Betlemme, il Covid 19 e lo sguardo atterrito di Tonia Cartolano

Ogni mattina sono solito guardare il telegiornale di SkyTv, la filiale italiana della multinazionale americana Comcast, un colosso massmediatico con sede in Pennsylvania. È il modo più rapido per informarsi su che cosa ti vogliano far sapere o non sapere quelli che sono o aspirano a essere i padroni del mondo.

Più tardi mi vedo un Tg1 della Rai per avere un’analoga rapida informazione con riguardo a quello che vuol farci sapere o non sapere il nostro governo. Poi mi avvalgo del mio privilegio di «addetto ai lavori» per andarmi a documentare altrove su fonti meno inquinate.

In questo periodo di ossessivo sovraccarico di notizie (sempre più spesso sibilline) sul Covid 19, quando il telegiornale di Sky Tv è condotto da Tonia Cartolano passo però subito al contemporaneo Tg 1 Rai. Evidentemente molto spaventata dalla pandemia, la collega — cui sarebbe perciò opportuno concedere qualche settimana di riposo – trasmette paura e possibilmente panico, talvolta non esitando a togliere la parola, se necessario allo scopo,  a intervistati meno impauriti e meno disperati di lei.

Essendomi messo in salvo da Tonia Cartolano anche questa mattina, sono tuttavia caduto dalla padella del suo sguardo atterrito nella brace del politically correct  del cosiddetto servizio pubblico». Al Tg1 delle otto,  evidentemente immaginando che la gente comune non ne sapesse nulla,  prima  hanno fatto spiegare a una gentile ma inconsapevole conduttrice  che Betlemme è “un luogo simbolo della religione cattolica”. Poi da Betlemme un inviato speciale, essendosi forse informato sul posto ma  non avendo avuto il tempo di verificare la notizia, ha precisato ( badando però a non sbilanciarsi troppo) che si tratta della località “dove secondo la tradizione è nato Gesù”.  

Dove sarà mai nato Gesù secondo gli ortodossi, secondo i protestanti per non dire degli autori pagani del suo tempo che scrissero di lui?  E dove sarà mai nato Giulio Cesare? Secondo la tradizione nacque a Roma, ma chi ci assicura che sia davvero esistito, ovvero che magari fosse immigrato a Roma ma nativo di New York? E si licet parva componere magnis secondo la tradizione io sono nato a Varese, ma sarà poi vero? Me l’hanno sempre detto, ma per parte non lo giurerei. Se c’ero non posso dire che dormivo, ma di certo non ero in grado di accertarmi su dove mai mi fosse capito di arrivare.

25 novembre 2020

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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19 risposte a Betlemme, il Covid 19 e lo sguardo atterrito di Tonia Cartolano

  1. Bocian ha detto:

    Non se la prenda, dott. Ronza. E’ che questa è solo la premessa: il prossimo passaggio sarà quello di sostenere che – “secondo la tradizione ” – un certo Gesù (forse) è esistito. Il tutto in onore della libertà di parola e di opinione, sempre che sia conforme al pensiero dei padroni del vapore. Altrimenti scatta il ban per i “seminatori di odio” (in questi giorni fesibùc, tuìtter e iutùb si stanno dando da fare alla grande).
    Siamo al “chi ama la res publica avrà la mano mozzata”.

  2. Alberto ha detto:

    Sulla storicità di Gesù di Nazareth non vi è dubbio. Sulla storicità della nascita a Betlemme molti esegeti, di tutte le confessioni cristiane, esprimono dei dubbi. La complessità della redazione dei Vangeli, la unicità del loro genere letterario, la stratificazione storica e teologica che li caratterizza unita alla poca familiarità che i cattolici hanno generalmente con la Sacra Scrittura fanno sì che facciano scalpore affermazioni che dovrebbero essere ovvie.
    La collocazione della nascita di Gesù a Betlemme risponderebbe a esigenze di ordine teologico allo scopo di sottolineare la sua messianicità e il compimento delle Scritture.
    Comunque sul tema si possono trovare in rete contenuti interessanti. La bibliografia è ovviamente amplissima. Consiglio la lettura di “I Vangeli dell’infanzia” di R. E. Brown, Queriniana.

  3. enrico ha detto:

    Il Nostro di cui si parla, quando fu cresciuto, si trovò a passare in un orto con degli degli ulivi dove faceva un po’ caldo. Inoltre il sedicente Messia era un poco agitato per cui gli colò dalla fronte il trucco, che la tradizione volle definire sangue.

