Comunione e Liberazione. Il decreto del Dicastero per i Laici, e quel silenzio attonito da evitare

Pur tra impercettibili ma diffusi bisbigli, un silenzio un po’ attonito sta facendo seguito alla pubblicazione del decreto che il Dicastero della Santa Sede per i Laici, la Famiglia e la Vita ha pubblicato lo scorso venerdì 11 giugno. È un silenzio che non conviene perché fra l’altro lascia campo aperto a interpretazioni malevole e banali (come ad esempio si può vedere in «Papa Francesco rottama i movimenti. Dopo dieci anni i capi devono lasciare» su La verità di sabato scorso).

Il decreto, che “disciplina l’esercizio del governo nelle associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche, e negli altri enti con personalità giuridica soggetti alla vigilanza diretta del medesimo Dicastero”, ha senza dubbio validità generale, ma nel concreto della situazione presente è su misura per Comunione e Liberazione (Da fonte molto bene informata mi viene ora dato per certo che in realtà il primo e più specifico obiettivo del decreto è il Rinnovamento dello Spirito, il cui attuale presidente è in carica dal 1997. Ne prendo atto pure con un certo sollievo anche se ciò non cambia la sostanza della questione. Nda, 30.VI.2021).

Fatto sta che il vigente statuto della Fraternità di Cl fissa un sistema di governo in forza del quale una stessa persona può venire rieletta senza limiti, anche a vita, alla carica di presidente della Fraternità da una diaconia centrale composta di persone in pratica da lui stesso scelte. Finché alla testa del Movimento era don Luigi Giussani il meccanismo risultava non solo compatibile ma adeguato al suo specifico e non ereditabile carisma di fondatore. Dopo la sua scomparsa dalla scena di questo mondo occorreva porre mano al superamento di tale sistema, ipso facto divenuto inadeguato e ingiustificato; e inoltre contrario non solo al vigente diritto canonico ma anche a quelle più che millenarie buone prassi di governo delle associazioni di fedeli di cu la regola di San Benedetto è il primo e più antico documento.

Era qualcosa che s’imponeva nient’affatto per amore di democrazia nel senso politico del termine (che non ha senso alcuno nel caso di un movimento ecclesiale) quanto per quel dovere e quella responsabilità che con la scomparsa del fondatore passano alla gente del Movimento nel suo insieme in quanto erede del carisma da cui esso è nato; qualcosa di simile ai doveri e alle responsabilità che passano ai figli al venire meno dei genitori.

Dal mio punto di vista la revisione dello statuto per adeguarlo alla fase successiva alla morte del fondatore avrebbe dovuto essere uno dei maggiori compiti del primo successore che, pure nel caso di Cl come in altri, ha il vantaggio di godere della specifica autorevolezza che gli deriva dall’esser stato indicato dal fondatore stesso. Osservo qui per inciso che sul primo successore, le sue difficoltà e il suo compito ci sono delle pagine, che mi permetto di segnalare, nel mio recente libro Luigi Giussani, Comunione e Liberazione & oltre, Edizioni Ares, 2021.

Se invece che sotto la pressione di un decreto della Santa Sede, la revisione dello statuto della Fraternità di Cl fosse avvenuto motu proprio sarebbe stato ovviamente assai meglio. Perciò ho fatto parte anch’io della numerosa schiera dei “ciellini” che, pur essendo sempre più a disagio a causa tra l’altro di tale inadempienza, preferivano pazientare e quindi non sollecitare al riguardo interventi dall’alto. C’è a quanto pare chi ha preferito fare diversamente e siamo così arrivati a questo punto. E per di più in una situazione in cui si potrebbe arrivare a un totale azzeramento dell’intero governo della Fraternità, tutto composto di persone che ne fanno parte da oltre i dieci anni indicati dal decreto pontificio quale limite massimo di durata ininterrotta nella carica.

In questo quadro occorre pregare, desiderare e volere che la transizione verso il nuovo statuto avvenga con grande partecipazione e in un clima di cordialità, di reciproca pazienza, di ascolto e di perdono. Un lungo e complesso lavoro occorre perché in una realtà intercontinentale come Cl, dove sin qui mai si è votato, le elezioni siano possibili e autenticamente libere; e prima ancora si costruiscano spazi adeguati di pubblico incontro e di pubblico confronto mancando i quali non sarebbe possibile alcuna seria scelta dei candidati alle varie cariche.

