La Chiesa, la Germania e la speranza pasquale del cardinale Marx

Le dimissioni il 21 maggio scorso dall’incarico di arcivescovo di Monaco e Frisinga — che d’intesa con Papa Francesco il cardinale Reinhard Marx qualche giorno fa ha reso pubbliche — non sono di certo un fatto di ordinaria amministrazione.

Nominato cardinale nel 2010 da Papa Benedetto XVI, Marx  è non solo una figura di primo piano della Chiesa in Germania, ma anche uno dei porporati più vicini a  Papa Francesco. Questi nel 2013 lo chiamò a far parte del Consiglio dei Cardinali: un organo ristretto che collabora molto da vicino con lui nel governo della Chiesa, e che ha l’incarico di studiare un progetto di revisione della Curia romana. Eletto nel marzo 2014 presidente della Conferenza episcopale tedesca, l’anno scorso Marx aveva tuttavia annunciato che di non essere disponibile a un rinnovo di tale suo incarico.

Per non limitarsi a farsi opinioni sulle opinioni e a sovrapporre commenti a commenti è oggi più che mai buona norma partire dai fatti. In questo caso c’è il vantaggio che i fatti, ossia la lettera di dimissioni e quanto il Cardinale dichiarò quando poi essa venne da lui stesso pubblicata, sono accessibili a chiunque nel sito dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, https://www.erzbistum-muenchen.de/, tra l’altro anche in italiano (cfr. Lettera Santo Padre_ITALIENISCH_210521. pdf, KM_Dichiarazione_Final_ITALIENISCH_210604.pdf). Quindi chi sentenzia per sentito dire non ha scuse.

Consiglio a chiunque di andarsele a leggere per farsi così di prima mano un’idea di che cosa il cardinale Marx ha detto e di che cosa non ha detto. Leggendo i due documenti, e confrontandoli con quanto se ne è scritto (tra l’altro) in Italia, la prima cosa che salta agli occhi è quanto spesso i commentatori più che commentarli se ne servano come spunto per parlare di cose che stanno a cuore a loro ma che nei due documenti non ci sono affatto.

Sia dalla lettera che dalla dichiarazione appare chiarissimo come alla base delle dimissioni presentate da Marx ci sia ciò che egli avverte come una “corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni”; una catastrofe che egli valuta essere conseguenza non solo di fallimenti personali e di errori amministrativi ma anche di un “fallimento istituzionale e sistematico”. Quale che sia poi la valutazione che si voglia dare di questo giudizio, resta il fatto che ogni altro problema (dal celibato dei preti al sacerdozio femminile e alla benedizione delle coppie omosessuali) che tanti pseudo-commentatori si sono precipitati a mettere nel piatto, non c’entra per nulla.

Di fronte alla gravità di tale situazione, che secondo lui richiede “cambiamenti e una vera e propria “riforma della Chiesa”, il Cardinale afferma che l’unico modo possibile per uscire dalla crisi sia quello di imboccare una “via sinodale”, una via che davvero permetta il “discernimento degli spiriti”. E intende le proprie dimissioni come un modo forte per sollecitare un tale sinodo.

Si può poi condividere o meno tale speranza, come pure il metodo scelto per affermarla, ma è di questo e di questo solo che si sta parlando.

La Chiesa in Germania, scrive al Papa il cardinale Marx, sta indubbiamente “attraversando dei momenti di crisi. (…)”. “Mi pare – e questa è la mia impressione – di essere giunti ad un «punto morto» che però,” osserva il Cardinale, “potrebbe diventare anche un punto di svolta secondo la mia speranza pasquale”. C’è da sperare, e quindi da pregare, che sia così.

8 giugno 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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5 risposte a La Chiesa, la Germania e la speranza pasquale del cardinale Marx

  1. Cesare Chiericati ha detto:

    Robi c’è un errore di trascrizione “coppie omosessuali” ovviamente e non “copie”, bel pezzo ciao

  2. Roberta ha detto:

    Dimissioni o atto politico?

  3. Bocian ha detto:

    Caro Dott. Ronza,
    per avere maggiori lumi su questa insolita vicenda, le chiedo:
    1) le pare possibile e normale che, per riflettere, giudicare e procedere sui casi di abusi sessuali all’interno della Chiesa (problema non di oggi ma che, curiosamente, salta fuori all’improvviso in stile “coniglio dal cappello a cilindro”, e ben a favore di telecamera), si invochi una “riforma”? all’interno della Chiesa mi pare di ricordare che le norme ci siano, anche piuttosto severe, e vadano semplicemente applicate, senza “riformare” alcunché;
    2) cosa c’entra la cosiddetta “via sinodale” (al netto di capire cosa significhi tale fumosa definizione) nel contesto di quanto argomentato e presentato come motivo unico a giustificazione delle dimissioni?
    Per essere un cardinale, mi pare che difetti non poco in chiarezza. A meno che non abbia parlato in codice. Anche la lettura diretta delle comunicazioni ufficiali, come da lei suggerito, mi pare che alimenti i dubbi, anziché dissiparli.

    • Robi Ronza ha detto:

      Anch’io ho delle riserve sull’opportunità e sullo stile dell’iniziativa presa dal cardinale Marx, e nella mia nota vi ho infatti accennato per due volte. Guardando al volto della Chiesa la mia preoccupazione non è però innanzitutto quella di cercarne e denunciarne ogni neo, bensì quella di contemplarne la sostanziale e perenne bellezza. Beninteso, la caccia ai suoi mali è sempre dovuta, ma non dobbiamo lasciare che ci impedisca di vedere tutto il resto.

      • Bocian ha detto:

        La ringrazio per la risposta, che ammiro e in buona parte condivido. Le chiedo però di comprendere anche il grido di sincero dolore di coloro che vedono come la “sostanziale e perenne bellezza” venga trascurata, quando non abbruttita o – peggio – contrabbandata per altro, proprio da coloro che dovrebbero avere maggior cura nel difenderla.
        Non credo affatto che le sfugga come l’accenno ammiccante alla “via sinodale” (posto che ancora oggi non si riesce a capire cosa realmente significhi, se non un pessimo scimmiottamento in campo ecclesiale di una forma tutta politica di federalismo), non solo non c’entri un benemerito fico secco con il problema degli abusi sessuali, ma rappresenti invece un palese grimaldello per scassinare il prezioso tesoro dell’unità della Chiesa (“ut unum sint”, rammenta?), e con essa i pilastri sui quali quella bellezza ha trovato lungo i secoli e trova ancora oggi fondamento e riparo.
        Con immutata stima, Cordiali Saluti.

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