Mottarone. Tutto quello che si deve spiegare e l’inspiegabile

 La funivia del Mottarone e il mistero della morte, Corriere del Ticino*, 2 giugno 2021

Il giudice per le indagini preliminari, Gip, ha ordinato la scarcerazione delle tre persone presunte responsabili del tragico incidente della scorsa domenica 23 maggio alla funivia Stresa-Mottarone.

Il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Verbania li aveva fatti mettere in prigione tutti e tre. A giudizio del Gip invece il rischio che costoro, se in libertà, possano “inquinare le prove” non è così forte da giustificarne la carcerazione cautelare prima del giudizio e dell’eventuale condanna. Luigi Nerini, proprietario della funivia, e Enrico Perocchio, direttore di esercizio dell’impianto, sono stati rimessi in piena libertà, mentre Gabriele Tadini, che della funivia era il capo-servizio, è stato messo agli “arresti domiciliari”, ossia deve restare nella propria abitazione custodito ex-lege da un familiare.

Quando domenica 23 maggio il cavo traente della funivia si spezzò. per cause ancora sconosciute, i freni di emergenza che, stringendosi al cavo portante avrebbero dovuto bloccare la cabina, non entrarono in funzione perché erano stati deliberatamente disattivati. La cabina, ormai prossima all’entrata nella stazione a monte, scivolò allora all’indietro fino a schiantarsi a tutta velocità su un sottostante pilone causando la morte, come è noto, di 14 delle 15 persone a bordo. Per ordine di chi e come mai tali freni erano stati disattivati inserendo nel loro ingranaggio degli appositi «forchettoni» metallici (verniciati in rosso allo scopo di renderli ben visibili agli addetti all’impianto)? Per ordine di Gabriele Tadini, se non da lui personalmente, allo scopo di evitare che il verificarsi di malfunzionamenti ritenuti secondari, di cui erano già venuti i primi segnali, potessero bloccare la funivia in una giornata che ci si attendeva fosse molto redditizia. Il 23 maggio, una bella e limpida giornata di sole, era infatti la prima domenica in cui l’impianto veniva di nuovo aperto dopo una lunga chiusura a seguito della pandemia del Covid 19.

Dapprima Gabriele Tadini sembra si sia addossato ogni responsabilità per l’accaduto, mentre in un secondo tempo avrebbe detto che tanto il proprietario quanto il direttore della funivia erano al corrente di tale prassi, per di più a quanto pare nient’affatto straordinaria. D’altro canto non è molto verosimile che Tadini prendesse decisioni di questo peso all’insaputa del proprietario e del direttore di esercizio dell’impianto.

Tante cose restano ancora da scoprire e da giudicare riguardo alla tragedia. Quali che saranno però il giudizio e le condanne riguardo all’accaduto, nulla ne potrà venire fuori rispetto al senso della sorte dell’unico piccolo superstite, il bambino di cinque anni che ha perduto nel disastro la sua intera famiglia, e al mistero delle quattordici persone lietamente in gita, passate in pochi attimi da una giornata di spensierata vacanza a una morte improvvisa e inattesa.

Perché poi proprio quei 14, e non altri, fra tutte le persone che quel giorno avevano scelto di salire in funivia al Mottarone?  Perché quel giorno la vita di tutte quelle persone di età, origini e nazionalità diverse, adulti e bambini, giovani e vecchi, bisnonni e nipotini, era giunta al suo compimento?
Al cristiano si aprono prospettive ad altri precluse, ma per tutti il mistero resta. Non per risolverlo ma per intravvederne il senso, in questo come in altri casi simili ho sempre trovato di grande aiuto la lettura de Il ponte di San Luís Rey, il magistrale romanzo dello scrittore statunitense Thornton Wilder. Pubblicato nel 1927, il romanzo prende spunto da un fatto realmente accaduto in Perù circa due secoli prima: l’improvviso crollo nel 1714, a oltre cento anni dalla sua inaugurazione, di un ponte sospeso su un baratro lungo la via tra Lima e Cuzco. Alla caduta del ponte, che causa la morte delle cinque persone che lo stavano attraversando, assiste un frate che stava accingendosi anch’egli ad imboccarlo. Scampato per poco alla morte, il frate ricostruirà poi la vicenda umana di ciascuna delle cinque vittime riuscendo per ognuna a cogliere molti motivi che potevano far pensare che quel giorno la loro vita fosse giunta al suo compimento. Il mistero della loro morte resta tale, ma anche umanamente egli riesce a intravvederne il senso. È una lettura che consiglio.

*quotidiano della Svizzera Italiana

 

2.VI. 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Mottarone. Tutto quello che si deve spiegare e l’inspiegabile

  1. innocenza laguri ha detto:

    Apprezzo il consiglio di leggere il testo , ho letto articoli (uno su Tempi, ad esempio) che un mio familiare ha definito da talebano cattolico perchè , criticando duramente l’attribuzione all’errore umano come unica spiegazione della vicenda, invita altrettanto duramentee seccamente a chiedersi il perchè del morire.IO credo che la gente non è aiutata a reggere la vertigine di questa domanda, nella cultura di oggi, penso che che il libro consigliato, accetti totalmente di reggere questa domanda, ma non disdegna di osare una “articolazione” del perchè del loro morire , il che è molto umano anche se totalmente dentro una prospettiva di fede.

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