«Fratelli tutti» e la trappola in cui tanta gente benintenzionata farebbe bene a non cascare

Non ho ancora letto e studiato adeguatamente Fratelli tutti, la nuova enciclica di Papa Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale, e ne scriverò soltanto quando l’avrò letta e studiata. Tengo infatti per fermo che, tanto più su un documento di questa importanza, non è onesto fare commenti sulla base di commenti. Frattanto però mi sembra di poter già fare un’osservazione che mi sta molto a cuore. Già s’intravvede pure a proposito di  Fratelli tutti  che sia nella Chiesa che negli ambienti cattolici in genere troppa gente anche benintenzionata finisce nella stessa trappola in cui era già caduta a proposito di Laudato sì. Non legge il documento per intero ma lo scorre sulla base di commenti che ne censurano alcune parti viceversa enfatizzandone altre. Poi, invece di prendere posizione contro queste mistificazioni, le tiene anzi per buone e ne prende spunto per dire che il Papa sta andando fuori strada.

Non avendo appunto ancora studiato Fratelli tutti faccio al riguardo l’esempio della Laudato sì. Un certo ambientalismo “verde”, fra l’altro neo-malthusiano, ne esalta il preambolo su cui soltanto si sofferma ignorando tutto ciò che vi segue.  Anzi trasformandolo nel documento giustificativo di una filosofia dell’ambiente opposta a quella che viene poi illustrata nell’ enciclica stessa. Il citatissimo passaggio in cui Francesco vi condanna la logica e l’economia dello scarto si conclude, per dirne una, con la condanna dell’aborto. Quando mai invece questo fatto viene ricordato dai grandi giornali e telegiornali sensibili all’influenza dei verdi e dai laici-progressisti? Quando mai completano la citazione con le parole con cui nella Laudato sì viene osservato che di fronte a tutto questo occorre una “coraggiosa rivoluzione culturale” che rimetta al centro il valore delle relazioni tra le persone e la tutela di ogni vita umana e sottolinea che la difesa della natura “non è compatibile con la giustificazione dell’aborto”?

Ciò detto sarebbe bello se dai Sacri Palazzi si fosse più capaci di stroncare sul nascere questi occhiuti equivoci. Un compito che ovviamente non è del Papa ma sarebbe quello di una Sala Stampa Vaticana che funzionasse come funzionava ai tempi di Giovanni Paolo II e del suo portavoce Joaquin Navarro Valls. Questa però è un’altra storia che non c’entra per niente con la sostanza della questione.

19 ottobre 2020

 

 

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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