi a vedere e a leggere l’intero discorso di Trump, facilmente reperibile su Internet.  Non vi mancano passaggi che come europei ci fanno quanto meno sorridere. Passaggi che fanno venire in mente le scene finali dei film americani sulla Seconda  guerra mondiale degli anni ’50 e ’60 con  il vento  che soffia facendo sventolare sia le bandiere a stelle e strisce che i pantaloni dei militari immobili  sull’attenti al suono dell’inno nazionale.

Eccone qualche esempio:

“L’America è un faro che illumina l’intero mondo (…).

“Il nostro Paese è benedetto da Dio ed ha uno speciale compito su questa Terra. È in forza di questo che abbiamo formato la nostra unione, ci siamo espansi verso il West, abbiamo abolito la schiavitù, ci siamo impegnati nell’attuazione dei diritti civili e del programma spaziale, abbiamo spazzato via il fascismo, la tirannide e il comunismo”.

Non è poi mancato un enfatico richiamo all’epopea del West (senza una parola per i Pellerossa che ne fecero le spese) completo della citazione di alcuni suoi leggendari personaggi da Davy Crockett a Buffalo Bill. “Siamo la nazione che uscì vittoriosa da una rivoluzione, spazzò via la tirannide e il fascismo, e restituì alla libertà milioni di persone. Abbiamo posato linee ferroviarie, costruito grandi navi, innalzato grattacieli, rivoluzionato l’industria, dato il via a a una nuova epoca di scoperte scientifiche. Siamo noi a dare il là ( al mondo. Ndr) nel campo dell’arte, della musica, della radio e del cinema, dello sport e della letteratura; e lo facciamo con stile, sicurezza e buon gusto. Perché siamo fatti così. (…)”

Nel discorso non mancano nemmeno tirate da Guerra fredda come l’accusa  a Bernie Sanders, leader della sinistra del Partito Democratico, di essere un “cavallo di Troia del socialismo” e un “marxista con gli occhi iniettati di sangue” che si farebbe un boccone di un presidente “debole” come sarebbe Joe Biden.

Qui, seppur da posizioni opposte, siamo alla stessa barocca retorica di Biden quando, nel suo rispettivo discorso di accettazione della candidatura, descriveva lo scontro politico tra lui e Trump come una battaglia apocalittica tra la luce e le tenebre.

Dopo tutto questo nel discorso di Trump c’è però una precisa linea di politica socio-economica e un programma per continuare ad attuarla.  In quello di Biden invece praticamente   non c’è altro se non un invito agli elettori a far precipitare il Lucifero Trump negli abissi del’inferno. Per fare poi che cosa? Questo non è chiaro. Tutto sommato, sembra dunque di dover concludere che negli Usa i cristiani, gli uomini di buona volontà, e tutti coloro che sono in genere schierati a difesa tanto della vita quanto della democrazia sostanziale, oggi non stanno meglio che in Italia. Sia qui che là si tratta di scegliere il meglio del peggio. Il meglio però.

28 agosto 2020

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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3 risposte a Dopo il discorso di Trump. Non resta che scegliere il meglio del peggio. Il meglio però.

  1. Bocian ha detto:

    Una piccola perplessità, Dott. Ronza:
    sorvolando sulla questione aborto (e sull’appoggio – di e da – Plannet Parenthood) visto che: https://www.tempi.it/usa-biden-rosario-fede-liberta-religiosa-aborto-trump/
    secondo lei, come mai Avvenire, Famiglia Cristiana, Spadaro sj e compagnia varia non si sono indignati per Biden come à la Salvini o, che so, come mai la SIR (servizio di informazione religiosa, dei vescovi italiani) non ha titolato “Biden, la Madonna e il Rosario. Uno sfregio inaccettabile”, come nel 21 maggio 2019?
    Non lo trova curioso? Sarà mica a causa del Covid pure questa?

  2. Daniele Zaia ha detto:

    Il meglio del peggio per gli americani è meglio del meglio alla portata degli Italiani. Qui i temi etici nel dibattito pubblico stanno allo zero assoluto dopo Bergoglio e la scelta religioso fatta da CL. Lo faccia pure presente a Papà Francesco e a don Carron ognuno per la sua parte.

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