Biden, il voto cattolico e quello che ci si vuole far credere

Anche se qualche giorno è passato dalla sua pubblicazione vale la pena di andarsi a rivedere una nota apparsa

lo scorso 10 gennaio su «La lettura», il supplemento libri del Corriere della Sera. Il titolo è  “Chiese. La maggioranza dei fedeli non ha votato per il presidente fedele a Roma / I cattolici spaccati più che mai”; l’autore è Manlio Graziano, docente universitario specializzato in geopolitica delle religioni. Graziano insegna in Francia alla Paris School of International Affairs, un istituto della Facoltà di Scienze Politiche della Sorbona, e in Italia collabora regolarmente con Limes, la nota rivista di geopolitica pubblicata dal gruppo Espresso/la Repubblica e diretta da Lucio Caracciolo. Dunque è uno che dovrebbe sapere bene di che cosa sta parlando.

Suscita però subito qualche sospetto la definizione alquanto grezza di Joe Biden dipinto, in quanto cattolico, come un “presidente fedele a Roma”. Si può tuttavia immaginare che il titolo sia opera non di Graziano ma di un redattore titolista del Corriere incaricato di occuparsene anche se del tutto ignaro di che cosa siano tanto il cristianesimo quanto il principio di laicità sancito da Cristo e da lui introdotto nella storia con la celebre frase “Date a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare”.

Anche se l’argomento è stato rigorosamente censurato da tutti i maggiori giornali e telegiornali italiani, ci si poteva ciononostante attendere che uno specialista con così prestigiose qualifiche sapesse che l’imbarazzo nei confronti di Biden non solo dell’elettorato cattolico, pur tradizionalmente democratico, ma di tutto il vasto schieramento (tra l’altro per lo più protestante) degli americani pro-life dipende dalla sua posizione favorevole all’aborto. Biden è infatti tra coloro che dichiarano di essere personalmente contrari all’aborto, ma di non volere negare ad altri il diritto di abortire o di far abortire se lo desiderano. Un ragionamento in forza del quale – osservo per parte mia – si potrebbe rendere legittimo anche lo stupro, tanto per fare un esempio. Invece niente di tutto questo: del peso cruciale che la questione dell’aborto ha avuto nella campagna elettorale Graziano non dice una parola. Secondo lui il distacco dell’elettorato cattolico dal Partito Democratico si deve al fatto che mano a mano i cattolici salgono i gradini della scala sociale si spostano verso il partito dei ricchi, ossia il Partito Repubblicano. Inoltre secondo Graziano la Santa Sede non è altro che una delle “due super-potenze della politica internazionale”; quindi, come avrebbe detto Machiavelli, l’antagonista per natura dell’altra super-potenza, gli Stati Uniti. Stando così le cose, un presidente americano cattolico “resta verosimilmente per la Chiesa un fastidio di cui farebbe volentieri a meno”. Detto fatto la questione dell’aborto diventa irrilevante. Nessun valore conta, per la Chiesa come per Washington machiavellicamente conta solo la forza, è solo una questione di potenza. E i lettori del Corriere sono serviti.

15 gennaio 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Biden, il voto cattolico e quello che ci si vuole far credere

  1. Bocian ha detto:

    Caro Dott. Ronza, lei riporta che “nessun valore conta, per la Chiesa come per Washington machiavellicamente conta solo la forza” e credo che questa opinione conclusiva, che lei attribuisce – immagino – all’articolista del Corriere, la trovi di parere contrario. Potrei concordare con lei, se non fosse che qualche fatterello, per la verità, appare di segno opposto.
    Se da una parte Trump ha ricevuto (e forse in parte meritato) rimbrotti (seppure non diretti ma difficilmente equivocabili: ricorda il “chi costruisce muri non è cristiano”?) sulle politiche per l’immigrazione, non mi pare che altrettanta vis polemica sia stata rivolta dalle gerarchie al duo Biden-Harris, in particolare sul tema specifico e grave dell’aborto. Anzi ho idea che abbiano ricevuto parecchi endorsement (talvolta palesi e talvolta occulti) da parte della maggioranza delle gerarchie cattoliche, di qua e di là dell’atlantico. E sorvolo sull’attenzione più che cortese riservata al presidente argentino (notoriamente a favore della legge sull’aborto che ha poi fatto approvare dal suo parlamento) durante la sua visita in Vaticano, con annessa messa privata e eucarestia somministrata a lui e alla di lui consorte (in unione peraltro canonicamente illegittima).
    Mi creda, è abbastanza difficile capire come anche un semplice fedele ignorante di “cose internazionali” come il sottoscritto, possa ragionevolmente dissentire dall’opinione di cui sopra.
    Può essere, naturalmente, che mi sfugga qualcosa ma non vedo quale. A meno che, s’intende, io non abbia frainteso il senso del suo commento all’articolo.
    Saluti

  2. Francesco ha detto:

    Bocian scrive il vero. L’autore non considera mai l’ipotesi di partigianeria prezzolata delle gerarchie vaticane, che c’è ora, c’è stata ieri e ci sarà domani.

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