Scuola statale. La girandola annuale delle cattedre, un’assurdità cui sarebbe facile porre rimedio (se lo si volesse)

 Ospite di Bruno Vespa in una recente puntata di “Porta a Porta”, Lucia Azzolina, ministro o ministra dell’Istruzione (come preferisce venire definita), aveva sottobraccio una cartella contenente rassegne stampa relative all’inaugurazione degli scorsi anni scolastici. Vi era raccolta una grande quantità di articoli di giornale ove si denunciavano non meno che in questi giorni caos, cattedre scoperte e casi di scuole fuori norma. Bruno Vespa non le ha dato tempo di soffermarsi sull’argomento, ma la ministra aveva perfettamente ragione a dire che quest’anno non era peggio che negli anni passati. C’è anzi da credere che, grazie al clima di mobilitazione generale contro la pandemia, quest’anno sia andata anche meglio del solito.

Matteo Salvini e Giorgia Meloni non smettono demagogicamente di attaccarla, ma penso che in cuor loro si rendano benissimo conto che se al posto di Lucia Azzolina ci fosse stato un ministro leghista o di Fratelli d’Italia sarebbe stato lo stesso.  Alla radice del problema infatti non c’è il governo e nemmeno la pandemia. C’è piuttosto l’assurdo sistema di reclutamento del personale docente su cui oggi si fonda la scuola statale. In Italia ci siamo abituati e non ci sembra strano, ma in realtà la girandola annuale dei maestri e dei professori da una regione all’ altra e da una scuola all’altra è una cosa da matti. Quale struttura minimamente complessa reggerebbe se ogni anno subisse uno sconquasso del genere? Non dico un sistema scolastico ma qualsiasi altra grande struttura complessa: una catena di supermercati, una società di produzione e distribuzione di energia elettrica, o una qualsiasi industria manifatturiera. Immaginiamoci che cosa succederebbe alla ripresa autunnale se il direttore di un supermercato di Trento dovesse aspettare l’arrivo di cassiere di Trapani o di Imperia che avendo vinto un concorso hanno il diritto di sloggiare le commesse dell’anno prima, per le quali ci sono però posti scoperti a Cagliari. Magari con l’ulteriore complicazione che le cassiere di Trapani hanno fatto il concorso per diventare finalmente cassiere di ruolo, ma non vogliono o non possono affatto trasferirsi a Trento. Immaginiamoci che vetture uscirebbero per diversi mesi da una fabbrica di automobili se al ritorno dalle ferie la maggior parte del personale addetto alle linee di montaggio cambiasse posto o mansione in base ai punteggi nel frattempo acquisiti, oppure arrivasse all’ ultimo momento da altri stabilimenti.

Il monopolio statale della scuola pubblica semi-gratuita è già un assurdo in sé, ma se non altro all’ origine era più serio. Perciò tra l’altro si basava sui concorsi a cattedra in base ai quali si assumevano nuovi insegnanti mano a mano che singole cattedre restavano scoperte. E chi aveva vinto la cattedra ci restava poi a tempo indeterminato. Se almeno si tornasse a questo sarebbe già un bel passo avanti.

15 settembre 2020

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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5 risposte a Scuola statale. La girandola annuale delle cattedre, un’assurdità cui sarebbe facile porre rimedio (se lo si volesse)

  1. Bocian ha detto:

    Caro Dott. Ronza, un po’ di realismo, per favore.
    Il ministero (giova ricordare: con un bel codazzo di consulenti strapagati) ha passato tre mesi e oltre a parlare quasi esclusivamente di banchi, con un impegno di quattrini che ha dell’assurdo e con procedure non esattamente cristalline (che bisogno c’era di segretare gli appalti?), mentre avrebbe potuto e dovuto nel frattempo affrontare altri e più urgenti problemi. Quali?
    a) i trasporti: lo capiva anche un bambino che innanzitutto gli alunni a scuola bisognava farceli arrivare, ma dopo il tira e molla sulle capienze degli autobus, si è passati dal 30% all’80% senza una motivazione sensata (lasciamo perdere le barzellette sugli alunni della stessa classe visti come “congiunti”). Ora, basta prendere una piantina di un autobus e provare a riempirla all’80% e vedere come sono distanziati, altro che “un metro fra le rime buccali”; cosa ha impedito al miur, di concerto con il ministero dei trasporti (sul quale siede, guarda caso, un altro prodotto del M5S…) di potenziare le aziende pubbliche e private per riorganizzare mezzi e flussi?
    b) gli spazi: oltre alla ristrutturazione/ampliamento degli edifici attuali, si poteva e si doveva prevedere l’utilizzazione o la riorganizzazione dei famosi edifici inutilizzati di proprietà dello stato (quelli dei quali si sparano cifre mirabolanti quando si tratta di fare servizi televisivi sugli sprechi), o – anche più semplicemente – accettare la collaborazione offerta dalle scuole pubbliche non statali (ma la mortadella ideologica stipata sugli occhi ha fatto scempio del buon senso);
    c) il personale: pur sapendo, da marzo, che alla ripresa ci sarebbe stato il solito balletto, il miur non solo non ha anticipato le procedure di nomina ma ha addirittura scaricato sulle segreterie delle scuole (come se non avessero altro da fare) la gestione delle graduatorie di terza fascia, che saranno fonte di innumerevoli ricorsi per gli inevitabili errori di posizionamento; cosa impediva di procedere on line nel mese di luglio, a scuole chiuse?

    Ora, è davvero sicuro che “se al posto di Lucia Azzolina ci fosse stato un ministro leghista o di Fratelli d’Italia sarebbe stato lo stesso”?

  2. Bocian ha detto:

    E’ curioso, mi sembrava di aver lasciato un commento a questo articolo ma vedo che non c’è più. Misteri dell’informatica. Magari fra un po’ riappare.

    • Robi Ronza ha detto:

      Non saprei che cosa dire al riguardo. Non cancello mai alcun commento salvo che non di commento si tratti ma di un insulto. E suoi, quasi sempre critici, tuttavia non sono mai di tale tenore.

      • Bocian ha detto:

        La ringrazio. Che non fosse stato fatto “sparire deliberatamente”, non avevo dubbi, al riguardo le riconosco una correttezza professionale rara da trovare. Spero solo che, nei meandri delle memorie informatiche, il commento non si sia perso definitivamente.

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