Trarre il bene della pace dal male della pandemia: ecco la bella sfida che l’Italia potrebbe proporre al G20

Che persino il Covid 19 non venga soltanto per nuocere? C’è da domandarselo se si considera che l’enorme incremento del debito pubblico, con cui in tutto il mondo si stanno finanziando le politiche di contrasto alla pandemia e alle sue conseguenze economiche, stanno rendendo sempre meno sostenibili le attuali spese militari. Diventa perciò conveniente come mai prima la fine dei conflitti in corso e lo spegnimento di tutti i focolai di guerra che nelle più diverse parti del mondo covano sotto la cenere, pronti a riaccendersi su impulso di qualche grande potenza.

Le armi moderne sono macchine molto complesse, che solo un’economia molto avanzata è in grado di progettare, di produrre e di mantenere in funzione. Le guerre moderne sono attività molto costose che soltanto le grandi potenze possono permettersi di finanziare.   Nella misura in cui il peso della spesa militare renderà insostenibile la spesa per il debito pubblico anche per i grandi Paesi industriali il grande potere finanziario, proprio quello che dall’inizio del secolo scorso trovava conveniente fomentare la guerra, comincerà invece a premere per la pace.

In ogni caso tuttavia la svolta non può essere automatica. Le crisi che si sono lasciate incancrenire vanno comunque affrontate e risolte, mentre nei Paesi produttori di armamenti la macchina dell’industria militare deve venire in larga misura riorientata verso altre produzioni, il che non è facile e non può essere rapido. Non si deve poi credere che produrre armi sia solo nell’interesse di imprenditori senza scrupoli. Il settore dà lavoro in tutti i Paesi industriali, Italia compresa, a centinaia di migliaia di addetti e quindi pane a centinaia di migliaia di famiglie. Si aggiunga poi che nella massima potenza mondiale, gli Stati Uniti, le forze armate sono il posto di lavoro di 2 milioni e 825 mila persone, non di rado provenienti dagli Stati più poveri; e in Russia, ossia nella potenza che viene seconda, seppur a grande distanza, le persone che vivono del mestiere delle armi sono un milione e 245 mila. Tutto questo significa che non si possono ridurre drasticamente né la produzione di armi né gli apparati militari senza gettare sul lastrico milioni di persone. Per trarre il bene della pace dal male della pandemia s’impone dunque una gigantesca operazione di riorientamento sia politico che economico alla scala internazionale. Di per sé è un’operazione molto impegnativa ma non impossibile. Il vero problema è però che finora non ci sta pensando nessuno. Dal prossimo 1° dicembre al 30 novembre 2021 il nostro Paese sarà il presidente di turno del G 20, il gruppo composto di 19 Stati che hanno due terzi della popolazione e oltre all’80% del prodotto interno lordo del mondo. Sarebbe una bella occasione per mettere sul tappeto il problema.

21 ottobre 2020

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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