Biden e la preoccupante prospettiva di una nuova guerra fredda

Stiamo attenti a non illuderci che l’«America is back», il leit motiv della visita in Europa di Joe Biden, voglia dire che Mamma America ci riapre le sue braccia. Come bene Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes, scrive oggi su La Stampa, il vero senso di tale motto sulle labbra del nuovo presidente Usa è piuttosto: «Sulle cose che contano noi decidiamo, voi applicate. Per il resto imparate a cavarvela da soli».  Per quanto poi riguarda in particolare il nostro Paese, continua il direttore di Limes, il messaggio è: «la matassa mediterranea è affare per italiani e altri europei. Vi daremo una mano coi turchi, ma spetta innanzitutto a voi curare la tranquillità delle vostre frontiere».   E conclude osservando che Il Biden reale, non quello retorico, non è poi così lontano da Trump».

Dagli albori della Repubblica (nel senso dell’Italia post-fascista, non dell’omonimo giornale romano) fra l’establishment laico post-illuminista che è la vera razza padrona del nostro Paese e il blocco sociale, che negli Stati Uniti si identifica nel Partito Democratico, i legami sono strettissimi, quasi strutturali. Sulle labbra di Caracciolo, saturnino oracolo di tale establishment, un giudizio del genere sull’America di Joe Biden non è dunque soltanto realistico ma anche molto significativo.

In tema di politica estera tra gli Usa di Trump e quelli di Biden la differenza è insomma di stile più che di sostanza.  Al di là dell’uno e dell’altro resta il fatto che gli Stati Uniti, pur continuando a essere sulla scena mondiale l’unica vera super-potenza, sono ormai nella fase argentea e non più in quella aurea della loro supremazia: la fase in cui, come la storia insegna sin dal tempo degli antichi imperi, chi domina non ha margini di forza tali da poter predominare maestosamente, come Roma al tempo di Augusto, ma costi quel che costi deve usare in modo aperto, e magari anche senza eleganza, tutta la forza che ha.

Nella rapida tournèe europea con cui in pochi giorni è passato dall’assemblea del G7 in Gran Bretagna alla visita alla Commissione Europea e alla Nato a Bruxelles (dove entrambe hanno sede), per finire ieri con l’incontro con Putin a Ginevra, Biden non è però venuto solo a dirci ciò che più sopra si ricordava, ossia che gli Usa continuano a comandare ma non possono più occuparsi di tutto. È venuto anche a indicare la Cina come nemico designato di una nuova “guerra fredda” per cui Washington chiama a raccolta non solo l’Europa ma anche in certo modo la stessa Russia. Questo è l’elemento nuovo ma anche più preoccupante del suo progetto politico. Che oggi la Cina sia un problema è indubbio, ma puntare a farne l’Unione Sovietica del XXI secolo è di tale problema una pessima soluzione. Perché ciò non accada occorre tuttavia che l’Unione Europea, uno dei tre giganti economici del nostro tempo, cessi di essere il nano politico, per di più ben poco democratico, che finora continua a essere.

16 giugno 2021          

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Biden e la preoccupante prospettiva di una nuova guerra fredda

  1. Piero ha detto:

    Roby la mia analisi è la tua ! Ad ogni modo sono contento che Biden e Putin si siano incontrati. Incontrarsi , anche in cagnesco, è sempre meglio che scriversi o parlarsi a distanza o tra ambasciatori. Ad ogni modo l’America come la Russia fanno i loro interessi. Durante la guerra fredda vi erano due ideologie contrapposte. Oggi vi sono interessi contrapposti il cui cemento sono mercati, mani libere sulle ambizioni di nuove zone di influenza, materie prime e supremazia ideologica e nazionale. . Se la Russia è in mano ad oligarchi, gli USA sono in mano alle multinazionali che se influenzano non poco l’agenda politica che sia questa di Biden o Trump. E l’Europa ? Come hai scritto l’Europa in mezzo a contare una mazza ! L’Europa per avere autorevolezza deve contare di più ma non può per com’è strutturata e non vuole perché, per contare, dovrebbe avere una difesa comune che costerebbe un’enormità. Ipotizzo non meno 200 -300 mld di euro. E allora ? E allora dobbiamo sorbirci questo menu spazzatura.

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