Italia 2021: il governo che non funziona e l’alternativa che (finora) non c’è

 L’Italia di Conte, le prospettive per l’anno nuovo e il centrodestra, Corriere del Ticino*, 29 dicembre 2020

Che cosa ci si può aspettare dall’Italia nel 2021? Oggi più che mai ogni possibile risposta specifica va comunque situata dentro un

orizzonte,  quello caratterizzato dalla pandemia del Covid 19, che è comune non solo a tutta l’Europa ma anche a tutto il mondo. In ogni angolo della Terra tutti sono chiamati a ripensarsi e a ripensare sia nel grande che nel piccolo l’economia e la società. A questo cruciale appuntamento l’Italia arriva purtroppo tutt’altro che in forma. Ciò che in primo luogo colpisce è la diffusa sfiducia degli italiani in sé stessi in quanto cittadini, e quindi nella libertà. È sintomatico il fatto, già da me ricordato su queste colonne, che il 38,5 per cento degli italiani si dichiari oggi pronto ad accettare, in cambio di un maggiore benessere economico, riduzioni alla libertà di opinione, di organizzazione e di iscrizione a sindacati e associazioni. Non è la maggioranza, ma comunque una minoranza ampia quanto basta per condizionare la situazione politica. È un clima generale che aiuta ad esempio a capire la facilità con la quale nello scorso ottobre il governo di Roma ha potuto prorogare fino al  31 gennaio 2021 lo stato di emergenza già in vigore dal 31 gennaio 2020 ottenendo così di sottrarsi per un anno intero al controllo del Parlamento. In forza di tale stato di emergenza infatti il premier Conte governa a colpi di decreti del presidente del Consiglio dei Ministri, Dpcm. Malgrado il nome però questi decreti hanno natura di atti amministrativi e non di leggi; quindi non necessitano di alcuna approvazione da parte del Parlamento. Le Camere possono anche discuterne, ma poi non possono fare altro che prenderne atto, e buonanotte.

Uniti dal proposito di tenere lontani dal potere la Lega di Matteo Salvini e il resto del centrodestra ma divisi su ogni altra cosa, il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, le due forze politiche al governo, non sono sin qui riuscite ad accordarsi su niente di sostanziale; e quindi nemmeno su come spendere i 65,5 miliardi di euro a fondo perduto assegnati all’Italia dal Piano per la ripresa (Recovery Plan) varato dall’Unione Europea, ai quali si aggiungono circa 127 miliardi di prestiti agevolati. Del programma di spesa dei 65,5 miliardi si sarebbe dovuto inviare a Bruxelles una prima bozza entro il 15 ottobre scorso e poi la sua versione definitiva entro il prossimo gennaio, ma finora non si è visto nulla. Frattanto il governo Conte si limita a spendere in contributi a pioggia a favore delle più diverse categorie specificamente danneggiate dai periodi di confinamento (in Italia detto all’inglese lockdown), dai negozi al dettaglio ai ristoranti e ai piccoli liberi professionisti, le cosiddette «partite IVA»: provvedimenti utili e spesso indispensabili, ma senza molta importanza ai fini della ripresa dell’economia.

Non si può tuttavia dire che il governo si limiti all’ordinaria amministrazione. Sotto sotto fa anche scelte di rilievo, ma per lo più cedendo alla nefasta pressione del Movimento 5 Stelle. È questo innanzitutto il caso delle acciaierie di Taranto, le più grandi del Mediterraneo, di proprietà dello Stato con grandi perdite per l’erario nella massima parte dei 55 anni della loro storia. Nel 2018 il colosso siderurgico franco-indiano ArcelorMittal aveva vinto la pubblica gara per la loro gestione a partire dal 1° gennaio 2019, preliminare all’acquisto del grande impianto (già definito al prezzo di 1,8 miliardi di euro più altrettanti a copertura di un piano di riqualificazione industriale dell’area). Nell’arco di sei anni era anche previsto il reimpiego di tutti i 10.700 addetti all’acciaieria il che, visto da lontano, sembrerebbe una manna per un’area altrimenti poco industrializzata come quella di Taranto. Invece apriti cielo! Con l’attivo sostegno del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e del Pd pugliese il Movimento 5 Stelle ha fatto di tutto per spingere ArcelorMittal ad andarsene. Frattanto l’Italia non esporta più acciaio ma lo importa dalla Germania, dalla Repubblica Ceca e dalla Turchia. In forza del suo programma centralista e statalista, il Movimento 5 Stelle ha poi anche colto l’occasione della pandemia, che ha messo in difficoltà pure le compagnie aeree più efficienti, per    giustificare anche nuovi aiuti a fondo perso ad Alitalia, il cui deficit è ormai un pozzo senza fondo.

I buoni motivi per una grossa svolta politica dunque non mancherebbero. Manca però finora al centrodestra un leader credibile in quanto personalità di governo. Non lo sono infatti né Matteo Salvini né Giorgia Meloni e non lo è più Silvio Berlusconi. In una lettera al direttore del Corriere della Sera pubblicata domenica scorsa, incurante del fatto che il suo è ormai il più piccolo dei partiti del centrodestra, Berlusconi ne rivendica la leadership in forza del fatto che ha “un grande sogno, che qualche volta abbiamo chiamato rivoluzione liberale”. È proprio tuttavia perché si è tenuto nel cassetto quel grande sogno quando avrebbe avuto la forza di attuarlo, ed è proprio perché di rivoluzione liberale ha parlato soltanto “qualche volta” che oggi la sua non è più un’alternativa credibile.

*quotidiano della Svizzera Italiana

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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3 risposte a Italia 2021: il governo che non funziona e l’alternativa che (finora) non c’è

  1. Francesco ha detto:

    Salvini gli sbarchi li ha molto diminuiti, conquistando favore tra gli italiani, non solo stufi, ma contrari a questa invasione! Salvando una cosa chiamata Stato di Diritto! Ma questo ha scatenato l’odio dei sinistri e l’invidia dei cosiddetti moderati, cioè quelli che galleggiano senza identità e senza fare niente: quelli del partito popolare che fu. Quelli come come Silvio e come Vittadini
    e compagnia. Ha presente la riforma del fisco per le partite Iva fino a 65mila euro? L’ha voluta e ottenuta la Lega! In pochi mesi ha fatto più di quanto Berlusca abbia fatto in tanti anni.
    Si rilegga meglio la storia.

  2. Bocian ha detto:

    Egregio Dott. Ronza, continuo una volta di più a non concordare sulla sua visione di un centrodestra mancante di “personalità di governo”. Ammesso che Berlusconi, a ottant’anni suonati e dopo quasi 30 passati nella ribalta politica, farebbe meglio a godersi la vecchiaia, non vedo la motivazione sostanziale del perché un esponente del centrodestra (che non deve essere necessariamente Salvini o Meloni) sia inadeguato a governare il cambiamento. Anche lei credo concordi sul fatto che non basta la personalità del leader, neppure se fosse segretario del partito di maggioranza, a gestire una compagine governativa.
    Tanto più se si guardano i figuri sinistri che finora hanno occupati gli scranni governativi e azionato le leve di comando. Ho idea che riuscire a fare di peggio sarebbe impresa ardua.
    Cordiali Saluti

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