14 giugno 2021

Post scriptum

Il tono di questa nota è troppo «tagliente»? C’è qualche lettore che lo ha ritenuto tale, anche fra coloro che ne condividono la sostanza. Non intendevo affatto fosse tale. Se sembra così me ne dispiace, ma assicuro che non era questa la mia intenzione.

Continuo a pensare che sarebbe stato meglio dare il via alla riforma dello statuto della Fraternità autonomamente, senza tirarsi in testa un richiamo dalla Santa Sede. Le sollecitazioni discrete non erano mancate e la più recente era venuta dallo stesso Papa Francesco il quale, ricevendo nel febbraio scorso i vertici del Movimento del  Focolare, aveva… parlato a nuora perché suocera intenda, come si direbbe con le parole di un vecchio proverbio popolare italiano (si veda in questo stesso sito  Le quattro cose che neanche Dio sa, Papa Francesco e il suo discorso ai focolarini, ma forse non solo).

Adesso però, ribadisco, cosa fatta capo ha. Ciò che oggi più importa è che la transizione al nuovo statuto venga accolta da tutti come spunto per una nuova crescita concorde del Movimento. Né da una parte venga subita come una tempesta di cui si spera solo che finisca, né dall’altra venga vissuta come un proprio trionfo.

Tutto ciò premesso, c’è a mio avviso una cosa molto importante che questo episodio della storia di Cl può insegnare a tutti: non si può pretendere di continuare a essere figli e figlie per sempre minorenni anche dopo che il padre ha lasciato la scena di questo mondo. Da quel momento in poi si diventa tutti quanti partecipi e corresponsabili del carisma ereditato. Nei limiti della propria vocazione e delle proprie attitudini ognuno si deve assumere la responsabilità della sua custodia, anzi del suo ulteriore e continuo germoglio.

Può essere frutto di ottime intenzioni, ma non è una buona cosa, quasi non voler sapere niente del problema che è governare il Movimento; e viverlo per così dire più da gregari obbedienti se non… da consumatori soddisfatti del prodotto invece che da attivi, responsabili e concordi costruttori della sua presenza nella Chiesa e nel mondo.  

RR

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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20 risposte a Comunione e Liberazione. Il decreto del Dicastero per i Laici, e quel silenzio attonito da evitare

  1. Emanuele Ortoleva ha detto:

    Prima c’era quadro principi placuit legis habet vigorem con la rivoluzione è diventato quod popolo placet legis habet vigorem. E sempre lo stesso errore

    • Bocian ha detto:

      C’è qualcosa che non torna, nel latino (“quadro”? “popolo”?), ipotizzo per colpa del correttore automatico, e nel senso della frase (qual è esattamente l’errore?).

    • Emanuele Ortoleva ha detto:

      1 certo che è quod, la versione originaria è il fondamento dell’assolutismo sempre avversato dalla Chiesa la rivoluzione ha solo cambiato il soggetto del placuit
      2 il senso che la verità non si stabilisce a maggioranza. Si segue una persona no un numero di persone

      • Bocian ha detto:

        Concordo sul fatto che la la verità non si stabilisce a maggioranza, ma non capisco il finale (“una persona”), che sembra riecheggiare la “versione originaria”. A meno che il punto significativo non sia quel “si segue”.
        Un tempo un prete, probabilmente degli amici del dott. Ronza, parlando di Verità ne diede una spiegazione che mi piacque.
        In greco antico la parola verità si traduce con “alètheia”, che contiene in sé due elementi:
        la radice leth (che richiama a qualcosa di nascosto) preceduta da un alfa privativo. In definitiva la Verità è ciò che non ha bisogno di nascondere o dimenticare nulla. Ciò vale anche per l’esperienza umana. Una esperienza di Verità è quella che non ha bisogno di obliare alcun aspetto dell’umana esistenza ma in essa li comprende e li accoglie, non per giustificarli, ripiegandoli su se stessi, ma per guidarli verso una vetta più alta. La Verità è dunque una strada obbligata per la Libertà, perché quest’ultima, senza la prima, sarebbe inevitabilmente monca di qualcosa.
        Per il resto vale l’evangelico “conoscerete la Verità, e la Verità vi farà liberi”, che unito al “io sono la Verità” fa capire perché per i cristiani seguire Gesù Cristo significa diventare più veri e quindi più liberi.
        Saluti

