Dopo i fatti di Washington: più che Biden o Trump il problema è la crisi della democrazia

Fra le informazioni certe di cui finora si dispone non vedo dati sufficienti perché si possa concludere che Trump aveva vinto le elezioni e che la vittoria gli è stata rubata. Quando se ne dovesse venire a disporre non esiterò a tenerne conto e a cambiare idea, ma per adesso è così.

Il fatto tuttavia che quasi il 40 per cento degli elettori americani siano convinti che Trump avesse vinto, e che ieri a Washington una folla di manifestanti abbia perciò preso d’assalto e occupato per alcune ore la sede del Congresso, ossia del Parlamento degli Usa, luogo-simbolo della democrazia moderna agli occhi di tutto il pianeta, dà tutto il segno del punto cui sta arrivando la crisi delle istituzioni democratiche non solo negli Stati Uniti ma nel mondo. Qualcosa che riguarda non solo indirettamente ma anche direttamente tutti noi che in ogni parte del globo abbiamo la buona sorte di vivere in Paesi democratici; ma non sempre la consapevolezza del fatto che la libertà e la democrazia vanno coltivate e tutelate, e non considerate come una rendita che nessuno ci può togliere.

Comunque verrà poi risolta la crisi aperta dalle elezioni presidenziali americane del novembre scorso, in ogni caso giungerà o tornerà alla Casa Bianca un Presidente che sarà tale in forza di una maggioranza irrisoria di voti, e che si troverà a governare su un Paese diviso in due aree politiche quasi equivalenti e duramente opposte l’una all’altra. Chiunque egli sarà, farà bene pertanto a non cantare troppo vittoria e a tenere prudentemente conto della situazione.

7 gennaio 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Dopo i fatti di Washington: più che Biden o Trump il problema è la crisi della democrazia

  1. enricomv ha detto:

    Per quanto paradossale, e umiliante per chi crede nella democrazia, sembri la situazione americana di oggi, bisogna ammettere che i “non perdenti” sono proprio quei Paesi in cui domina la dittatura. Cina in testa, che si permette di dettare le condizioni al resto del mondo (ONU) anche sui controlli dei suoi laboratori di ricerca.
    Ho visto sul blog di A.M.Valli alcuni filmati dei brogli elettorali introvabili su internet. Gli americani non hanno bisogno di video come noi perchè hanno visto coi loro occhi ed ecco perche in tanti credono ai brogli.
    In quanto a Trump direi che ha rovinato il buono che ha fatto in 4 anni scegliendo il modo peggiore per sostenere la sua causa. La via maestra è sempre la non violenza e l’affermazione dei diritti con il diritto.
    In tutta questa storiaccia la parte più schifosa la fanno ancora i massmedia coi loro titoloni che trasformano un’okkupazione in un’insurrezione golpista. Cosa scriverebbero se al posto di quegli esaltati ci fossero stati i Bleck Block di Genova o i NoTav della valle di Susa?

  2. Bocian ha detto:

    Parole di buon senso, oggi assai poco apprezzato. La ringrazio.
    A margine vale la pena di notare, visto che si parla di democrazia, che mentre Trump (ancora in veste di Presidente USA) è stato bannato da Twitter per un commento di dubbia interpretazione, l’iraniano Khamenei può continuare, tranquillamente e senza tema di esser censurato, a cinguettare sulla necessità di distruggere il cancro Israele.
    Evidentemente c’è cinguettìo e cinguettìo.
    Saluti.

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