Buone notizie. Qualcuno a Roma sta riscoprendo la Libia

Buone notizie. Malgrado il fiume di questioni irrilevanti ed effimere che scorre oggi  impetuoso nei corridoi del proverbiale Palazzo,  qualcuno a Roma si è improvvisamente ricordato che in Libia abbiamo cruciali interessi e che l’Italia può fare molto per facilitare la fine della guerra civile in corso nel Paese.

Con un improvviso guizzo, che probabilmente molto si spiega con quanto avevo segnalato qualche giorno fa (cfr. Italia, Libia e Mediterraneo: per fortuna che c’è l’Eni, ma non basta,  26 agosto 2020),  all’inizio di questa settimana il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, si è recato a Tripoli dove ha incontrato il premier Serraj e il presidente della Noc, la compagnia petrolifera libica, Mustafà Sanalla. Obiettivo: riattivare nientemeno che gli accordi siglati nel 2008 dal premier italiano dell’epoca, Silvio Berlusconi, con il colonnello Gheddafi, il dittatore che nel 2011 la Francia di Sarkozy spodestò senza aver preparato nulla che riempisse il vuoto di potere che così si sarebbe creato; e quindi innescando uno sconquasso che dura fino ad oggi.

In un quadro nel quale l’esodo degli Usa dal Mediterraneo è sempre più evidente, la Turchia “neo-ottomana” di Erdogan ha allora cominciato a sognare di rimettere le mani su un territorio che, fino a quando nel 1911 le venne tolto dall’Italia, era parte del suo impero. Questa novità ha convinto la Germania a premere sulla Francia perché rinunciasse o comunque attenuasse la sua politica di espansione in Libia che fallendo ha aperto la strada alla Turchia, e lasciasse fare all’Italia. Sono questi gli sviluppi che stanno riportando il nostro Paese sulla scena libica malgrado tutti gli errori che i nostri ultimi governi hanno fatto al riguardo.

Dobbiamo a questo punto augurarci che Conte e Di Maio non perdano anche questa occasione. “La Libia per noi è un attore importante, uno snodo cruciale per costruire un nuovo modello di sviluppo nel Mediterraneo”, ha dichiarato nella circostanza Di Maio, dando quindi prova di essersene accorto. Berlusconi e Gheddafi avevano tra l’altro concordato la costruzione di un’autostrada che affiancasse la vecchia strada litoranea, lunga 1822 chilometri, inaugurata da Mussolini nel 1937. E inoltre il rifacimento dell’aeroporto di Tripoli.

Resta da vedere se alle parole seguiranno i fatti. E resta il problema-chiave della questione libica che in fondo è un frutto amaro dell’epoca della colonizzazione italiana. È un problema che nasce o comunque si esaspera quando nel 1934 Mussolini fonde insieme la Tripolitania, la Cirenaica e il Fezzan facendone un’entità unica cui viene dato l’antico nome latino di Libia. È una fusione ben poco sopportabile soprattutto per la Tripolitania e la Cirenaica, divise tra loro da un confine culturale e storico antichissimo. Basti pensare che già in epoca romana correva tra loro la frontiera linguistica tra la parte occidentale dell’Impero, quella di lingua latina, e la parte orientale ove la lingua comune era invece il greco. Da quando dopo la seconda guerra mondiale si scoprì che la Libia aveva ingenti riserve di idrocarburi tale storica rivalità è stata ulteriormente aggravata dal fatto che  il Paese ha il suo centro politico a Tripoli, ma il grosso dei giacimenti di idrocarburi si trova in Cirenaica. Finché non si riuscirà a dare una soluzione equilibrata e quindi stabile a tale problema sarà ben difficile che in Libia si giunga alla pace. È un’ardua impresa per la quale una mediazione dell’Italia potrebbe forse essere molto utile.

3 settembre 2020

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Buone notizie. Qualcuno a Roma sta riscoprendo la Libia

  1. Bocian ha detto:

    Concordo con lei, Dott. Ronza: c’è da essere contenti che finalmente qualcuno si sia svegliato (e, in particolare, che che il ministro degli esteri si sia ricordato di essere tale).
    A dire il vero ho anche un piccolo sospetto: che un obiettivo – niente affatto secondario, ma politicamente inconfessabile – del governo sia quello di porre un limite serio alla tratta dei migranti. Ma, come lei ben sa, a pensar male si fa peccato. Anche se…

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