  2. Bocian ha detto:

    Egregio Dott. Ronza, da “esterno” leggo che comunque c’è piena disponibilità:
    “Eminenza Reverendissima,
    in relazione alla lettera con la quale ha inteso anticiparmi il testo del Decreto generale riguardante l’esercizio del governo all’interno delle associazioni internazionali di fedeli, desidero assicurare che la Diaconia Centrale della Fraternità di Comunione e Liberazione provvederà agli adempimenti richiesti, nei modi e nei tempi stabiliti dal Decreto stesso.
    Nella fede in Cristo, porgo deferenti saluti.
    Don Julián Carrón
    Milano, 12 giugno 2021 ”
    (da https://it.clonline.org/news/chiesa/2021/06/12/lettera-di-carr%C3%B3n-al-cardinal-farrel)
    Rimane da vedere come verrà gestito questo passaggio che, come giustamente lei scrive, non è figurativo di una “democrazia nel senso politico del termine”. Siccome però le elezioni bisognerà pur farle, e con esse tutto l’insieme di candidature, individuazione dei votanti, certificazione dei risultati, ecc. ecc., il tutto mi pare una sfida notevole.
    Una curiosità: immagino che – giustamente – voteranno solo quelli che risultano ufficialmente “iscritti” alla “Fraternità”, dico bene?

    • Robi Ronza ha detto:

      Grazie per la sua attenzione. In quanto poi alle virgolette che compaiono nell’ultima frase, guardi che non sono giustificate. Mentre e giustamente il Movimento di Cl è un soggetto sociale con un centro preciso ma con confini indefinibili, la Fraternità di Cl è un ente di diritto pontificio cui chi vi sia interessato chiede di iscriversi e diventa poi quindi eventualmente membro. Riguardo a ogni diritto e responsabilità che ne consegue — elezione degli organi di governo della Fraternità compresi — i concetti di ufficialità e ufficiosità non si applicano. O se ne è soci non se ne è soci, punto e basta.

      • Bocian ha detto:

        Grazie della precisazione. Per le virgolette che lei ha sottolineato, non se ne faccia alcun cruccio: sono per un verso frutto di un mio vizio stilistico e per l’altro frutto di una mia ignoranza della fattispecie. Per il futuro cercherò di fare il possibile per limitare l’uno e l’altra.
        Distinti Saluti

  3. francesco cacopardi ha detto:

    Eccepisco sulla “non scelta” di Carron&C. di lavorare sullo Statuto prima di essere regolati dal Pontificio organismo. Primo. “Nessuno nasce imparato” e sostituire un fondatore carismatico farebbe tremare i polsi a chiunque: ha i suoi problemi Berlusconi con Forza Italia (e li è questione di potere, ma umana e definita), figurarsi invece dove la questione, come nel nostro caso, è di servizio alla verità e al popolo mosso dallo Spirito Santo. Che la priorità dovesse essere lo Statuto, permettimi, ho seri dubbi. Secondo. Così come stavano strette all’avvio della nostra storia le strutture tradizionali – parrocchie, Azione Cattolica, FUCI – tale e qualis vale anche oggi in casa nostra. Organizzazione, modelli e metodi strutturatesi nel tempo (dalla forma della Sdc al modo di essere nelle opere o in politica o nelle parrochie, dalla concezione dell’autorià allo stile dei canti e alla presenza nel mondo intero. ecc.) quanto uccidono quella “baldanza ingenua” che ha fatto innamorare ciascuno di noi del fatto cristiano? “quel “primerear”, quel precedere della Grazia. Questa fu la scoperta decisiva per s. Paolo, per sant’Agostino, e tanti altri santi: Gesù Cristo sempre è primo, ci primerea, ci aspetta, Gesù Cristo ci precede sempre; e quando noi arriviamo, Lui stava già aspettando.” ci ha detto Papa Francesco in Piazza a san Pietro! Non c’è verità più grande nel nostro carisma! Questa è la nostra democrazia e se chi è chiamato alla responsabilità, ai vari livelli, non ha negli occhi e nel cuore questa verità da cui scaturisce il compito primario della stessa grazia che è la missione, ne diventa il peggior nemico. Oggi la Chiesa ci chiede questo – sottolineo peraltro che i soggetti coinvolti sono 106, per cui sentirsi un po’ meno il centro del mondo sarebbe un buon bagno di sana umiltà per tutti di noi – e noi obbediamo! Come ha fatto Benedetto XVI: un passo indietro, dettato dalle circostanze e nulla gli è stato tolto dal suo carisma, anzi! Ne abbiamo guadagnato un altro: Carron, che ci resta caro e leader e un altro che ci indicherà per il bene nostro e della Chiesa il Signore.

