Covid 19. Un moderno mostro di Frankenstein?

Rischia forse adesso di diventare realtà la cupa vicenda al centro di Frankenstein o il moderno Prometeo, il famoso romanzo uscito due secoli fa dalla fantasia di Mary Shelley:  la storia, pubblicata per la prima volta nel 1818, del mostro sanguinario che sfugge al controllo del suo creatore? Secondo un numero crescente di studiosi e di conoscitori dell’Estremo Oriente (si veda fra gli altri il sito http://www.altriorienti.com) si tratta di un’ipotesi non priva di fondamenti.

 In epoche in cui la medicina era ancora rudimentale, le più gravi epidemie, le storiche pestilenze erano per lo più causate da morbi che da animali passavano all’uomo, perciò non ancora dotato di anticorpi che lo difendessero, oppure dilagavano a causa di parassiti e di animali con cui l’uomo coabitava. In questi ultimi anni si è però delineato un nuovo rischio, derivante invece da un settore avanzatissimo della ricerca scientifica detto con espressione inglese Gain of Function, GoF. Ciò che caratterizza questo ambito della ricerca è per così dire l’invenzione di nuovi virus creati in laboratorio combinando tra loro virus presenti negli animali con virus presenti nell’uomo. Trattandosi  di virus artificiali appositamente progettati per aggredire l’uomo, lo fanno poi anche molto meglio dei virus naturali.   Servono per ricerche che si fanno allo scopo di prevedere le future possibili mutazioni dei virus naturali, per capire se potrebbero passare dagli animali all’uomo e con quale virulenza e  velocità.   Tenuto conto che la città cinese di Wuhan è il più grande centro mondiale di ricerche in tale settore, si fa l’ipotesi che l’agente patogeno del Covid 19 sia uno di questi virus artificiali: un moderno mostro di Frankenstein evaso dai laboratori in cui veniva coltivato e studiato. 

Non c’è bisogno di presupporre ad ogni costo che la pandemia  sia stata provocata deliberatamene. Questo anzi non aiuta a capire che cosa sia accaduto anche perché  si fa così entrare la faccenda nel calderone del braccio di ferro tra Usa e Cina con tutte le distorsioni e le censure che ne conseguono. Cosa tanto più paradossale se si considera che vi furono anche tempi in cui, all’ombra del mito della neutralità e dell’intoccabile universalità della ricerca scientifica, scienziati americani e scienziati cinesi di base a Wuhan si scambiavano dati e coordinavano tra loro piani di ricerca nell’ambito del GoF.

Per definizione l’arma “batteriologica” colpisce allo stesso modo amici e nemici; non c’è modo di farne un uso mirato. È questo il motivo per cui gli Usa, che furono i primi a studiarla, furono anche i primi a sospenderne lo sviluppo.  Nemmeno c’è bisogno di pensare al complotto; per tutto questo basta un incidente. Né si può presumere che il rischio riguardi soltanto il caso di regimi autoritari e poco trasparenti come quello cinese.  Se infatti c’è comunque il pericolo dell’incidente questo riguarda anche la più compiuta e limpida delle democrazie.

Si apre così un nuovo problema di dimensioni planetarie e cade un altro pilastro dell’età moderna, quello della presunta libertà assoluta e quindi dell’assoluta irresponsabilità sociale e politica della ricerca scientifica. Un problema nient’affatto facile da risolvere, ma ormai tuttavia ineludibile.

10 marzo 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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