Giustizia. La montagna ha partorito il topolino, ma con l’aria che tira è già un bel risultato

L’Italia accelera sulla riforma della giustizia, Corriere del Ticino*,31 luglio 2021

Domani a Roma dovrebbe approdare alla Camera dei Deputati un progetto di legge relativo alla riforma della giustizia: la prima delle «riforme di contesto» che l’Unione Europea ha imposto al governo italiano quale premessa necessaria all’inizio dell’erogazione all’Italia degli ingenti fondi che le sono stati assegnati nel quadro del Piano per la ripresa (Recovery Plan).

Si stima infatti che il cattivo funzionamento dell’amministrazione della giustizia — a causa del quale in Italia i processi possono durare per anni e talvolta anche per decenni — sia un freno allo sviluppo e una delle ragioni principali degli scarsi investimenti dall’estero nell’economia italiana. La Commissione Europea chiede perciò che si giunga a un taglio del 25 per cento sui tempi per arrivare alla sentenza nel processo penale e del 40 per cento nel processo civile. Non volendo e soprattutto non potendo procedere in tempi brevi a riformare l’intera «macchina» della giustizia, fissandone dei limiti massimi secondo quanto richiesto da Bruxelles, c’era il rischio che larga parte dei processi finissero nel nulla per sopraggiunta prescrizione dei reati.

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, cui si deve l’elaborazione della riforma, ha perciò puntato a un nuovo marchingegno giuridico, chiamato «improcedibilità»: se entro un certo numero di anni non si riesce ad arrivare almeno a una sentenza di primo grado, il processo viene sospeso definitivamente. Senza dirlo si arriva perciò di fatto a quella diffusa prescrizione dei reati che invece alcune forze politiche, fra cui in primo luogo il Movimento 5 Stelle, avrebbero voluto evitare. È chiaro che non si tratta affatto di una soluzione ideale del problema considerando che sulla testa dell’imputato innocente, che avrebbe avuto il diritto di uscire assolto dal processo, resta invece per sempre l’ombra del sospetto che egli sia invece colpevole.  Si creerebbe però nella società italiana, sostengono coloro che difendono tale novità, quella forte spinta a un rinnovo dell’amministrazione della giustizia che è sin qui mancata. Non resta che sperare che sia così.

Nella prima bozza di riforma, pubblicata dalla ministra Cartabia qualche settimana fa, i termini per il sopraggiungere dell’«improcedibilità» erano più brevi. Nella vasta maggioranza di unità nazionale che sostiene il governo Draghi è però iniziata una battaglia per allungarli nel caso di processi in cui sono in ballo i crimini più efferati e odiosi dai delitti di mafia e di droga a quelli di violenza sessuale, con Lega e Movimento 5 Stelle che si accusavano reciprocamente di sospetta indulgenza verso l’uno o verso l’altro. Nel testo uscito l’altro ieri dal Consiglio dei Ministri per alcuni di essi i termini si sono allungati fino a giungere anche a 5-6 anni.

Fra l’altro quello che è al centro del dibattito di questi giorni è poi soltanto un pezzo della prima «riforma di contesto» promessa a Bruxelles. Concerne infatti solo il processo penale, e non anche il processo civile (che è poi quello più conta agli occhi di chi dall’estero intende investire in Italia). Tuttavia è stato concordato che l’avvio dell’esame del progetto di legge da parte di uno dei due rami del Parlamento sia un gesto sufficiente a giustificare il versamento delle prime rate degli aiuti dell’Unione Europea all’Italia. Se, al di là della turbolenta cronaca politica di questi giorni, si guarda alla sostanza della riforma si deve concludere che la proverbiale montagna ha partorito il proverbiale topolino. Considerando tuttavia quale resistenza opponga a qualsiasi riforma della giustizia la magistratura, che in Italia è un potere separato su cui il popolo non ha quasi alcun controllo, si può anche parlare, ricorrendo a un’altra immagine, di una prima crepa in un muro che sin qui si era dimostrato infrangibile. Non si hanno invece ancora notizie dell’altra gigantesca «riforma di contesto» richiesta da Bruxelles all’Italia, quella di tutta la pubblica amministrazione nel suo insieme.

31 luglio 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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4 risposte a Giustizia. La montagna ha partorito il topolino, ma con l’aria che tira è già un bel risultato

  1. Giacomo ha detto:

    Mi sembra un modo per favorirei soliti noti, il modo migliore per abbrreviare i processi é, a mio parere, togliere la prescrizione

    • Carlo Meazza ha detto:

      Non è una domanda polemica ma chi sono i soliti noti? La mafia, la ndrangheta, gli avvocati, i giudici, i mercanti di coca, i funzionari del ministero, la “lobby lgtb”, i corruttori, i corrotti, i giornalisti, i vigili urbani, i pompieri, i posteggiatori abusivi? Chi? Carlo

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