    • Robi Ronza ha detto:

      Non ho mai detto né scritto che quello dello Statuto fosse una priorità. Era semplicemente una delle cose da fare, e dopo il discorso di papa Francesco ai Focolarini, cui accenno, diventava opportuno occuparsene al più presto: tutto qui. Ad ogni modo, dico ancora una volta, cosa fatta capo ha. Parlarne ancora è solo una perdita di tempo.

    • Piero Orrù ha detto:

      Grazie Francesco! Perfetto, come le indicazioni sull’argomento date da don Julian nella scuola di comunità di avantieri: tanto sobrie quanto chiare e senza ambigui politicismi.

    • Luca Sirianni ha detto:

      Grazie Francesco ! Una sintesi precisa, che ben descrive – credo – il pensiero di tanti, io fra questi.
      Mi chiedo chi abbia l’autorità sufficiente non dico per insegnare ma per dire al capo di un movimento ecclesiale – quale che sia – cosa deve o non deve fare. Questo è ormai uno sport troppo diffuso.
      A Ronza dò atto della bontà dei suoi ultimi due paragrafi, quelli sulla responsabilità personale che non può essere delegata: esattamente come ci è stato insegnato, prima da Giussani e poi, in maniera esemplare, da Carron.

  4. Mattia Fasana ha detto:

    Pur concordando su alcuni giudizi di fondo, terrei solo a precisare che la Regola di Benedetto, insieme alla tradizione benedettina fino a non molti anni fa, non dice che la carica dell’abate è a tempo, anzi ne presuppone di fatto una carica a vita e si dice che “Egli tiene il posto di Cristo, poiché viene chiamato con il suo stesso nome” (RB 2. Cf. Anche RB 64 sull’elezione dell’abate).
    Mi pare utile per una più completa (e complessa) comprensione.
    Grazie

    • Piero Orrù ha detto:

      Verissimo quello che dici sulla regola di San Benedetto! Mi fa un po’ ridere, perché molto improbabile, un Papa Francesco che parla a nuora (focolarini) perché suocera (CL) intenda! La trovo comica. Come, mia impressione, il libro di Robi Ronza non sarebbe per niente piaciuto a don Giussani.

      • Robi Ronza ha detto:

        Con riguardo al discorso di Papa Francesco ai Focolarini: invece di perdere tempo a decidere a priori se ridere o meno, consiglio di andarsi a leggere il documento, che chiunque può raggiungere sul sito ufficiale della Santa Sede. Non intervengo sul resto perché il discorso diventerebbe inutilmente dialettico

  5. Corrado ha detto:

    Da questa intervista a don Giussani risulta che da lui stesso il tema della sua successione era già stato affrontato: https://www.sabinopaciolla.com/don-giussani-bisogna-evitare-il-divorzio-tra-fede-e-cultura/

  6. Roberto 22 ha detto:

    Ronza, strano ma vero sono d’accordo con lei. Nei toni e nell’analisi. Sono solo più pessimista riguardo ai necessari spazi di incontro e confronto da realizzare. Non credo che l’attuale direttivo farà tale concessione!

  7. Paola Rainoldi ha detto:

    Caro Robi il tuo articolo sul decreto che regola lo statuto della Fraternita’ mi e’ sembrato interessante ed equilibrato ed ho apprezzato le osservazioni che ci hai proposto. Però c’era qualcosa che alla fine mi lasciava un po’ insoddisfatta. Poi ho capito. Mancava una cosa: grazie Julian! Quante cose di cui essere grati dobbiamo a questa persona. E non possono passare inosservate. La gratitudine e’ come il respiro della nostra esperienza, senza di essa siamo meno uomini e donne. Un saluto affettuoso Paola di Sondrio.

