Stato di emergenza: un colpo alla democrazia che il Covid 19 non giustifica affatto

L’Italia e l’emergenza, Corriere del Ticino*, 15 ottobre 2020

Qualche giorno fa, affermandone la necessità a causa del persistere della pandemia del Covid 19, il governo di Roma ha prorogato fino al 31 gennaio 2021 lo stato di emergenza in vigore dal 31 gennaio scorso. Ciò significa che, salvo ulteriori proroghe, in Italia la sospensione di fondamentali libertà democratiche, che tale provvedimento porta con sé, è destinata a durare per un anno intero.

Anche altri membri dell’Unione Europea avevano preso per qualche tempo provvedimenti analoghi, ma in nessun altro lo stato di emergenza perdura tuttora. Quando lo scorso 30 marzo fece lo stesso l’Ungheria, il cui governo non è amato a Bruxelles, negli ambienti “illuminati” degli Stati membri occidentali dell’Unione si levò un coro di proteste. Si diceva che così il premier ungherese Orbán coglieva cinicamente la circostanza per trasformarsi in dittatore. E quando poi il 16 giugno in Ungheria lo stato di emergenza ebbe termine, dagli stessi pulpiti ci si precipitò a dire che però al pessimo Orbán era stato concesso di proclamarlo di nuovo quando voleva.

Nel caso invece dell’Italia, il cui attuale governo piace a Bruxelles e dintorni, che lo stato di emergenza duri per un anno non scandalizza nessuno. E nemmeno scandalizza che in Italia, diversamente che in Ungheria, il premier lo possa proclamare senza bisogno di approvazione da parte del Parlamento. Ci pensano poi i grandi telegiornali a confezionare le immagini del premier che lo annuncia, e poi informa sui provvedimenti che ne derivano, in modi che al grande pubblico possano sembrare delle riprese dei lavori parlamentari e non di conferenze stampa a Palazzo Chigi, la sede ufficiale della Presidenza del Consiglio dei ministri. Gli stessi grandi telegiornali provvedono poi a presentare le cosiddette «informative» del premier o di qualche ministro alle Camere, cui non  è previsto segua alcun voto dei parlamentari, come se fossero presentazioni di documenti destinati a passare al vaglio del Parlamento. In quanto insomma a indipendenza dell’informazione radiotelevisiva, se oggi in Italia ci fosse una dittatura le cose non andrebbero molto diversamente. E ciò vale tanto per la Rai, la tv di Stato, che per le tv private. Si tratta, osservo qui per inciso, di una conseguenza del modo di fare informazione radiotelevisiva oggi di rigore, tutto basato sulla raccolta di dichiarazioni immediate per così dire…a bordo campo. Per avere sempre e tempestivamente tutti i permessi di accesso delle troupes radiotelevisive nonché di  movimento e sosta degli automezzi di servizio che occorrono allo scopo,  le Tv hanno perciò bisogno di non dispiacere mai agli uffici stampa del governo e simili.

In forza dello stato di emergenza in Italia il premier può operare tramite Decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri, Dpcm, che non sono soggetti al voto di ratifica del Parlamento. Questo perché, pur chiamandosi decreti, in effetti sono atti amministrativi e non legislativi. Ci si può domandare come ciò sia possibile in un Paese democratico. Il motivo è semplice: il governo si avvale per questo di una legge varata a suo tempo per gestire l’emergenza in zone colpite da un terremoto o da altre catastrofi naturali, che per natura sono porzioni limitate di territorio. Siccome però nella legge non era indicato un limite massimo del territorio cui la si può applicare, il governo Conte ha potuto estenderla all’intero territorio nazionale esautorando di conseguenza il Parlamento e così escludendo la possibilità che i provvedimenti vengano presi dopo un ampio dibattito alle Camere e nel Paese. Con le conseguenze che si vedono: norme improvvisate e confuse che poi spesso si devono dopo poco tempo modificare o reinterpretare in modo “creativo”. 

Diversamente da come vogliono farci credere lo stato di emergenza non facilita la lotta al Covid 19, ma anzi la complica. A rigor di logica se a quasi un anno dall’insorgere di un problema siamo ancora all’emergenza ciò significa che o il governo o la macchina della pubblica amministrazione non funzionano. A meno che, e nel caso del governo Conte bis è questa l’ipotesi più probabile, il governo si sottragga al confronto con il Parlamento nel timore che ciò possa far sgretolare la fragilissima coalizione su cui si fonda. E che paradossalmente l’opposizione lasci correre, temendo a sua volta che la sua capacità di restare unita ne verrebbe messa alla prova. Quale che sia l’ipotesi giusta, siamo in ogni caso lontani sia dal buon governo che dalla democrazia. 

