La strage nella chiesa di Nizza, le radici cristiane dell’ Europa, la libertà e la blasfemia

Un giovane tunisino musulmano, entrato illegalmente in Francia dall’Italia, ieri mattina ha fatto irruzione a Nizza nella basilica di Santa Maria Assunta brandendo un coltello con cui, al grido di «Allah Akbar» (letteralmente: Allah è il più grande), ha aggredito e ucciso due fedeli e il sagrestano della chiesa. Così sono purtroppo andate le cose e così fino a qualche tempo fa i giornali e i telegiornali le avrebbero riferite. Se invece si vanno a vedere i primi dispacci di agenzia e i siti web che hanno rilanciato la notizia in Italia, ovviamente attingendo a fonti francesi, si tocca con mano l’impatto del “politically correct” persino in un caso del genere. Si raccontava di un tale che, armato di un coltello, aveva ucciso a Nizza tre persone tra cui due donne, una dentro e una fuori di una chiesa, nonché il “guardiano” dell’edificio. Detto così, sembrava si trattasse di uno squilibrato qualsiasi che aggredisce dei passanti e che poi, entrato a caso in un edificio il cui portone era aperto, ne uccide il custode e una persona che passava di lì. Che poi l’assassino avesse gridato «Allah Akbar» e continuasse a farlo anche mentre, ferito dalla polizia accorsa sul posto, veniva medicato e caricato su un’ambulanza si è venuto a sapere soltanto ore dopo; e per bocca del sindaco della città, non di un portavoce della polizia.

Quanto sangue e quanto tempo ancora ci vorrà prima che le èlite progressiste oggi al potere quasi ovunque nell’Europa occidentale si rendano conto che edulcorare la cronaca di eventi del genere, e più in generale della situazione di cui sono un tragico sintomo, non serve a nulla. Anzi è controproducente perché conferma gli islamisti nel loro disprezzo per l’Occidente, visto perciò come incapace di credere in se stesso,  e disarma nei confronti di questi ultimi i musulmani che invece desiderano avere con noi rapporti pacifici e positivi. La reticenza, la scarsa determinazione se non l’arrendevolezza degli Stati europei nei confronti del terrorismo islamista non sono certo incoraggianti per quella maggioranza dei musulmani che, ben consapevoli di non potersi sviluppare senza la nostra attiva collaborazione, non condividono il distruttivo progetto politico anti-occidentale dell’islamismo.

Al dialogo di fede e di cultura con l’Islam che Papa Francesco sta conducendo, e che ha portato a novità di portata storica come il Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato a Dubai il 4 febbraio 2019, deve corrispondere da parte occidentale la ferma testimonianza dei propri principi e dei propri valori. Fermezza e dialogo non soltanto non si escludono, ma anzi sono complementari tra loro. Entrambi sono necessari, e nel medesimo tempo entrambi da soli non sono sufficienti. Si apre allora qui uno spazio che la sfera del potere politico non può affatto riempire da sola, ma che compete in larga misura alla società civile e alla cultura, con particolare riguardo alla presenza cristiana.

C’è qualcosa di grottesco, oltre che di tragico, in ciò che abbiamo visto accadere in Francia in questi giorni. Da un lato un terrorista islamico che entra in una chiesa e uccide cristiani in preghiera al grido di «Allah Akbar», riconoscendo così paradossalmente quelle radici cristiane dell’Europa di cui l’Unione Europea ha preteso di negare l’esistenza. Dall’altro il presidente francese Macron che si erge a rivendicare contro la furia del terrorismo islamista un’idea di libertà senza responsabilità in forza della quale pubblicare vignette blasfeme che irridono beffardamente valori e convinzioni altrui sarebbe cosa sacrosanta.  Con questa idea di libertà non possiamo illuderci di suscitare l’ammirazione e il rispetto non solo delle masse musulmane ma anche del resto del mondo in genere.

Prima di provocare ciò che ha provocato con la pubblicazione delle sue vignette blasfeme contro Maometto e l’Islam, il settimanale satirico parigino Charlie Hebdo, che rivendica un presunto diritto alla blasfemia, aveva pubblicato una vignetta in cui le Persone della Trinità si sodomizzavano reciprocamente. Tutto ciò senza che al riguardo in Francia si registrasse alcuna protesta di rilievo. Per parte mia sono ben convinto che la censura preventiva sia incompatibile con il principio di libertà. Faccio però presente che diventa ben difficile difenderla e anzi affermarla di fronte al resto del mondo quando ad essa corrispondono un’intellighenzija e una società civile corrose dal relativismo che non si scandalizzano di nulla e digeriscono senza reagire qualsiasi cosa.  

30 ottobre 2020

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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3 risposte a La strage nella chiesa di Nizza, le radici cristiane dell’ Europa, la libertà e la blasfemia

  1. Bocian ha detto:

    Avrei molto da commentare al riguardo (sul documento sulla “fratellanza”, sull’islam e su parecchio altro), ma segnalo solamente una piccola precisazione: il musulmano tunisino era entrato illegalmente IN ITALIA (e non era profugo, né fuggiva da guerre, persecuzioni o carestie). Poi, e solo poi, è andato – indisturbato – in Francia. E non è un dettaglio da poco.
    Per commentare il resto, aspetto una sua risposta a un’altra questione.
    Saluti

  2. Simone97 ha detto:

    Ronza lei vive nel mondo delle favole. O dell’ipocrisia.

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