L’aborto negli Usa, il Covid 19 a Taiwan e quello che ci nascondono, ma che si può sapere

Per dare un’idea di quanto la comunicazione di massa sia oggi condizionata, e quindi di quanto sia oggi doveroso ed urgente imparare ad eludere i suoi condizionamenti, faccio due esempi di attualità.

Da un sondaggio della Gallup, la più nota società statunitense di ricerche demoscopiche, pubblicato qualche giorno fa, è risultato che, come ormai da diversi anni, la maggioranza degli americani, attualmente il 52 per cento, è contraria all’aborto in ogni caso oppure lo accetta soltanto in alcuni pochi casi estremi. Più precisamente il 19 per cento vorrebbe che fosse illegale in ogni caso mentre il 33 per cento vorrebbe fosse ammesso soltanto in alcuni pochi casi estremi (come incesto, stupro ecc,). Solo poi il 32 per cento degli americani è d’accordo con il presidente Biden il quale ritiene non si possa negare a una donna il diritto a abortire senza alcun limite, ossia anche fino al termine della gravidanza (right to abortion up to birth).

Nel grande pubblico in Italia quanti verranno a saperlo? Pochissimi se non quasi nessuno perché i grandi giornali e telegiornali si sono guardati e si guarderanno bene dal parlarne. Come mai? Perché è qualcosa che non quadra con l’immagine che la stampa italiana vuol dare del no all’aborto, spacciato come anticaglia da paese cattolico e perciò arretrato. In tale quadro non va bene che la maggioranza della gente sia contro all’aborto negli Stati Uniti, faro della modernità e paese a maggioranza protestante . E nell’ambiente dei giornali e dei giornalisti italiani predomina l’idea che se la realtà non quadra con quanto ci si attende il problema vada risolto non rimettendosi in discussione ma oscurando la realtà.

Veniamo a un altro caso in ben altro ambito. Per compiacere la Cina l’Organizzazione Mondiale della Sanità, Oms, ha escluso Taiwan dall’Assemblea mondiale della Sanità convocata lo scorso 14 maggio per fare il punto sulla lotta alla pandemia del Covid 19. Tale esclusione non è solo un’ingiustizia in sé ma anche una grossa sciocchezza. Grazie agli intensi rapporti commerciali che malgrado l’assenza di rapporti diplomatici intrattiene con la Cina, e grazie alla sua ovvia grande capacità di osservazione e di analisi della realtà cinese, Taiwan (oltre 23 milioni di abitanti) è il paese che per primo al mondo ha capito che cosa stesse accadendo a Wuhan quando Pechino cercava ancora di non farlo sapere, e che quindi meglio è riuscito a difendersi dalla pandemia pur senza bloccarsi economicamente.

Con meno di 5 mila contagiati dall’inizio della pandemia, di cui 3500 a causa di uno solo singolo focolaio, si può anzi dire che al Covid 19 Taiwan sia in pratica sfuggita, unico paese al mondo a essere riuscito in tale impresa (a parte alcuni piccoli stati insulari del Pacifico per i quali non era difficile auto-segregarsi dal resto del globo). É perciò un caso di grande interesse per tutto il mondo. Che per fare un favore alla Cina l’Oms non ne voglia sapere nulla e far sapere nulla  è scandaloso. Eppure nessun grande giornale e telegiornale ha sollevato la questione, e men che meno ne hanno riferito le intrepide e gli intrepidi corrispondenti televisivi e radiofonici da Pechino, sempre ben attenti a non dire nulla che possa dispiacere al regime cinese.

Ho fatto due esempi ma potrei farne molti altri, il che però non deve indurre a perdere la speranza in un’informazione meno condizionata. Farla è possibile, e questa stessa nota ne è un concreto esempio. Nella condizione moderna c’è il vantaggio che la comunicazione è un gigantesco fiume in piena che non smette mai di scorrere trascinando di tutto, il vero e il falso, l’importante e l’irrilevante. Si tratta solo di pescarne pazientemente il meglio.

10 giugno 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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