La presenza pubblica dei cristiani in Italia e il caso serio di «Avvenire»

Alcuni recenti episodi — dalla censura del forte impegno di Trump a favore della vita alla condivisione incondizionata della campagna promossa in sede europea contro la Polonia e contro l’Ungheria… colpevoli di eleggere con solide maggioranze popolari governi di centrodestra – hanno suscitato grande disagio in quei lettori di Avvenire che non si riconoscono nella linea marcatamente filo-Pd del giornale. A tale disagio ho dato io stesso voce con una lettera al suo attuale direttore (cfr. Trump, Biden, l’aborto e il direttore di «Avvenire») inviata per posta elettronica lo scorso 13 novembre e rimasta finora senza risposta. In sé e per sé una scelta di campo pur così unilaterale può essere legittima, ma non lo è più quando il quotidiano che la assume è un organo ufficioso della Conferenza Episcopale Italiana, Cei.

Tanto più oggi, quella che si combatte sulla scena della vita pubblica non è la grande battaglia epocale tra il Bene e il Male bensì un’inestinguibile guerriglia, lunga però come la storia, tra il meglio e il peggio nella situazione data. In tale contesto i cristiani non entrano tuttavia in campo con un loro progetto tipico e unico per semplice motivo che non ce l’hanno. Come infatti Joseph Ratzinger spiega in un noto passo del suo Chiesa, ecumenismo e politica. Nuovi saggi di ecclesiologia (Edizioni Paoline, 1987): “Il cristianesimo (…) non ha fissato il messianismo nel politico. Si è sempre impegnato, fin dall’inizio, a lasciare il politico nella sfera della razionalità e dell’etica. Ha insegnato l’accettazione dell’imperfetto e l’ha resa possibile. In altri termini il Nuovo Testamento conosce un ethos politico, ma nessuna teologia politica”.

Fu infatti una circostanza storica molto particolare, ossia la Guerra Fredda, a indurre nel 1948 la Chiesa in Italia a trasformare una singola forza politica, la Democrazia Cristiana, nel partito ufficiale di raccolta di tutti i cattolici. Il fatto che il nostro Paese, vicino di casa della Santa Sede, fosse percorso al proprio interno dalla linea di demarcazione tra le rispettive aree di influenza degli Stati Uniti dell’Unione Sovietica, fu la circostanza delicatissima che giustificò tale forzatura. Osservo qui per inciso che in tale prospettiva sarebbe ora di rendersi conto di quanto Tangentopoli non fu la causa bensì una conseguenza della fine della Prima Repubblica.

Oggi un partito di raccolta di tutti i cattolici non avrebbe comunque più senso. In buona fede e con buoni motivi i cattolici italiani si impegnano e votano per partiti diversi e anche di opposti schieramenti. Stando così le cose diventa urgente poter disporre di un adeguato spazio pubblico quale luogo privilegiato di comunicazione e di condivisione dell’ethos politico cristiano; perciò di reciproco ascolto tra gente di fede riguardo alle ragioni di scelte politiche immediate anche molto differenti. Questo dovrebbe essere, a mio avviso, un compito specifico di un giornale come Avvenire. Come giudizi e scelte politiche differenti possono convivere fraternamente all’interno di una medesima esperienza di comunione, con tutta la densità di relazioni interpersonali e sociali che ne deriva? Su questo c’è ancora molto da vivere, molto da riflettere e molto da elaborare. E, seppure non in esclusiva, un giornale della Cei potrebbe essere al riguardo di grande aiuto.

Beninteso, la consonanza anche in tema di scelte politiche contingenti non è un di meno ma anzi un di più per chi vive un’esperienza di comunione cristiana. Quindi la diversità di opinioni e di scelte politiche non è un motivo per ritenersi “cattolici adulti” ma anzi in ogni caso un dispiacere. Ci sono però epoche e situazioni in cui una tale unanimità è purtroppo storicamente impossibile; e la nostra è una di queste. Si tratta allora di affrontare fraternamente ma anche con chiarezza i problemi che ne derivano. Ai tempi della Guerra Fredda in Italia il problema veniva per così dire sommerso dall’invito a votare comunque per la Democrazia Cristiana; ora invece non può più essere così. Come la grande comunità nazionale dei cattolici italiani può venire percorsa senza sostanziali lacerazioni da messaggi politici, da proposte di mobilitazione elettorale e da inviti al voto di segno diverso se non opposto? Questo sarebbe a mio avviso il grande tema o uno dei grandi temi da cui la linea editoriale di Avvenire potrebbe utilmente venire caratterizzata. Per quanto mi riguarda ovviamente non mi riconosco nella sua linea attuale, ma non mi piacerebbe nemmeno se avesse una linea opposta. Alla base della sua linea editoriale dovrebbe piuttosto essere l’ampio orizzonte delineato dalle parole di Joseph Ratzinger più sopra ricordate.