    • Robi Ronza ha detto:

      Grazie per la tua osservazione. Guarda però che se avrai la pazienza di andarti al leggere quanto scrivo a proposito di don Julián nel mio nuovo libro “Luigi Giussani, Comunione e Liberazione & oltre”, Edizioni Ares, 2021, vedrai che gli sono grato anch’io. Ad ogni modo ribadirlo qui non guasta.

  8. Francesco Francia ha detto:

    Mi sembra che il concetto, enfaticamente ripetuto in apertura e in chiusura, dell’abbandono dell’eterna adolescenza sia condivisibile.
    Invece, a me del governo del mio Movimento non interessa perché il Decreto dice che sono problemi dello Spirito Santo. Esattamente lo stesso che del governo della Chiesa romana. Ronza dice che la guida del Movimento va eletta con voto popolare!!! Ma solo nel Conclave e nei Capitoli lo Spirito Santo parla usando la maggioranza, che ragiona sempre, così trapela da qualche riunione, in termini umani e politici perché non potrebbe fare altrimenti.
    Ho un amico monaco, e quello che vediamo del suo monastero è proprio quello che vuole lo Sprito. Dei travagli dei rapporti umani interni non si vede nulla.

    E non solo ragiono così perché il decreto dice di ragionare così, ma perché lo stesso Movimento mi ha educato costantemente e con divina pazienza a riconoscere non solo i Suoi gesti ma quelli della Trinità intera, più la Madonna. E – a meno di non essere tutti diventati adulti pazzi autoeducatici a riconoscere per divini gesti che non lo sono – ho sempre più prove e sempre meno dubbi dell’affezione dei Quattro nei miei confronti.
    La Chiesa, cioè quella catena di persone che va da Gesu Cristo a me, mi ha educato con paternità nelle persone fisiche di cui ho ben presente i nomi e cognomi. Crescendo e spostandomi ho avuto prima madri e padri che mi sono scelto, e poi amici che Dio mi ha dato. Con gli ultimi attuali facciamo tesoro di quello che ci è stato consegnato, ci aiutiamo a non prenderci troppo sul serio e a prendere invece sul serio chi autenticamente i Quattro vogliono che siamo nelle circostanze in cui ci capita di vivere. E io sono il mio struggente desiderio di essere abbracciato e amato da Cristo che, per mia fortuna, non si pensa da solo.
    Aggiungo che senza don Giussani, e senza Carron che instancabilmente ci ha ricordato di imparare da don Giussani e dal Papa ad affrontare le circostanze con quella parte del corpo in cui si completa la ragione, cioè il cuore, tutto questo non sarebbe potuto accadere, e che dunque la cosa importante è continuare a imparare da loro e dal Papa, i soli in grado di aiutarci a vedere attuale l’opera dei Quattro, verificando costantemente insieme agli amici quello che ci hanno cosegnato e continuano a consegnarci. Siamo adulti in grado di farlo, affidati ai sacramenti di Santa Romana Chiesa che è proprio vero che è il Corpo di Cristo.
    Non c’è altro.

    Ronza, e Socci, hanno il problema temporale, che gli deriva dalla notorietà multi e pluri mediale, di trovare qualcosa di intelligente e di moralmente giusto da dire. Accendono, invece, fuochi dove non ce n’è bisogno, e spianano la strada alla Confusione dei cuori semplici. Come fecero altri prima di loro. Guardiamo, invece, a cosa hanno fatto Ratzinger, che si è dimesso e appartato, e Bergoglio, che informa urbi et orbi di processare un cardinale. Il primo ha detto che si dimetteva in latino, segno chiaro degli interlocutori che voleva: pochi e mirati. Il secondo compie gesti che tengono conto della reale diffusione universale e capillare dei medesimi tramite i mezzi di comunicazione di massa, rendendoli interpretabili come vuole lui e non come vuole il sinedrio degli autoelettisi èlite di illuminati che sa come guidare e educare il popolo.

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