Frattanto, sulla scorta dei primi drammatici mesi dall’arrivo in Italia della pandemia, la medicina ha imparato a diagnosticare più in fretta e a curare meglio il Codiv 19. Anche se il vaccino non c’è ancora non siamo più nella situazione in cui eravamo nei primi mesi di quest’anno. Viene perciò da pensare che il governo di Roma enfatizzi anche troppo la pandemia e i suoi rischi per distrarre la gente dalla situazione economica che continua a peggiorare. A questo riguardo il governo Conte ha puntato da una parte sui sussidi e dall’altra sulle nazionalizzazioni (si vedano i casi di Autostrade, Alitalia, Ilva, ecc.). È una politica che consuma risorse senza dare alcuna reale spinta alla ripresa. È vero che in settembre il consumo di energia elettrica è tornato a crescere, segno che ci sono aziende e settori economici che ciononostante si stanno riprendendo. Non è però detto che bastino da soli a rimettere in moto l’intera economia italiana.

*quotidiano della Svizzera Italiana

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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17 risposte a Stato di emergenza: un colpo alla democrazia che il Covid 19 non giustifica affatto

  1. Bocian ha detto:

    Gent.mo Dott. Ronza,
    non mi pare che l’opposizione, relativamente alla questione di atti amministrativi (dpcm) usati per limitare libertà costituzionali senza il vaglio e il relativo consenso del parlamento, abbia “lasciato correre”. Anzi mi pare che a più riprese abbia levato la voce, rimasta inascoltata anche da chi, per dovere istituzionale, ha il compito di tutelare la costituzione.
    Ormai, sotto la spada di Damocle della paura, passa di tutto. Senza alcun criterio scientifico e neppure di buon senso, si concede che 20 alunni di una classe possano stare radunati in un alula da 7×10 metri quadri per quattro ore ma si limitano a 15/30 persone alle messe (con un numero di metri quadri almeno dieci volte superiore e un tempo largamente inferiore) e i raduni in famiglia a oltre i 6 ospiti (ma nei pullman la capienza è massima: il 100% dei posti a sedere, a distanza di 30-40 cm). Ha voglia a indignarsi: i massmedia dipingono i governanti come coloro che “stanno facendo il bene del paese”. E chi si oppone, se gli va bene, riceve il marchio di negazionista.
    Saluti

    • Alberto ha detto:

      Guardi: nella mia parrocchia, est Milano, che è ha le misure più o meno pari a quelle da lei citate, l’applicazione del protocollo permette una presenza di 160 fedeli. Non so da dove derivino i suoi numeri.

      • Bocian ha detto:

        Cito (a memoria, ma abbastanza fedelmente) l’ultima ordinanza – 20 giorni fa – del sindaco del mio paesello, che prevede durante i funerali la “presenza di massimo 15 persone” e che “la benedizione della salma sia fatta in chiesa”. Disposizioni che, peraltro, sono le stesse di qualche mese fa a livello nazionale.
        Non avevano molto senso allora, oggi ne hanno ancora meno.
        Il silenzio dell’autorità ecclesiastica, invece, è identico.

  2. Alberto ha detto:

    Vada a raccontare queste cose a Alzano Lombardo e a Nembro… Poi ne riparliamo…

  3. Alberto ha detto:

    Il sig. Bocian e il suo sindaco sono evidentemente disinformati. La normativa sui funerali è ben spiegata qui: https://ilreporter.it/sezioni/cronaca-e-politica/funerali-oggi-quante-persone-possono-partecipare-dpcm-covid-andare-funerale/

    • Bocian ha detto:

      Schivo le polemiche e guardo ai fatti: l’ordinanza c’è, non me la sono inventata. Così come non mi sono inventato il silenzio della Curia.
      La prima recita testualmente: “Obblighi in materia di esequie: i funerali si svolgeranno con l’esclusiva partecipazione di congiunti, fino a un massimo di 15 persone, oltre l’agenzia funebre e il celebrante. E’ vietato l’accompagnamento e l’accesso al pubblico al cimitero durante il trasporto della salma da parte dei non familiari, e comunque fino ad un massimo di 15 persone, disponendo che la benedizione della salma avvenga in chiesa dopo la funzione religiosa e che l’accompagnamento della stessa avvenga esclusivamente con mezzi motorizzati”.
      Il secondo è palese: nessun comunicato, nessuna protesta, niente di niente.
      E visto che la realtà è sempre bene guardarla tutta, giova ricoldar(Le) che in ogni caso sono le stesse misure che ai tempi del lockdown sono state supinamente accettate senza colpo ferire.

