Quello che possiamo ragionevolmente augurarci e augurare per l’anno nuovo

Pazienza e tenacia: è questo ciò che possiamo ragionevolmente augurarci ed augurare per il 2021 nella situazione presente. Con in più, nel caso dei cristiani, il compito specifico di mettere nel paniere del bene comune del Paese una speranza che ha buoni motivi per non essere soltanto un semplice auspicio.

È evidente che le nostre élite attuali politiche e dirigenti in genere non sono all’altezza della sfida umana, sociale e politica postaci dalla pandemia del Covid 19. Basta accendere la radio o la televisione in qualsiasi momento del giorno e della notte per rendersene conto. Non si sa dire se i pasticci che le autorità combinano siano meglio o peggio del modo approssimativo e superficiale con cui di regola i grandi giornali e telegiornali ce li raccontano. La qualità generale di chi è al potere si rivela così modesta che al momento (per dirla senza fare nomi) se al posto di Questi Qui andassero Quelli Là o viceversa in pratica cambierebbe poco o nulla. Cambiare il cavallo in mezzo al guado è già sconsigliabile in  ogni caso, ma tanto più in un caso come questo.

E  mancando oggi comici e cabarettisti del calibro di quelli del recente passato — da Walter Chiari a Bramieri, da Tognazzi a Vianello e così via — per di più non c’è nemmeno il conforto delle matte risate che quei maestri della satira ci avrebbero regalato. Vi immaginate un discorso di Walter Chiari sull’Italia arancione che diventa rossa ma magari anche bianca? O Tognazzi e Vianello che descrivono il premier Conte intento a sciogliere gli ultimi nodi che ancora impediscono di varare l’ultimo Dpcm e che poi si mette a limarlo? O Bramieri che interpella il conduttore del telegiornale del lunedì secondo cui, ancora una volta come ormai da qualche decennio a questa parte, “si apre una settimana decisiva” per la soluzione di tutti i problemi che ci assillano? O una rissa da saloon tra gli ormai famosi artigiani di Forlì che vogliono venderti i loro sofà e le loro poltrone a tutti i costi, anche con sconti da paura, e Matteo Salvini e Giorgia Meloni che (almeno ufficialmente)  non vogliono poltrone neanche se gliele offrono gratis?

L’unica, ma molto magra, consolazione è che anche altrove non si sta sostanzialmente meglio. Magari, come in Francia o in Germania, ci sono ancora classi dirigenti non così inesperte da essere altrettanto incapaci di mascherare le loro incertezze e le loro improvvisazioni, ma la sostanza delle cose è la medesima. Per ciò che riguarda la vaccinazione di massa, in quanto a rapidità e a quantità l’unico caso di successo nel mondo è Israele. Però è un successo che si spiega grazie anche a  circostanze pregresse non riscontrabili altrove: Israele è un Paese a economia avanzata di soli 8.345.000 abitanti (un milione e mezzo in meno di quelli che ha la Lombardia) in stato di mobilitazione militare permanente da quando nacque nel 1948; e dove pertanto preesistono il quadro giuridico e le condizioni organizzative e tecniche per mobilitare in quattro e quattr’otto tutti gli abitanti su qualsiasi  cosa, compresa appunto una vaccinazione.

Per quanto riguarda poi l’affronto del problema immane che sarà la riorganizzazione dell’economia mondiale dopo questa pandemia, non c’è finora traccia di alcun adeguato confronto internazionale di idee e di esperienze, di alcun congresso planetario telematico dei grandi centri universitari di ricerca economica e sociale, di alcuna assemblea generale straordinaria delle Nazioni Unite. Fermo restando che come sempre la speranza nell’imprevisto non può venire meno, quello su cui in primo luogo possiamo realisticamente contare sono appunto la nostra pazienza, la nostra tenacia, e l’uso responsabile di tutte le risorse umane e materiali di cui disponiamo sia come persone sia come famiglie, comunità e popoli.

5 gennaio 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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