Il piano vaccinale, lo Stato e la sussidiarietà (più un pensierino sull’8 marzo)

Nell’ipotesi, al momento ben poco fondata, che si possa disporre di tutte le dosi di vaccino necessarie per realizzare il piano vaccinale annunciato dal ministro Speranza, 50 milioni di vaccinati in Italia entro giugno, occorrerebbe fare da domattina oltre 550 mila vaccinazioni al giorno. E per ogni giorno di ritardo nel raggiungimento di tale obiettivo rispetto a domattina la quota giornaliera di vaccinazioni dovrebbe poi aumentare. Siccome attualmente se ne fanno al giorno circa 180 mila non diventa difficile immaginare quanto sia realistica la previsione dello speranzoso ministro.

Dal momento che l’informazione consiste ormai solo o quasi solo nel rilancio di comunicati ufficiali, non è facile capire che cosa in particolare non funzioni. Nel complesso è però evidente che nel nostro Paese la presunta grande macchina organizzativa per la vaccinazione di massa non è una macchina bensì in larga misura un mucchio inerte di leve e di ingranaggi che sin qui nessuno riesce a montare. Prima di essere una conseguenza del basso livello complessivo della nostra pubblica amministrazione, a mio avviso tutto ciò è un amaro frutto dell’inveterato statalismo del nostro ceto politico.

Malgrado tutta la realtà e tutta la storia del nostro Paese dimostrino il contrario, di fronte all’emergenza della pandemia si è partiti ancora una volta dal presupposto che solo lo Stato sia buono ed efficiente, mentre i governi locali, la società civile e l’economia produttiva sarebbero sempre e comunque male intenzionati e inefficienti. Di qui la pretesa di risolvere il problema di qualsiasi emergenza, quindi anche di questa urgente vaccinazione di massa, chiamando a raccolta le più diverse organizzazioni centrali, in questo caso dall’Esercito alla Protezione Civile fino alle Poste, e incaricandole di costruire un macchinone organizzativo ad hoc. Una scelta cui poi fa inevitabilmente seguito lo scoppio di una convulsa battaglia tra loro perché ognuna vuol avere in pugno il bastone del comando o vuole comunque ritagliarsi un proprio intoccabile spazio di potere nell’operazione.   

Proviamo invece ad immaginarci come potrebbero andare le cose se si procedesse con un’altra e diversa “filosofia”, ispirata al principio di sussidiarietà, ovvero se si partisse dal presupposto che: 1) in una situazione di emergenza, prima di attardarsi a creare delle organizzazioni ad hoc, è meglio utilizzare al meglio le strutture già esistenti; 2) i diretti interessati sono, salvo prova contraria, coloro che meglio e più rapidamente possono provvedere alla soluzione dei problemi che hanno di fronte. Nel caso specifico: l’industria farmaceutica dispone già di reti logistiche in grado di distribuire ogni giorno miriadi di farmaci su tutto il territorio nazionale compresi quelli che fino al consumo devono restare all’interno della cosiddetta “catena del freddo”. Se poi ciò non bastasse una seconda e anche più potente “catena del freddo” è quella di cui dispongono l’industria alimentare e i supermercati. Alle Regioni fanno capo le reti ospedaliere e ogni persona residente in Italia è in carico a un medico di base; le aziende medie e grandi sono di regola dotate di propri ambulatori di pronto soccorso, e così i porti, gli aeroporti e le maggiori stazioni ferroviarie. Esiste insomma tutta una massa di strutture e di competenze che basterebbe sollecitare con forza e responsabilizzare pienamente, mettendole in positiva concorrenza tra loro. Sullo Stato e sui suoi organismi ricadrebbe invece il compito di comprare tutti i vaccini disponibili sul mercato, di gestire un’anagrafe telematica dei vaccinati nonché di intervenire per difetto (di default) solo dove si registrassero delle carenze gravi e non altrimenti rimediabili. In pratica è più o meno ciò che si è fatto in Gran Bretagna con i risultati che si vedono.

8 marzo 2021

P.S. Oggi, 8 marzo, saremo tutto il giorno alluvionati da notizie e giudizi a senso unico sulla condizione della donna. Fino a quando l’ordine costituito della cultura di massa e quindi dei media non ci permetterà di dire come veramente stanno le cose, la girandola di luoghi comuni al riguardo è inevitabile. In realtà si tratta di qualcosa che dipende da una crisi umana di cui fanno le spese tutti, non  solo la donna ma anche l’uomo e prima ancora i bambini, cui si può legalmente impedire di nascere. Tanto e vero che nel mondo (si pensi all’ India e alla Cina, tanto per fare i due maggiori esempi) il maggior numero di femminicidi è quello delle bambine abortite o uccise alla nascita appunto in quanto tali, ovvero semplicemente perché sono bambine.

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Il piano vaccinale, lo Stato e la sussidiarietà (più un pensierino sull’8 marzo)

  1. Roberta ha detto:

    A forza di sussidiarietà avete dato la gestione della sicurezza ai privati che la fanno solo quando ci guadagnano(Rigopiano). Poi vi scandalizzate del mercato degli uteri?
    Siete culturalmente identici. Volete fare soldi con tutto.

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