      • Alberto ha detto:

        L’ordinanza a cui lei fa riferimento è quella post lockdown e non di 20 giorni fa. Già dal mese di maggio il limite di 15 persone è stato superato e sostituito dal calcolo dei fedeli in base all’ampiezza delle chiese sia per le celebrazioni eucaristiche sia per i funerali. Non capisco perché si debbano diffondere notizie false.

        https://www.laguida.it/2020/05/11/funerali-in-chiesa-battesimi-e-matrimoni-si-possono-celebrare-dal-18 maggio/#:~:text=I%20funerali%20torneranno%20ad%20essere,e%20poi%20fino%20al%20cimitero.

      • Bocian ha detto:

        Mi spiace, sig. Alberto, che la sua obnubilante vis polemica (arriva perfino a darmi – insensatamente e insolentemente – del falsario) le faccia dimenticare quello che ho scritto: l’ordinanza del sindaco (dalla quale ho estratto per copia-incolla il testo di cui sopra) E’ DI QUALCHE GIORNO FA. Se le interessa posso mandarle il link e, in un supremo impeto di generosità, sono disponibile anche a farle un disegnino, casomai non capisse.

  4. Alberto ha detto:

    Se è così l’ordinanza è del tutto illegittima. I recenti DCPM non hanno cambiato in nulla le regole per l’accesso dei fedeli alle funzioni liturgiche; ho chiesto al mio parroco e mi ha confermato una capienza di 160 persone per la nostra chiesa che non è poi così grande. Quindi nessuna vis polemica da parte mia. Lei ha tutto il diritto di chiedere conto al sindaco di questa ordinanza e di chiedergli di ritirarla. La normativa nazionale à del tutto diversa.

    • Bocian ha detto:

      Gentile Alberto, forse non ha colto una piccola sfumatura del mio argomentare. Ed è quella che proprio l’Autorità che avrebbe dovuto protestare più di altri per questa vera e propria ingerenza, se n’è invece stata zitta, per amore della pax mediatico-sanitaria e del politicamente piacione. Più o meno come ai tempi del lock. Nihil sub sole novi.

      • Alberto ha detto:

        Lei se la deve prendere col sindaco e col suo parroco. Col primo per aver emesso un’ordinanza illegittima, col secondo per non averne chiesto la revoca. Altri soggetti in questione non ve ne sono.

      • Bocian ha detto:

        infatti il parroco ha protestato, sostenuto da…nessuno! ah già, il vescovo è lì per fare da soprammobile…vabbè, lasciamo perdere.

  5. Alberto ha detto:

    Il parroco dovrebbe rivolgersi al Prefetto a questo punto. Ma siamo sicuri che si sia rivolto alla Curia? Mi sembra piuttosto strana questa faccenda…

    • Bocian ha detto:

      Non so se si sia rivolto alla Curia. Comunque la notizia era anche sui giornali locali. Se fossi stato il vescovo non avrei aspettato l’imboccata di chicchessia. Ma tant’è. Tra qualche giorno, se le cose peggioreranno, la vedremo applicata a livello nazionale.
      Saluti

  6. Alberto ha detto:

    Ma lei si riferisce al fatto accaduto a Soncino?

  7. Alberto ha detto:

    E comunque mi piacerebbe avere gentilmente da lei, sig. Bocian, riferimenti più specifici sulla situazione a cui lei fa riferimento…

  8. Alberto ha detto:

    Bocian 1: “Senza alcun criterio scientifico e neppure di buon senso, si concede che 20 alunni di una classe possano stare radunati in un alula da 7×10 metri quadri per quattro ore ma si limitano a 15/30 persone alle messe (con un numero di metri quadri almeno dieci volte superiore e un tempo largamente inferiore)”. Non è vero: la normativa permette numeri ben più alti purché si rispetti il distanziamento.

    Bocian 2: “Cito (a memoria, ma abbastanza fedelmente) l’ultima ordinanza – 20 giorni fa – del sindaco del mio paesello, che prevede durante i funerali la “presenza di massimo 15 persone” e che “la benedizione della salma sia fatta in chiesa”. Le messe sono diventate i funerali, con una restrizione notevole delle celebrazioni liturgiche in questione.

    Bocian 3: “Ed è quella che proprio l’Autorità che avrebbe dovuto protestare più di altri per questa vera e propria ingerenza, se n’è invece stata zitta”. Senza nessun chiarimento sulla questione dei numeri il problema diventa il silenzio dell’autorità ecclesiastica.

    Bocian 4: “silenzio”. Richiesto di puntuali chiarimenti sulla questione il sig. Bocian tace. Mah…

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