  4. Bocian ha detto:

    «I contenuti essenziali dei fatti riferiti da Luca – scrive il Papa – rimangono, nonostante tutto, storicamente credibili: egli decise – come dice nella premessa del suo Vangelo – “di fare ricerche accurate in ogni circostanza”. Questo ovviamente con i mezzi a sua disposizione. Egli era pur sempre più vicino alle fonti e agli eventi di quanto noi, malgrado tutta l’erudizione storica, possiamo pretendere». Per questo, osserva, «Gesù appartiene ad un tempo esattamente databile e ad un ambiente geografico esattamente indicato». E «se ci atteniamo alle fonti, rimane chiaro che Gesù è nato a Betlemme ed è cresciuto a Nazaret».
    (Benedetto XVI, «L’infanzia di Gesù», Ed. Rizzoli-Libreria Editrice Vaticana)

    Naturalmente in rete si trova di tutto e ognuno sceglie quel che più gli aggrada, soprattutto se risponde a esigenze di ordine ideologico e all’unico scopo di screditare (o contrapporsi per partito preso) qualunque affermazione di coloro che vede come il fumo negli occhi.

    • Alberto ha detto:

      Benedetto XVl è un teologo e non un esegeta. Il libro cui lei fa riferimento è una lettura di tipo spirituale. In questo senso le affermazioni riportate sulla nascita di Gesù sono da un punto di vista storico – critico assolutamente perentorie e per questo discutibili.

  5. Alberto ha detto:

    Non basta un acronimo latino per nascondere la sua mancanza di conoscenze su questi argomenti

    • Bocian ha detto:

      E’ abbastanza curioso che proprio chi non ha evidenziato serie documentazioni ma, tuttalpiù, un generico pistolotto su “materiale in rete” e “esigenze di ordine teologico allo scopo di sottolineare la sua messianicità e il compimento delle Scritture” (come se questo fosse un marchio di fake new a prescindere) si erga a conoscitore della questione e a dare patenti di mancanza di conoscenze. Il libro che ha citato, oltretutto dal titolo presumibilmente errato visto che non si riesce a rintracciare in rete, è uno dei tanti scritti sul tema (e neanche il più noto). Visto che a quanto pare lei sarebbe un gran “conoscitore”, ci farebbe un gran favore se citasse ricerche reali e attendibili di storici, ovviamente citando anche quelli (la stragrande maggioranza?) che non sono della sua opinione. Altrimenti le affermazioni “perentorie e per questo discutibili” sono solo le sue.

  6. Alberto ha detto:

    Il fatto che esegeti seri, fra cui Brown, diano risposte diverse sul luogo storico della nascita di Gesù contiene già la risposta alle affermazioni apodittiche di chi è indiscutibilmente certo della nascita a Betlemme. Indubbiamente i Vangeli sono testi talmente complessi e stratificati che è difficile far capire la modalità corretta con cui accostarli dal punto di vista storico. Purtroppo non ho il tempo per recensire almeno i testi più importanti sui Vangeli dell’infanzia e verificare che cosa dicano i loro autori sul tema oggetto della discussione. E se le dicessi che Maria non ha mai pronunciato il Magnificat? Comunque i pistolotti li fa lei e non io…

    • Bocian ha detto:

      Se è per quello, non mi stupirei neppure se lei affermasse che dubita che Geù Cristo sia stato crocifisso, e per giunta – ma pensa te che “coincidenze sospette” – proprio a Gerusalemme e sul Golgota (a proposito: ne è certo? e perche?). Riguardo ai pistolotti: si rilegga, si rilegga…

      • Alberto ha detto:

        Non ne dubito affatto perché la convergenza dei quattro racconti evangelici, la crocefissione come modalità ordinaria usata dai romani per le condanne a morte degli stranieri, il cosiddetto Testimonium Flavianum di Giuseppe Flavio testimoniano in modo inequivocabile che Gesù di Nazaret è stato crocifisso sul Golgota.

      • Alberto ha detto:

        Mi dispiace deluderla, ma non ho alcun dubbio sulla storicità della morte di Gesù di Nazaret. Le convergenze fra i racconti evangelici, l’uso della crocefissione da parte dei Romani quale strumento per eseguire le condanne a morte degli stranieri, il Testimonium Flavianum compreso nelle Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio e altri elementi minori fanno sì che non ci sia nessun motivo di dubitare a questo riguardo.
        Quanto al libro del Brown, il titolo corretto è questo: La nascita del Messia secondo Matteo e Luca, Cittadella Editrice. Glielo consiglio caldamente come lettura per il periodo delle prossime feste.

      • Bocian ha detto:

        Ah ecco, meno male che c’è il Testimonium…vabbè…

  7. Alberto ha detto:

    Il titolo esatto del testo del Brown è il seguente:
    BROWN R.E., La nascita del Messia secondo Matteo e Luca,
    Cittadella, Assisi 1981
    (orig. americano 1977).

  8. Alberto ha detto:

    Lei non ha la minima nozione di che cosa siano la storia, la ricerca e il metodo storico.

    • Bocian ha detto:

      Certo, signor maestro, pendiamo tutti dalle sue labbra. Stia sereno, mica stiamo a seguire quello che dicono la stragrande maggioranza degli storici sulla nascita di Gesù…

  9. Alberto ha detto:

    Le sciocchezze che lei dice nei miei confronti non mi toccano minimamente. Le consiglio piuttosto di consultare questo sito: http://www.christianismus.it/

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