26 novembre 2020 

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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8 risposte a La presenza pubblica dei cristiani in Italia e il caso serio di «Avvenire»

  1. Giovanni Astesani ha detto:

    Ho apprezzato il Suo articolo, come da tempo apprezzo la Sua libertà di affrontare argomenti “difficili”, fuori dal coro. Non crede però che il problema di Avvenire stia a monte? È il giornale della CEI , saranno quindi i Vescovi a dettare la linea. L’Iimpressione è che gran parte della Chiesa italiana sia appiattita sul PD, una specie di nuovo collateralismo insomma. Cordiali saluti. Giovanni Astesani

  2. Patrizia ha detto:

    Condivido in pieno una volta mi piaceva Avvenire ora non mi riconosco più come anche del resto in tanti uomini di chiesa e purtroppo a volte anche nello stesso papa

    • Rodolfo Balzarotti ha detto:

      Un contributo importante. Aggiungerei che la qualifica di “cattolico adulto” si attaglia a chi, quale che sia la sua opzione politica, mantiene rispetto ad essa quella “distanza critica” di cui ha spesso parlato don Giussani, distanza stimolata da una sincera passione per l’unità dei cristiani che non ci lascia mai tranquilli nelle nostre scelte.

  3. Rodolfo Balzarotti ha detto:

    Un contributo davvero importante. Aggiungerei che il vero “cattolico adulto” sarà colui che, rispetto alla propria opzione politica, quale che essa sia, saprà mantenere quella “distanza critica” di cui ha sempre parlato don Giussani, distanza critica pungolata dalla passione, comunque, per l’unità della Chiesa. nessuna opzione potrà mai essere “tranquilla”.

  4. Giovanni Astesani ha detto:

    Avvenire è il giornale della CEI. Immagino che siano i Vescovi a dettare la linea. Ho l’impressione che il PD abbia preso il posto della DC come partito di riferimento di una parte cospicua, laici, preti, vescovi, della Chiesa italiana. Una specie di nuovo collateralismo. Non crede?

  5. Lino ha detto:

    Avvenire si è sempre caratterizzato con uno stile vagamente cristiano, tempo addietro appiattito sulle posizioni di potere dominante della DC, quindi spesso di parte, e ha colto le divergenze tra i credenti per assumere il ruolo di pacificatore, con l’occhio e la mente rivolti a sinistra. Tenendosi ben lontano dalla posizione di mediazione e di equilibrio. Per queste ragioni, l’ho sempre condiviso poco.
    Forse, non è ancora troppo schierato a sinistra, se il pontefice predilige “la Repubblica” e il suo fondatore. Purtroppo, sarà sempre peggio se i cattolici italiani, chiamiamoli pure tradizionalisti, non faranno sentire la loro voce forte e chiara.

  6. Serena Moroni ha detto:

    Il danno è che chi legge Avvenire sono persone che lo fanno per scelta esistenziale e per senso di doverosa condivisione di trovano se non allineati a dover cambiare pelle, a sentirsi umiliati nelle loro sincere e assodate convinzioni cristiane cattoliche . Suore, sacerdoti e volontari spinti all’allineamento più al pensiero unico che al Vangelo. E sono educatori, conduttori di Istituti e comunità. Cosa ne verrà fuori? Che fare?

    • Alberto ha detto:

      Forse è anche una questione di punti di vista. Nella lunga e nefasta stagione del “ruinismo” Avvenire era assolutamente illeggibile, almeno secondo il mio punto di vista. Ossessivamente concentrato solo su alcuni temi e incapace di leggere la complessità che sta dietro di essi. Da qualche anno le finestre della redazione sono state aperte e circola aria più respirabile…

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